What’s That Smell? – La caduta degli Sleeze Beez

In Italia Metal Shock recensì il loro terzo album “Powertool” positivamente. Gianni DC scrisse che non erano dei poser dell’ultima ora. Venivano dagli anni 80 e avevano inciso il loro primo disco “Look Like Hell” nel 1987, guadagnandosi grazie a quello (che comunque fu un flop) un contrattone con una major. Le cose non stavano così e lo spiego dopo. Poi Gianni passò a fare l’elogio del nuovo album assicurando il pubblico dai gusti tradizionali, del valore assoluto del prodotto, nel proprio genere. Quattro pallini. Meritati, devo dire. Confesso di averli completamente rimossi. Possedevo un paio di cassette registrate, forse addirittura tre. Li avevo presi insieme a una marea di altri titoli anni 80/90 che un tipo mi svendette a poche lire. Erano tutte cassette registrate TDK. Mi è bastato ascoltare il primo brano e mi si è aperta una finestrella sui giorni freddi e frustrati del 1997. Non vi dico perché, ma so di aver ascoltato a ruota questo “Powertool”.

Uscito negli ultimi mesi del 1992 e promosso inizialmente con tutti i crismi, l’album andò talmente male che l’etichetta scaricò quasi subito gli olandesi Sleeze Beez di Amsterdam. Stiamo parlando della Atlantic. Dalle interviste promozionali emergeva un grande scontento da parte del gruppo. Erano infuriati con la label perché il loro disco era pronto da due anni ma si era deciso di “congelarlo” fino a nuovo ordine.

La major non era contenta dei brani. Gli Sleeze infatti venivano da un ottimo lavoro intitolato “Screwed Blued & Tattooed” con cui si erano assestati su cifre di vendita di assoluto riguardo, anche grazie al singolo “Stranger Than Paradise” e un tour sold out con gli Skid Row nelle arene americane. Quel disco era stato il motivo del contratto. Se lo erano prodotti da soli e dopo che l’Atlantic lo sentì, impazzì e li volle scritturare. Era perfetto per fare soldi e li aveva fatti.

Questo però era successo durante il 1990. Anno paradisiaco per certo hard rock heavy melodico a stelle e strisce. Quando un anno dopo il gruppo presentò le nuove canzoni, l’etichetta pensò che non fossero abbastanza buone e offrì dei songwriters esterni per migliorare la qualità generale e scrivere qualche hit “sicura”.

Gli Sleeze Beez dissero di no.

Da lì iniziò un tira e molla che ritardò l’uscita dell’album di due anni, quando l’Atlantic propose un nuovo compromesso. L’etichetta avrebbe pubblicato quelle medesime canzoni, a patto che in studio il gruppo si avvalesse di un produttore esperto e sapiente.

La band accettò e si lasciò guidare e ri-forgiare da Gary Lyons, professionista dal curriculum davvero altisonante (Foreigner, Ufo, Aerosmith). Quando fu il momento di lanciare “Powertool”, le frasi promozionali rimarcavano la presenza di Lyons, come se per l’Atlantic fosse quella la vera assicurazione che potesse favorire un riscontro davvero felice per ciò che avevano considerato un album complessivamente debole e senza grandi pezzi abbastanza forti da sbancare le classifiche.

Ora, qui bisogna chiarire una cosa. Se ascoltate il disco, sembra registrato nel 1991 ma la verità è che lo incisero un anno più tardi, in piena rivoluzione grunge, a due dal Black Album. Come mai l’Atlantic permise che Lyons facesse un disco dal sound così “vecchio”?

Perché non ci avevano ancora capito un cazzo nemmeno loro.

Non è che le grandi etichette nel 1993 avevano già capito che il vento era cambiato. L’Atlantic era sicura di fare ancora soldi con l’hair metal. Tutti i grossi discografici erano certi che quel tipo di musica sarebbe durato ancora una decina d’anni.

E quando arrivarono le prime cifre di vendita di “Powertool”, l’Atlantic rimase davvero sorpresa per quanto fossero negative. Da lì fu repentino l’abbandono di gente come gli Sleeze Beez. Avevano tollerato il gruppo per due anni, tenendo con loro un braccio di ferro estenuante e molto dispendioso. Si erano fatti andar bene che alcune canzoni, a livello di testi, una volta pubblicate, esprimessero chiaramente il risentimento e la delusione della band nei confronti dell’Atlantic. Il brano “What’s That Smell?” era una lettera all’etichetta diretta e piena di astio per le difficili situazioni affrontate a causa sua.

Tutto andava bene fino a lì, perché l’Atlantic era sicura di farci sopra molti soldi. Appena seppe che non era così, sfanculò il gruppo.

Gli Sleeze Beez mentre ricevevano la lettera di licenziamento, non perdevano occasione di rilasciare dichiarazioni pessime sul comportamento della major, sperando magari che quelle sparate e gli insulti al music business fossero un buon espediente per movimentare le vendite. Le cifre erano così ridicole in America che per la pianificazione del tour, il gruppo decise di concentrarsi solo su Europa e Giappone, dove il responso era in linea con il passato.

Ma come era “Powertool” e come suona ancora oggi? Davvero bene. Se vi piace il metal melodico anni 80 con buone melodie e un tiro sincero, buttate via le vostre paghette e regalatevi una copia di questo gioiellino. Su Ebay se ne trovano ancora a cifre ragionevoli.

E ora andiamo al gioco dei SE.

Se l’Atlantic avesse fatto uscire il disco nel 1991, probabilmente questo avrebbe venduto quasi quanto il primo. Ci scommetto il mio testicolo sinistro. Ci sono fior di pezzi: il trittico “Raise A Little Hell”, “Watch That Video” e “Dance”, erano hit sicure fino al 1991, mi domando cosa cacchio avessero in testa quelli della Atlantic a tergiversare su materiale simile. Per non dire della ballatona  “I Don’t Want To Live Without You” che era tecnicamente perfetta per il mercato anni 80/91. Inutile aggiungere cosa ne fece il pubblico del grunge, quando l’Atlantic iniziò a mandarla in radio e su MTV, tra il 1992 e il 1993.

Però c’è un altro SE.

Secondo me, probabilmente gli Sleeze Beez, pur totalizzando buone vendite nel 1991 con “Powertool” sarebbero stati spacciati, già nel 1992.

L’Atlantic li avrebbe silurati comunque, così come fece con altri gruppi simili a loro che avevano sotto contratto. Ratt, White Lion e Kix non ebbero una possibilità. Altri la ebbero ma senza un vero supporto: Winger, Skid Row, Bad Company. Il disco che gli Sleeze Beez pubblicarono nel 1994, con una piccola label indipendente, si intitola “Insanity Beach” e fu l’ultimo. Andò di merda ma resta un episodio interessante dell’evoluzione dark e cazzuta dell’hair metal anni 80. Credo sia da riscoprire e prima o poi ci tornerò con un articolo. Però dai, anche fosse stato in mano alla Emi non avrebbe venduto dieci copie in quel periodo.