L’Apocalisse Climatica, lo Sperma Secco e lo Spettro di Tommy Massara

Salve, qui è il vostro ronzino preferito che vi scrive dalla discarica. Si prevede un fine settimana oltre i 35 gradi. Sto sudando al pensiero, nonostante l’aria condizionata del mio ufficio provi a convincermi che se resto al lavoro fino a mercoledì, senza più tornare a casa, almeno eviterò di sentire il caldo. Sono pieno di pensieri. Sapete cosa si dice dei pensieri? Di quelli che ci vengono in testa e ci tormentano? Che non sono i nostri. Da dove arrivano? Perché li imbarchiamo? Pensieri che ci levano il sonno, che ci fanno desistere, che ce lo fanno ammosciare… Chi ce li infila nel sistema limbico? Chi lo sa se mettere “sistema limbico” abbia un senso in questo discorso? Dopo controllo con l’A.I…

In questo periodo l’unico momento felice, è quando mi metto sul balcone, di notte, dopo le dieci e trenta, con la mia compagna. Ci beviamo una birra e parliamo di qualsiasi cosa ci venga in mente. Io è come se avessi una spina nel petto. Ho un dolore sottile e greve insieme, che non smette mai di farsi sentire. Lei pure non se la passa bene. Dorme poco, mangia male. Soffre di carenza di ferro. Farnetica di un fine settimana al mare per due e io smetto di sudare e inizio ad avere brividi febbrili.

Guardavamo la luna ieri notte e ci dicevamo che è sempre la stessa. Ovunque, in qualsiasi tempo. Abbiamo sopra la testa la testimone assoluta di tutto quello che è successo sulla terra, da quando c’è la terra e da prima.

Peccato che non parli, dico io.

La luna parla.

A me no.

Dovresti permetterle di farlo.

La mia compagna ci parla con la luna, quando è sola sul balcone. L’ho sentita farfugliare mentre ero in camera. Pensavo stesse mandando un audio a qualcuno e invece parlava con un pianeta.

Io invece, se rimango solo su quel balcone, mi dimentico che c’è, la luna. Sono lì, ignaro di luna e stelle, dell’immane indifferenza dell’universo.

L’indifferenza cosmica è reciproca.

Sono preda del mio doloretto al petto. Soffro, sospiro e sudo. Mi sento sporco, sebbene mi sia fatto una doccia fredda poche ore prima.

La doccia fredda perché ci si è rotta la caldaia. Che vita di schifo.

Il mondo sta per finire. Gli Iron Maiden intanto trionfano a San Siro. Gli Extrema puntualizzano che loro non ci trionfarono ma ci suonarono lì prima degli Iron Maiden. Ecco. I metallari dell’undeground, quelli più impelagati nelle beghe do ut des del mercatino dei metallari, danno ragione a Tommy Massara, anche perché tra lui e Steve Harris, con molta probabilità solo il primo si accorge della loro esistenza e in base a come si muovono, ne trae le debite considerazioni.

Siamo sull’orlo di un’apocalisse. Ho iniziato a rivedere Evangelion e c’è un vecchio professore di scuola che racconta più o meno quello che ci dicono gli scienziati: solo che lui lo racconta al passato. La realtà fittizia della serie animata giapponese comincia dopo l’ecatombe climatica. L’umanità si è saputa ricostruire. L’umanità è ripartita. Se non fosse per questi misteriosi angeli che attaccano di tanto in tanto, il mondo potrebbe anche essere un bel posto.

E ho pensato a come sarebbe se davvero ci fosse l’apocalisse climatica. Una quantità di terre sommersa dalle acque; intere città sprofondate nel cuore della terra; milioni di persone scomparse. Ken Shiro che cammina nel deserto…

Ma i sopravvissuti a quel punto potrebbero ripartire. Sperare in un nuovo mondo.

Mi piace immaginare di essere tra chi continua a vivere. Io e la mia famiglia. Non avremmo più l’assillo del mondo che sta per finire a causa delle emissioni. Il danno sarebbe compiuto e potremmo solo ricominciare, magari illudendoci di non fare i soliti errori. Ma è come cambiare casa. Uno quando cambia casa pensa che avrà una vita diversa.

Come quando cambia luogo in cui vivere. Una nuova città e una nuova vita. Una nuova relazione e una nuova vita.

Ma la vita sarà più o meno la stessa se ti porti dietro quello che sei stato e continui a essere.

Come il fantasma che viene trasportato in America insieme al castello, in quel racconto di non ricordo chi. Forse Oscar Wilde.

Io e la mia famiglia abbiamo cambiato casa circa venticinque anni fa. La facemmo costruire dal nulla. Entrammo in stanze immacolate. A parte i muratori che l’avevano fatta, nessuno era vissuto lì prima di noi.

Eravamo i primi fantasmi della nostra stessa casa.

Ieri sono tornato a trovare i miei. Un’ala della grande casa è dove ho vissuto con mia moglie e le mie figlie per alcuni anni. Ormai quelle stanze sono diventate più lugubri di un vecchio castello. Ci sono ragnatele ovunque. In giro c’è il genere di cose che si troverebbero in una soffitta: scatoloni di roba, pile di riviste, libri che non leggerò mai ma che non mi decido a buttare. Sui muri ci sono ancora i segni della prima infanzia delle bambine. Coccinelle giganti adesive mezzo strappate, qualche quadretto di cavalli realizzato da mio padre e un gigantesco armadio pieno di vestiti. Ce n’è uno che usò la mia ex moglie per una cerimonia. Glielo prestò un’amica che poi morì improvvisamente anni fa. Non è mai tornata a prendere quel vestito. Mi ha lasciato anche tutti i ricordi del suo addio al nubilato, compresi i cerchietti col cazzo di gomma istallato al centro e ogni paccottiglia del nostro matrimonio.

In cucina c’è ancora un frigo funzionante. Sullo sportello è pieno di figurine e stickers attaccati dalle bambine. Mia madre l’ha riempito di frutta e verdura. Il congelatore esplode di carne che probabilmente risale a troppo tempo addietro per poterla ancora mangiare. La riserva del grande cacciatore, vale a dire mio padre.

Il bagno è completamente vuoto.

Nella doccia, che ormai ha raggiunto livello da posa tipo palude, specie intorno al buco di scolo, ci sono due barattoli di sapone e uno di sciampo. Stanno lì da quando me ne sono andato.

Nell’aria c’è il tipico odore di muffa, cesso da scaricare e carne putrefatta.

Mia madre pochi mesi fa ha dimenticato nel frigo un cosciotto di cinghiale. Ancora se annuso con attenzione, avverto il fantasma di quell’odore, per quanto abbiamo pulito il frigo e seppellito nel campo dietro casa la carne putrefatta. Puzzava così tanto che non avrei potuto portarla in macchina all’ecocentro e soprattutto i miei colleghi si sarebbero rifiutati di prendermela il giorno dell’umido.

In una scatola ci sono ancora i libri che leggevo alle mie figlie per farle addormentare. Ne sfoglio qualcuno. Leggo le prime righe ad alta voce. La mia voce risuona tra quei muri ma non c’è più nessuna bimba, né un lettino e quel buio che tanto mi manca, delle vecchie notti invernali di quando ero un papà giovane e molto impaurito, quel buio si è fuso con l’oscurità che ora mi assedia le viscere.

Sto sempre peggio quando torno in queste stanze, ma è come per i pensieri che mi levano il sonno e mi fanno star male. Ci torno io. Vado a cercarmela. I

n queste stanze ho vissuto alcuni anni sereni con la mia ex moglie e le bambine. Ieri ci ripensavo. Mi sarebbe piaciuto se le cose fossero andate avanti in eterno, con le figlie piccole a cui leggere le storie la sera, le passeggiate che facevamo io e lei dopo cena, parlando degli Iron Maiden, di amici che non ci sono più e di altri che non sono più amici ma ci sono ancora.

Dopo, sempre in queste stanze ho trascorso qualche anno da single. Ci ho passato uno dei natali peggiori della mia vita. Ci ho pianto un sacco e mi ci sono masturbato il doppio in quel periodo senza una compagna. Credo di aver sparso i miei residui organici ovunque.

Vedete di cosa è fatto un essere umano?

Parlo di salvare il mondo o distruggerlo. Parlo di luna e di stelle, di ritrovata speranza, di spazi infiniti, pieni e infinitamente inquinati. E poi basta che  mi rifugio sotto il tetto della mia vita perduta e di questo immenso miracolo cosa resta?

La mia vita tra le mura del mio passato è solo sperma secco, carne putrefatta e ricordi fallimentari di un matrimonio che è morto prima che morte ci separi.

Beh, in questo periodo, mentre sto sul balcone la sera e sorseggio una birra parlando con la mia donna del più e del meno, di quanto ci amiamo e di come sono difficili le cose nel mondo del lavoro, del vicinato e i cani che abbaiano, degli Iron Maiden e di Tommy Massara. Nessuno fa tacere i cani e nessuno può fermare la fine del mondo, ma io penso soprattutto al mio dolore. Lo sento, la spina è lì. Qualche indiano metafisico mi ha colpito da dietro una siepe.

Comunque, tornando nella mia vecchia casa, dove papà e la mamma attendono, ho avuto la sensazione del mio IO schizzato su tutti i muri, come la scena di un omicidio di cui resto il solo testimone.