Breve galleria sui nomi più famosi del Metal e come vengono ritenuti dal movimento: I Black Sabbath piacciono a tutti e anche all’esterno (obliando il periodo Martin); ci sono pareri discordi sui Metallica pre -1996; i Judas Priest sono oggi per spiriti raffinati; i “talmente noti Motorhead” passarono al telegiornale alla morte di Lemmy.
Ma i Maiden son diversi: perché nessuno abbrevia i nomi degli altri con quel senso di familiarità e tutti quelli che son passati per la vergine di ferro (anche Bayley) sono parte d’una famiglia. Cos’è la particolare risonanza della loro storia? Oltre “No Prayer For The Dying” non ci son dischi brutti nella loro discografia e dopo il 2003 sono spesso noiosi ma dignitosi, perché la loro vera forza è l’indistruttibile solidità dal vivo.
Certo, Nicko s’è ritirato (sempre quel senso di familiarità, perché nessuno direbbe Lars per vari motivi, nessuno avrebbe detto Philty, ma scrivere Nicko è accettato), però il gruppo continua. Ci saranno certamente i maniaci di numeri che calcolano i km percorsi dal gruppo dai primi palchi calcati; il punto non è quello perché su Sdangher si DISCUTE. Ma per farlo ci vogliono argomenti di senso.
San Siro…
non ci frega di quante persone erano ad assistere per misurare i Maiden vs gli AC/DC o Sferaebbasta (ho scritto ‘sto nome insulso…?), ma sono importanti se fanno comprendere.
Eccoli: 45000 spettatori su 76000 posti, di cui 2000 biglietti omaggio, quindi circa il 60% riempito.
Un po’ distante dall’80% come cifra minima per quel tipo di luogo e volendo dire che quell’80% sia esagerato, è sempre sotto il 70% e ciò avrà delle conseguenze.
Tutti dimenticano di parlare di prezzi inaccettabili (ai miei tempi si sfondava, bene o male che fosse questa pratica avveniva a prescindere dalle vendite dei dischi che oggi non si vendono) e che di spalla c’erano i Trivium, che qualcuno l’avran mosso: siamo sicuri che una minoranza risicata fosse lì solo per loro, di certo han rafforzato la partecipazione che viene tributata come grande successo. Sarà stato come sempre un ottimo, bellissimo concerto ma siamo in un sistema tardo-capitalista, in cui se si decide di misurare bisogna stare attenti perché c’è chi lo fa per lavoro e non per l’arte, e il terzo anello dello stadio vuoto è un segnale inequivocabile per quella gente.
Sanno che una quota di omaggi e biglietti ridottissimi a prezzo di grissini è stata immessa per riempire il secondo anello. Dunque ecco il problema: Luca Ciuti ha ragione a vedere il buono, esaltando un modo per ritrovarsi di quello che è un popolo diverso dai blascoidi, ma sempre popolo, ma quell’altra gente esiste e il futuro dipende anche da loro.
Vorrei poter dire fra qualche anno: eravamo in errore, quel concerto fu l’inizio d’una ripartenza verso una nuova età dell’oro. Vorrei si trattasse d’un impulso, partito da un evento storico che scatena forze sopite (e devono svegliarsi perché il genere non diventi come il Blues, dove Joe Bonamassa e Bombino e i loro gruppi di lavoro in vent’anni non son bastati a risollevarlo).
Ma chi conta i posti per lavoro e non i km pilotati da Bruce, ha opinioni sue, poco umane, zero empatia, sotto zero in estetica e trarranno le loro conclusioni su un evento annunciato a Settembre del 2025 e pianificato (minimo) dal 2024 che ha riempito 2 anelli su 3.
Qui in Italia la civiltà affonda nell’ossessione per la quantità, la musica dal vivo a San Siro non fa eccezione. Far affrontare dal nostro gruppo oggi più iconico quella sfida, si fa se c’è un retroterra robusto, perché sia la punta di lancia d’un tutto scagliato verso un bersaglio. Guardiamo il retroterra dei nomi storici attivi e coevi ai Maiden come di tutti i professionisti attivi anche solo da cinque anni: a loro va male e agli esordienti peggio. Cos’accadrà quando i vecchi smetteranno è questione temuta dalla morte di Ronnie James Dio, e senza risposte valide il problema rimane.
Se non sfondano le mura nemiche, a cosa serviranno questi concerti oltre a sentire buona musica? Se si vuole analizzare la situazione, perché in media quelli dei classici sono più partecipati di altri stili nonostante il Metal sia da decenni concepito da musica estrema e ciò spinto dai media? Perché gli stili tradizionali sono basilari per gli estremi e sperimentali: senza base non si costruisce nulla sopra.
A fronte di ciò, c’è una pubblica domanda di nuovi classici che attragga nuovo pubblico, ma molti del movimento danno per scontato che non si possa fare. Un movimento è tale se dinamico, il dinamismo deriva da quanta vitalità c’è in esso. Il Metal è oggi un movimento, come lo era nel nel duro 1996 e fors’ancora nello scialbo 2006? Da quanto tempo non nasce e si fa strada un nuovo stile come l’ultimo degno di nota? Lo sludge progressivo? A queste domande storiche che ci vengono poste da lustri, temo che il concerto del Meazza non risponda; non i Maiden, ma tutto il Metal tace di fronte a queste domande pur pubblicando decine di migliaia di dischi ogni anno, e questo è il problema.

