Inizio Estate: ascolto e cerco di comprendere alcuni dischi dimenticati della già evaporata Synthwave, mentre i 3 bambini maghrebini del secondo piano impazziscono da anni in 33 metri quadri, quando gli adulti più o meno giovani che girano per strada forse sono già impazziti. La sinistra è un coacervo di aspiranti piccolo-borghesi ipocriti che propaganda l’accoglienza per creare l’esercito di riserva con cui i padroni smontano il “benessere” economico;
la destra è un coacervo multi-classista ipocrita il cui orizzonte è l’uso esclusivo di quel “benessere” aspirando a essere i favoriti degli stessi padroni. La città sospesa nel suo limbo autoinflitto provoca questi pensieri; questi giorni e quest’atmosfera, sono certo legati al Doom epico post 2004.
Assieme all’Heavy epico dei Maiden, è stata la prima variante palesatasi con “Frost and Fire” dei Cirith Ungol.
Le prime apparizioni di qualcosa non paiono coerenti col seguito, ma non è forse lo stesso per il Glam e L’Heavy?
E chill’è mmoll non pare a tratti più Speed come “Scream Bloody Gore” ricorda il Thrash? Ognuno ha le sue fisime si dirà, intanto il Doom epico è qui con noi e continua la sua camminata, ma in quel lontano 2005 il suo futuro era incerto: Memory Garden, Forsaken, Thunderstorm e DoomSword più che essere sconosciuti non lasciavano grandi manifestazioni dello stile che, come tutto il Metal d’allora, sembrava in asfissia fra Power e Black.
Il Sig. Leif Edling continuava la sua carriera ed era ancora ispirato, ma oltre c’era il vuoto: con Solitude Aeturnus fermi, Memento Mori e Cirith Ungol sciolti, il doom epico pareva prossimo a diventare un ricordo.
Invece ripartì: nel 2005 l’esordio degli Isole mostrò che un gruppo poteva fare materiale originale ed essere avvincente ed efficace. Il secondo disco ne confermò la caratura, con una successiva carriera fra alti e bassi (l’ultimo alto è “Dystopia” del 2019), ma diede un nuovo impulso assieme alla riunione dei Candlemass con Marcolin (invero poco riuscita) a un qualcosa che è proseguito.
Gli Isole presero a prestito le atmosfere dei Nevermore e le armonizzazioni dei Tyr ma semplificando il linguaggio dei due giganti progressivi adattandolo ad un incedere degno dei Candlemass.
Storia curiosa: nacquero nel 1990 come Forlorn e nel decennio della riscoperta generale dei Black sabbath non raccolsero nessuna possibilità d’espressione più alta del demo, finché giunsero nel 2003 a un passo dallo sciogliersi.
Il miracolo della rete salvò la loro proposta dall’oblio: furono contattati dalla I Hate Records e ricevettero l’offerta d’un contratto, ma usando anch’essi il nuovo mezzo vennero a conoscenza di altri gruppi con lo stesso nome e optarono per l’attuale; una sorta di comune sostantivo europeo per dire isolato.
Se Forlorn significa “abbandonato”, “isolato” indicava una scelta e non la passiva accettazione di qualcosa proveniente da altri; questo chiariva il senso del loro messaggio: tristezza ma non autocommiserazione. Tutto ciò faceva il paio con la musica, certamente ispirata a simili pensieri e sentimenti ma mai autoflagellante o piagnucolosa come certi progetti gotici.
Da lì, il Doom epico è tornato nel mondo e ha preso inaspettati consensi all’esterno, pur con diversi risultati e nell’insieme, una vaga incertezza di fondo.
Nel 2009 i loro connazionali Griftegard pubblicarono “Solemn. Sacred. Severe”, disco intenzionalmente solenne, per niente sacro e soprattutto severo. Musicalmente voce e strumenti si accoppiano in un canto che riprende il Blues cavernoso con strutture compositive del death-doom; purtroppo le due parti vanno i direzioni diverse, con canzoni che provocano nell’ascoltatore una sensazione d’annegamento più che di interesse.
Fortunatamente gli Atlantean Codex fornirono, l’anno dopo, una più valida interpretazione della materia con il loro immaginifico “The Golden Bough”. Materia che risbarcò nel Regno Unito grazie agli Age of Taurus, decente progetto che insieme a Desperate Souls of Torturad Times manifestava il progressivo allargarsi della platea di gruppi impegnati in una scelta musicale non satura.
Cosa che non appariva più tale l’anno seguente con un altro esordio, quello dei Below: mentre il nome Candlemass non riusciva a risollevarsi con l’innesto di Robert Lowe in ciò che doveva essere il più felice connubio interno dello stile, un altro gruppo svedese riuscì a fare ben di peggio, scendendo ancora più in giù del dovuto con una musica che faceva apparire gli Evoken maestri della variazione.
Il doom epico è infatti una creatura ibrida, con tutti i rischi derivati: la magniloquenza dell’Hard epico può diventare tronfio e ulteriormente respingente se unito alle ciclicità e ripetitività del Doom classico, quindi ci vuole una certa inventiva per gestirne gli elementi. Cosa che non compresero i Sorcerer: nel clima di riscoperta delle gemme perdute degli anni ottanta più eroici, dal loro esordio del 2015 continuavano indefessamente a proporre una minestra riscaldata che fin dai loro demo del 1989-92 non era chissà quanto appetibile.
Fortunatamente oltre ai Crypt Sermon, osannati da pubblico e critica, la Germania ha pensato di proporre delle alternative: i Wheel con “Preserved in Time”, presentano una sorta di livello base del Dopm epico, poco impegnativo ma ben suonato. Che la Germania sia una terra strana per il Metal lo dimostra anche l’altro progetto degno di nota: i Fvneral Fvkk, che nel 2019 hanno inciso “Carnal Confessions”, progetto satirico e connotato da una potenza sonora quasi inusitata; certamente amplificata dalla conoscenza di Death-doom e goticismi novantiani.
Dunque?
Penombra e luci soffuse, dungeon umidi e storie tragiche, anti-eroi eroicizzati e mostri resi mistici nel chiarore di pallide stelle…
tale sembra il territorio naturale di questa musica, Invece no, il Doom epico oggi si rivolge a un pubblico diverso da quello di Candlemass e Solitude Aeturnus, in un mondo differente, certo meno epico e slanciato, più pachidermico nella sua plasticità.
I bambini piangono e gli adulti impazziscono, ma non sono certo che questi gruppi siano così essenziali per un simile scenario. E se fossero il meglio di questi ultimi anni, non posso comunque consigliarli a spada tratta, ma qualcuno doveva raccontarla questa storia.
No?

