Ma cosa trovo qui? “Slo-Blo” dei Cell, una delle taaaaante promesse non mantenute dello show business di inizio anni 90. Stiamo parlando di un gruppo molto promettente, introdotto con grande affettuosità da Thurston Moore dei Sonic Youth, prima di essere scelti, masticati e risputati dalla Geffen nella corsa alla scoperta del nuovo fenomeno alternativo dopo i Nirvana. Ascoltare il loro disco mi dice una cosa sola: che è penoso e tremendo come i giganti del mondo discografico operassero sul mercato al tempo in cui dipendeva tutto da loro, la vita e la morte di un artista in primis. “Slo-Blo” è perfettamente calato in quell’intersezione spigolosa tra indie-rock e mainstream-grunge ma al di là del suono, forgiato in contumacia con il produttore John Siket (di casa con i Sonic Youth). Qualcuno mette i Cell nel calderoncino del cosiddetto Slakercore e ne tesse le lodi a distanza di un secolo, inveendo contro l’indifferenza del pubblico e la crudeltà del mercato, ma oggi è fin troppo facile comprendere perché le cose non avessero funzionato: non c’era un cazzo di singolo in tutta la scaletta. Forse a lavorarci parecchio potevano sfruttare la grungissima “Tundra”, ma credo non sarebbe bastata a tener fuori dall’abisso un disco come “Slo-Blo”.
Lo Slakercore è quel tipo di band calato nel mood esistenziale della Generazione X: “slaker” vuol dire fannullone e “core” non l’ho mai capito davvero ma dovrebbe indicare “l’essenza profonda” del fannulone di inizio anni 90, fatto di vita su un divano, canne, disimpegno politico, depressione, droghe occasionali più pesanti e Black Sabbath.
Il disco per la verità uscì con una piccola etichetta tedesca, la City Slang, dopo che Moore e la sua label Ecstatic Peace avevano pubblicato un primo singolo dei Cell. I discografici della Geffen (che avevano appena fatto il botto mondiale con i Nirvana e potevano contare su un lenone particolare come Moore), setacciavano qualsiasi cosa puzzasse di rock alternativo. Sentito il materiale stampato in Germania, fiutarono l’affare, rilevarono il gruppo, e lo pubblicarono di nuovo negli Stati Uniti nel 1993 in un tristillione di copie, in co-produzione tra DGC ed Ecstatic Peace.
La Geffen non sembrò averci fatto troppo caso prima di una mossa simile che lì sopra non c’era “Even Flow” o “Smells Like Teen Spirits”. Mi immagino i capoccia dell’etichetta al grande tavolo: “ehi, non ci capiamo un cazzo, però questi fanno schifo almeno quanto i Nirvana e piacciono molto a Thurston, quindi è roba giusta. Il chitarrista suona la chitarra col culo, non sa nemmeno da che parte si tiene il manico, proprio come Cobain. E le canzoni sono lagnose e monotone al punto giusto. Sembrano ragazzi sinceramente disadattati e sofferenti. Puntiamo un sacco di soldi su di loro e vediamo cosa succede”.
I Cell erano ottimi sul palco. Fecero da spalla a Smashing Pumpkins, ai Pavement e tanti altri predestinati. E mentre continuavano a darsi di gomito nel puzzolente furgoncino che avevano in dotazione, assistevano via via alla crescente popolarità degli altri rimanendo al palo di quel quattro ruote olezzante.
La Geffen aveva investito un sacco di soldi sull’album e pretendeva che il gruppo li restituisse con altrettanti album venduti. Si arrivò al punto paradossale in cui l’etichetta continuava a pretendere che i Cell si esibissero a testa bassa in giro per gli Stati Uniti, nonostante da tempo l’etichetta avesse sospeso qualsiasi distribuzione del loro disco.
Si sciolsero nel 1995, non per divergenze artistiche, ma spompati dalla pressione di una major che li aveva gestiti come fossero stati dei nuovi Pearl Jam e quando aveva capito di essersi sbagliata, non sapeva più che farsene di loro. La situazione spinse i quattro non-giovani indie-post-grunge al collasso nervoso e alla resa.
La cosa interessante è che appena i Cell si sciolsero, presero tutti strade diverse e si allontanarono il più possibile l’uno dall’altro, al punto che il giorno in cui si rividero per fare qualche prova prima del concerto reunion, non si vedevano e non avevano più suonato due note assieme dal 1995. Non so se la magia riprese da dove era stata spremuta e poco me ne importa. I Cell non sono il genere di gruppo che avrei mai comprato negli anni 90. Probabilmente se li avessi visti in TV avrei maledetto loro ed MTV per quell’infinita sciarada di sottosviluppati del rock provenienti da Seattle. Oggi non la penso più così, ma al tempo ero dalla parte dei Dokken e dei Motley Crue, non dei Soundgarden e di Billy Corgan.

