A Million Tears Ago – In ricordo dei Non-Fiction

Altro CD dalla discarica: “In The Know” dei Non-Fiction. Ve li ricordate? Mi raccomando il trattino in mezzo. Io ammetto di non averli mai sentiti prima. Li conosco, ho letto alcune interviste sulle riviste tanti anni fa, ma non sapevo cosa facessero e chiunque provasse a descriverli, in fondo non riusciva a trasmettere l’idea precisa del loro sound. Erano doom, però anche un po’ grunge, ma se proprio vogliamo, c’era un’attitudine punk e metal classico. Chi li paragonava ai Kyuss e chi invece li metteva accanto ai triunviri di Seattle: Soundgarden, Alice In Chains e Melvins. Beh, appena ho spinto play sono caracollati fuori i Black Sabbath con alla voce il tipico vocalist power metal americano. E in effetti, Alan Tecchio veniva dai Watchtower e gli Hades. E dei secondi aveva fatto parte anche Dan Lorenzo, che nei Non-Fiction è stato un po’ il leader nero, dall’incazzamento depressivo.

Nelle vecchie interviste che rilasciava lui, ricordo una visione molto cupa e arrabbiata del mondo, della società e dello spettacolo. Cosa succede però se passi col tuo video su MTV e incidi album a ripetizione? Beh, che è difficile prendere sul serio questa tua boria. Capitava anche a un altro “MR Fury Road”, Kory Clarke dei Warrior Soul. Pure lui era sempre imbestialito e pieno di livore, ma quando sembri così ben inserito in un sistema discografico che produce milioni al minuto, capita di pensare che dietro ci sia solo una postura.

Nel caso dei Non-Fiction la verità era un po’ diversa. Erano già nel music business, a un livello underground. Watchtower e Hades oggi rappresentano qualcosa per migliaia di metallari, ma negli anni in cui agirono e pubblicarono i loro dischi, non erano così seguiti e conosciuti. Sia Lorenzo che Tecchio avevano già accumulato una buona quantità di esperienze di merda, delusioni, fregature abrasive, al punto da non poterne quasi più. La scelta di creare un gruppo che non dicesse cazzate, che mordesse alla giugulare della realtà e raccontasse ciò che effettivamente questi ragazzi stavano passando, era la sola idea possibile da praticare. Ma se dici la verità nessuno penserà che sia la verità.

Nell’intervista a Metal Shock del 1993, Lorenzo disse una frase che oggi non fa più tanto clamore: “ti svelo una cosa che molti non ti direbbero ma, non gira tutto questo denaro nel music business. Sì, ci sono un mucchio di soldi, ma sempre e solo intorno ai soliti nomi”.

Stava parlando di una cosa che lo riguardava da molto vicino, perché i Non-Fiction erano nati in una situazione di stenti, di fame e disperazione. Dan Lorenzo, dopo che gli Hades si erano sciolti, alla fine degli anni ’80, si ritrovò a vivere in un monolocale seminterrato che occupava illegalmente. Il New Jersey stava passando un periodo di pesante recessione e tutti se la passavano malissimo. Per racimolare qualcosa da mangiare lui era costretto a spaccarsi la schiena tutto il giorno scaricando camion per Macy’s (i grandi magazzini più famosi di New York) e tirava su 4 dollari e 75 all’ora. Sembra un po’ una roba alla Pino Scotto, so cosa pensate.

Gli altri del gruppo erano messi meglio quando iniziarono a pagarsi le spese per incidere il primo disco e poi il secondo. La risposta critica era davvero molto buona, sia chiaro. Anche oggi non mi ci vuole molto, ascoltando “In The Know”, per accorgersi che c’era molta qualità e genuinità, ma il pubblico non sembrava così interessato a loro. Erano troppo pesanti per chi era in fissa con Seattle e però avevano una vistosa somiglianza con quello stile per essere graditi a chi ascoltava metallone, in quel periodo.

Per girare il video di “Reason To Live”, che poi passò su Headbangers Ball di MTV aumentando di molto la fama del gruppo, Lorenzo, Tecchio e gli altri misero insieme quindicimila dollari in modi che non hanno mai avuto voglia di raccontare sul serio, e se lo girarono da soli.

Nel 1993 la notorietà crebbe un altro po’ grazie al tour con gli Overkill di “I Hear Black”, ma i Non-Fiction faticavano a stare dietro alla tabella di marcia di un meccanismo commerciale che gira e gira i suoi taglienti ingranaggi senza preoccuparsi che tu ci finisca in mezzo spappolato. Se non ce la fai più, salti via e speri di cadere dove non è molto profondo, e poi sei libero di sparire per sempre nella nebbia.

“In The Know” non è un concept, ma sembra seguire un filo generale preciso. La voce di Tecchio è irosa, triste: si lamenta degli amici, del lavoro, della gente, la famiglia, la vita. A metà dell’album, sicuramente per scelta voluta in un tempo in cui esistevano ancora i vinili e le cassette, il disco chiude il primo atto, anche se non l’originale lato A, su un pezzo che si intitola “Reason To Die”, che per oscurità ed enfasi mi ha ricordato i momenti più terribili di “Dehumanizer” dei Black Sabbath.

Poi però l’altra facciata si apre su un pezzo chiamato “Reason To Live” e da lì sembra che la voce di Tecchio provi non solo a distruggere e accusare, ma anche a ragionare, cercando un appiglio, un motivo per sopportare il vuoto, la ruggine, la melma che sale e ti porta via con sé.

Entrambi i brani, che oggi si ascolteranno separati in qualche playlist, anche se i Non-Fiction non si trovano su Spotify, per fortuna, non penso offrano lo stesso effetto speculare che viene sentendoli consecutivamente. Il primo scende, il secondo risale. Il riff portante è una spirale in cui si può precipitare o arrampicarsi.

Questo per dire che, nonostante la pesantezza melodica dell’album, molto vicina ai primi Soundgarden, “In The Know” non è una perenne e sterile cantilena di uno che si piange addosso.

Ai Non-Fiction faceva tanto incazzare che li paragonassero al fenomeno di Seattle e penso di aver capito come mai. Non è tanto per fare le civette e respingere un accostamento piuttosto comodo e in fondo voluto, ma per tutto quello che c’era dietro. Mentre i “grungies” si facevano le pere e si deprimevano nel cuore del sistema, coccolati da MTV e amati dal mondo adolescenziale, i Non-Fiction stavano nella merda e raccontavano sul serio quanto fosse dura. Sentirsi accusare di farlo solo per seguire un trend, quando poi era già da un po’ che giravano, li mandava ai pazzi.

Riscopriteli.