Chi sono i Pop’s Cool Love e perché sento il bisogno di parlarvene in questo caldissimo giorno di inizio luglio? La verità è che stavo sfogliando un vecchio Metal Shock e come mi capita spesso, sono andato a curiosare al reparto recensioni. Da ragazzo leggevo con avidità la rubrica e non avete idea, per mancanza cronica di soldi, quante volte ho dovuto accontentarmi delle descrizioni che le penne della rivista facevano di album che non potevo comprare. Oggi, anche grazie alla rete e al mio stipendio da netturbino, mi rimetto lì, tra le colonnine delle vecchie recensioni e, dopo averne scovata qualcuna sorprendente, tipo quelle farcite di proclami altisonanti di Gianni DC su band italiane dimenticate che avrebbero dovuto cambiare il futuro del rock o su altre realtà emergenti che annegarono ancora prima di uscire dall’acqua, legiucchiando e compulsando quelle righe, aspetto che mi scatti qualcosa. Poi vado a ripescarmi un disco dimenticato e scopro qualcosa di interessante o per lo meno strano. Tipo Pop’s Cool Love.
Recensione del Fuzz Fuzz Pascoletti, di quelle in cui ci mette un sacco di parole per non dire praticamente niente, parlandone male con entusiasmo, senza affondare il colpo, ma chiudendo con un buffetto e un’ammissione di perplessità. Dalle sue chiacchiere si evince che era l’ennesimo prodotto funk metal quando ormai questo genere stava, purtroppo commercialmente ben oltre il punto di buttare la pasta; ma non si capiva bene tra le righe quanto il prodotto gli avesse fatto schifo.
Intanto partiamo dal fondatore di questa impresa scalcagnata, l’artefice di una posse o un’armata brancaleone di turnisti molto preparati e cinici, cucinati tutti attorno a questo ex ballerino da strada, che dopo anni decise che, se avesse dimenato il suo fisico prestante su una base rock-metal, le cose sarebbero schizzate in alto. Al tempo c’erano i Red Hot Chili Peppers, i Rage Against The Machine, i Faith No More, la band metal di Ice T, i Body Count, quindi la Elektra pensò che avrebbe potuto funzionare un album funk metal dei Pop’s Cool Love.
E come era ‘sto disco?
Beh, un minestrone di roba ballereccia e martellosa (Kitchen, Carousel), ammiccante e un po’ riciclata, alternata a pietanze più psycho-strambe, diluite in lente scivolate dentro fratte di oscuro nichilismo da strada (Strayngel, Chrell).
“Brontosaurus” in apertura tenta di azzannare il pubblico alla gola con un giro di basso che ricorda “Wrathchild” dei Maiden seguito da un altro riff di chitarra che, secondo me anticipava “Five Minutes Alone” dei Pantera, ma senza la mano di Terry Date e il tocco di Dimebag a farne un pungiglione divino.
Il progetto Pop’s Cool Love non ebbe vita lunga. Il momento più rilevante nella storia del gruppo è quando fu chiamato da MTV a fare da backing band per una rassegna hip-hop unplugged in cui spaccarono il culo a tutti, specialmente con una versione molto pesa di “Mama Said Knock You Out” assieme a LL Cool J, ricordato ancora oggi come uno dei momenti più riusciti di quella serie di concerti “staccati dalla presa”.
La proposta di Suga Pop, così come un po’ tutto il genere funk metal, escludendo rari casi di enorme popolarità, rimase schiacciata tra i metallari che non volevano saperne di quelle commistioni tra Black Sabbath e De La Soul, e il pubblico pop, che considerava i Cool Love semplicemente troppo rumorosi e aggressivi.
Appena la Elektra decretò il fallimento del disco, i turnisti si diedero alla macchia di corsa. Tra di loro il batterista Tal Bergman si sarebbe poi unito alla band di Billy Idol, a Joe Bonamassa e persino Rod Stewart. Degli altri non saprei.
Di Suga Pop (il cui vero nome è Steven Daniells-Silva), il cui curriculum prima di finire invischiato in un tale pasticcio, vantava un ruolo iconico nei video di “Beat It” e “Thriller” di Michael Jackson (e tour mondiali con Lionel Richie e Sheila E. durante l’era “Purple Rain” di Prince) so che non mollò mai le scene e che ancora oggi si dedica alla street dance d’élite, la produzione musicale e a insegnare il ballo ovunque.
Signori, ecco a voi il paradosso di un tizio cresciuto a pane, lustrini e coreografie pop d’alta classifica, il quale all’improvviso decise di convertirsi al metal e beccarsi sputi e bottigliette in testa da parte del pubblico rock.

