A pensarci su il 1992-1993 fu un biennio davvero speciale per il metal italiano. Lo fu sia per la nascita di molte realtà divenute poi più grandi e interessanti nei decenni successivi, ma soprattutto perché stava per succedere un cazzo di qualcosa! Pensateci, era nell’aria: gli Extrema uscirono con il vendutissimo “Tension At The Seams”. Il firmacopie al Virgin Store di Milano creò disagi sia nel grande negozio che in tutta Piazza Duomo a causa dell’afflusso di metallari entusiasti in cerca di un autografo del Perotti e co. Oltre quello la band registrò il tutto esaurito nei palazzetti e un grande incremento di popolarità grazie al giro di date a supporto di Vasco Rossi, per il tour de “Gli spari sopra”.
Non era il solo indizio di un’infatuazione da parte del mainstream nei confronti del metallo italiano. Biagio Antonacci fece uscire, sempre nel 1993, un album in cui la sezione ritmica è presa in toto dagli Extrema. Penso anche al successo del personaggio di Lorenzo (Corrado Guzzanti) in “Avanzi” e poi nello spin-off su misura per lui “Maddecheaò” in cui la figura del metallaro italiano era presa bonariamente in giro. E non ci dimentichiamo i Litfiba, autori sempre nel 1993, del loro disco più pesante: “Terremoto”.
C’erano gli In.Si.Dia, sponsorizzati da Omar Pedrini, il quale credeva così tanto in loro da farli mettere sotto contratto dalla Polydor per l’esordio “Istinto e rabbia”. E le cose sembravano muoversi di brutto anche per altri. Un esempio sono i Broken Glazz di Torino, molto considerati dalla critica, in giro da pochi anni, spalleggiati dalle riviste e in crescita di consensi tra il pubblico. Provarono l’assalto del biennio magico. Il disco si intitolava “Withdraw From Reality” e gli esperti giuravano che avrebbe fatto sfracelli. Frugando tra i rifiuti è proprio questa la cassetta che vedo e recupero dai cumuli di ingombranti e indifferenziata.
Il 1992-93 fu quel momento magico e irripetibile che noi tutti ancora oggi ci sogniamo: il metal nostrano avrebbe potuto farcela. C’era stato il successo dei Metallica a spingere le grosse etichette di casa verso l’underground, nella speranza di cavalcare quello che per loro poteva essere solo un’altra moda da sfruttare ma per molti di noi l’America.
A riascoltare oggi “Withdraw From Reality” si capisce chiaramente che, pur vendendo una cifra di tutto rispetto (un paio di migliaia di copie), mostra come il gruppo si presentò al passaggio dell’insperato treno con un disco già vecchio per la tabella di marcia.
C’erano stati degli scazzi all’interno. L’oriundo James Wynnie si era messo in testa di comandare lui e questo aveva portato gli altri a un ammutinamento doloroso e destabilizzante. Il suo posto lo prese Ivan Appino, che oltre a cantare suonava pure la chitarra. Purtroppo questo causò una serie di imprevisti, tra la riorganizzazione del gruppo e l’incisione dei pezzi per il secondo album. Certi sbattimenti impedirono ai Broken Glazz di far uscire un lavoro “giusto” per il momento “giusto”.
La verità è che ci vuole culo e spesso è questione di un minuto, di un millimetro. “Withdraw From Reality” era piuttosto buono e in quel momento, il grande occhio si era posato sul metal di noautri, ma i Broken Glazz pubblicarono dei pezzi decisamente indietro rispetto alle tendenze del thrash del dopo 91. Il genere Bay Area era andato in crisi, riconvertito in un minestrone alternative-tribal-groove dai Pantera e i Sepultura. In quello smottamento gli Extrema ci sguazzarono senza problemi. Gli In.Si.Dia e i Broken Glazz invece sembravano di marmo. Lasciamo stare i primi che usavano l’italiano nei testi in modo piuttosto coraggioso, i riff e lo stile di “Istinto…” però non superavano il lessico superato di “And Justice For All…”
Nei Broken Glazz, la voce di Appino in alcuni momenti cercava di rifare il verso alla vena più crooner di Mustaine del coevo “Countdown To Extinction”, ma il repertorio generale sembrava bloccato tra power metal, Anthrax e “Rust In Peace”.
Le Major notarono il buon riscontro e i numeri incoraggianti del piccolo e complicato tour che i Broken Glazz fecero nel 1993 e ci fu un momento in cui sembrava che il gruppo dovesse firmare un contrattone. Non si è mai saputo con chi. Le cose non andarono bene e appena un anno dopo, per loro era già finita.
Certo, ci fu un calo ulteriore di popolarità per il thrash e il piccolo giro di etichette indipendenti (Contempo, Dracma) che pur valide e serie, fallirono o furono costrette a ridimensionare i numeri. Le big discografiche, deluse dalla mancanza di immediati riscontri dei piccoli “Metallica di casa”, mollarono il genere quasi subito. Ragazzi come Andrea Verga o Luca Balducci iniziarono a farsi due conti e mettere da parte certi sogni per un vero Withdraw “to” Reality.

