Tensions Extrema – Il vero incipit del metal italiano

Buffo. La storia del metal italiano conferma la tipica andatura culturale che abbiamo in tutti i settori. Evitiamo di costruire delle solide strutture in grado di contenere ed esaltare le idee estrose che ci vengono. L’Italia del metal ce l’aveva quasi fatta nel 1993, nonostante questo. Gli Extrema, che stiano simpatici o meno, uscirono in quell’anno con un disco decisamente all’altezza del contesto internazionale di allora e molto più in sintonia con le tendenze rispetto ai Broken Glazz o gli In.Si.Dia. Riuscirono a sfondare la bolla underground finendo sui palchi grossi, vendendo parecchio e facendo trillare di sgomento parecchie testate straniere, abituate a sentire i dischi italiani e compatirli. “Tension At The Seams” finalmente aveva un suono all’altezza, delle grandi canzoni e per quanto fossero evidenti le influenze, una band di indiscutibile padronanza tecnica, carattere e personalità. Da lì, grazie anche al crescente entusiasmo intorno agli Extrema, il gruppo fece da spalla ai Metallica, in un concerto al Delle Alpi che ancora molti ricordano; un tripudio culminato con i complimenti di Lars Ulrich e dei Suicidal Tendencies (anche loro parte del bill insieme a The Cult e Megadeth).

Ma non è tanto questo a dimostrare che una band nostrana ce l’aveva fatta e che le cose stavano cambiando. Gli Extrema sfondarono le linee del mainstream rock e pop italiano. Intanto fecero da spalla per due date a Vasco Rossi. Se la videro brutta in entrambe le occasioni, con insulti, bottigliate e ancora insulti, ma finirono in entrambe le esibizioni l’intero set (cosa che non possono dire di aver fatto i Timoria nella stessa situazione).

Poi iniziarono le offerte di lavoro: Biagio Antonacci assunse la sezione ritmica della band perché voleva un “tiro rock” per il suo singolo “Non so più a chi credere”; Eros Ramazzotti assunse in pianta stabile come fonico, Al “Skizzo” Bonardi, produttore e responsabile della registrazione di “Tension Of The Seams”.

Nonostante l’album fosse stato fatto il mastering da George Marino (Pantera, Metallica) ai Sterling Sound di New York, fu registrato in Italia, al rinomato Studio Larione 10 di Firenze. La Contempo deve aver messo a disposizione un grosso budget perché gli Extrema ci passarono diversi giorni lì, a lavorare sul suono e sugli arrangiamenti. Il disco non fu una botta e via ma un lavoro di fino di cui è responsabile per lo più il Bonardi. Lui ha aiutato la band ad avvicinarsi sul serio alle prossimità funky-thrash-groove di “Cowboys From Hell”.

La Emi aiutò il gruppo in procinto di esplodere, a fare una detonazione coi fiocchi, ma questo passaggio in mano a una major non fu l’inizio di una serie. Il mercato cambiò presto e l’etichetta perse interesse. La Contempo implose e invece di raccogliere il gruppo e sostenerlo, la major si defilò. I problemi furono tanti per continuare a certi livelli. Non sto dicendo che il secondo album degli Extrema non fosse buono quanto il primo, ma non si poteva sperare solo in loro e in ciò che avrebbero creato in studio. Stavano venendo fuori altre realtà molto attrezzate (Sadist, Labyrinth) nel metal nazionale, ma era il sistema intorno a non esistere. La connessione underground-mainstream era capitata ma il carretto della Contempo non riuscì a rimanere attaccato al treno d’acciaio della Emi e si sbriciolò proprio sul più bello.

L’etichetta che aveva lanciato gli Extrema fallì e il gruppo, nonostante un tour sold out in tutta Italia, i gig vistosi con Vasco, la partecipazione al festival minestrone Sonoria, vissero tutto il tempo in situazioni di fortuna, spostandosi con un furgone di merda e investendo i guadagni, quelli che non sparirono nel buco nero della Contempo, in attrezzature.

Il 1993 fu davvero l’inizio di un nuovo livello per il metal italiano, ma ho l’impressione che i risultati conseguiti dagli Extrema, anche in un contesto commerciale più ampio (quello di Jovanotti, Litfiba e Ligabue, per intenderci), non siano più stati raggiunti. Nemmeno i Lacuna Coil e le band power metal neoclassiche, nonostante i riscontri all’estero davvero considerevoli, sono riusciti a venir fuori dal ghetto di genere per fondersi con il giro grosso del mercato discografico italiano. Cristina Scabbia è diventata un personaggio televisivo ma soprattutto grazie al successo all’estero.

“Tension Of The Seams” continua a stare in piedi alla grande in mezzo alle macerie degli anni 90-2000 fino a oggi: l’uno-due di “Join Hands” e “Child O’ Boogaow” e la clamorosa cover di “Truth Hits Everybody” dei Police sono roba davvero grossa. Questo disco nutre tutt’ora l’orgoglio di molti metallari italiani che c’erano e godevano, ma per me resta probabilmente un fuoco sul quale piovve di brutto.

Il nostro paese ha mostrato un amore per questa musica che avrebbe potuto generare culturalmente qualcosa di più grande. Non voglio entrare nelle solite discussioni. Non me ne frega niente della scuola prog italiana del cazzo. Io parlo di metal. Gli italiani adorano questa musica e lo dimostrano gli oceani di pubblico che accorrono a vedere Metallica e Iron Maiden.

Il pubblico di Vasco Rossi preso a fiondate da Tommy Massara resta probabilmente il solo incontro fugace (e finito male), tra la ribellione dell’heavy metal nostrano e il ribellismo spento di un pubblico che non ha mai avuto la lucidità e la disposizione adeguata a capire quanto quell’energia potesse riguardarlo.