Sembra che agli inizi degli anni 90, il rock filo-cristiano se la passasse bene. C’erano uscite di qualità (Greg X Voltz dei Petra, The Brave e i Believer sarebbero presto tornati con “Dimensions”), nonostante la maggior parte di questi gruppi poi non fossero aggiornatissimi sulle tendenze alternative e grunge che dominavano il mercato da qualche tempo e seguitassero a suonare hard rock, Class Metal, Power, Thrash e AOR. I Fighter, per esempio, comparvero con un 1-2 piuttosto buono a cavallo tra lo strapotere dell’hair metal e il terremoto dei Nirvana. Si arresero all’andazzo di Seattle dopo aver dimostrato di essere capaci di scrivere del buon rock cristiano. “The Waiting” uscito nel 1991, aveva un andamento più AOR, mentre “Bang The Drum”, uscito l’anno successivo e gentilmente carambolatomi in mano dalla bocca sempre gonfia e masticante della discarica, era più tosto e agguerrito, come già faceva intuire il titolo.
Non immaginatevi chissà quale evoluzione verso il groove metal. I pezzi del secondo disco sono sempre melodici e con quel leggero filo di pacchianeria tipica delle band cristiano-americane. Di solito, quando questi gruppi scrivono ballate in cui invece della ex rivolgono implorazioni e rimbrotti all’entità sovrastante (Faithfully), qualcosa in me smette di stare al gioco del rock and roll e si allontana con un certo imbarazzo. Devo ammettere i miei limiti.
Però riconosco che i Fighter sapevano trasmettere una sana energia e “Bang The Drum” spinge ancora piuttosto bene, facendomi dimenticare l’intento evangelico della loro musica. Un esempio è la conclusiva “Where Can Love Be Found”, una via di mezzo tra “Wanted, Dead Or Alive” dei Bon Jovi e “Sweet Chains” dei Dokken, con la vociona grumosa del batterista Sean Murphy, accompagnata da chitarre acustiche e tastiera, che manifesta una fede non priva di ombre e ostilità. Qui uno non pensa di ascoltare una cazzo di lagnosa band cristiana, ma solo un gruppo con due coglioni così che fa del buon rock e dice chiaramente cosa ha dentro.
E allo stesso si può parlare del grintoso boogie “Avalanche” o lo speed-rock “Bang The Drum”. Il vocalizzo maschione di Sean si alterna a quello più angelico della brava ma un po’ ordinaria Amy Wolter. Lei spinge le solide e flemmatiche corde vocali lungo “salitelle” abbastanza battute da ormai quasi un decennio di class metal. “Try” poteva essere una b-side dei Dokken di “Tooth And Nail”, “When We Will Learn” invece è proprio un gioiellino da recuperare per chi ama il class nerboruto degli Icon.
Il lentone “Without You” è quasi dalle parti di Nashville; “Your Hand” sarebbe stata bene nel melodico “Lita” della Ford ed è davvero buona, anche se le tue mani su di me, non si capisce di chi siano, del prete, di dio, l’angelo Gabriele o il fidanzato della parrocchietta.
Come potete notare qui io parlo di un lavoro del 1992, anno in cui la Ford, i Dokken, gli Icon, snocciolati per fare il sapientone, erano già tutti archiviati, mentre Bon Jovi stava per ritrattare gran parte di ciò che l’aveva reso grande negli anni 80 con un lavoro più cantautoriale e sobrio come “Keep The Faith”; il “Buon” Jovi, però a Cristo di preghiere ne rivolge ancora, ma inizia un dialogo più maturo e con meno goliardie alla Sister Act.
Ma sapete cosa, ce ne sono molti più di quanti se ne professino apertamente di cristiani praticanti nel metallo e limitrofi. Per dire, gli Helloween hanno scritto un sacco di lodi a dio nei loro dischi, solo che sono stati abbastanza furbi da non farlo pesare lanciando bibbie di dieci chili sulle teste del pubblico o sventolando bandiere di “Gises” in qualche servizio fotografico.
I Figher si tolsero di torno senza che qualcuno li trattenesse. Loro stessi non fecero grandi polemiche. Capirono come stavano andando le cose e dopo due album presero a viaggiare soli e quindi più leggeri. Ci hanno lasciato dei buoni lavori, come tanti altri, a montagne dagli anni 80 e 90.
Il class metal qui è ancora lo stesso di tre o quattro anni prima. Mentre di là Seattle ridefiniva i parametri e i Pantera sventravano i Van Halen ripassandoli nel barbecue del thrash metal, negli Stati Uniti c’era ancora una sfilza di bottegucce in cui un certo suono e un certo corollario compositivo erano ancora in azione. Dopo due anni o poco più tutte le fabbriche sarebbero state dismesse dopo un’ordinanza firmata da MTV con la sottoscrizione degli Smashing Pumpkin, i Green Day e gli Offspring.
Dall’inizio degli anni 2000, il metal ricominciò a far pace col passato ma ancora sta cercando di ricordare come si facesse un pezzo class metal.

