Prezzi da rapina e laser in faccia – Il grande circo del metal in spiaggia

Siamo solo carne da macello in una scena che ha ancora enormi difficoltà a integrare “il diverso”.Il concerto si è appena concluso, è mezzanotte circa. Tutti stanchi e stonati dopo una giornata passata sotto al sole, crogiolandosi nel metal di fronte alla spiaggia. Come idea, sulla carta, un concerto davanti al mare non sarebbe nemmeno male, se solo avessero pensato a una tettoia per chi non vuole bruciarsi come un pollo arrosto. Ma anche offrire prezzi umani su birra e acqua non sarebbe una brutta mossa, oltre a dare la possibilità alla gente di introdurre liberamente i propri liquidi – non dico gli alcolici, ma almeno la classica acqua per sopravvivere.

Non puoi dirmi di venire a vivere l’esperienza d’un concerto in spiaggia e poi specificare in piccolo in fondo alla locandina, in modo quasi illeggibile: “Ah, ma l’acqua la devi comprare solo qui dentro a due euro a bottiglietta”. Voglio dire, stai letteralmente lucrando sulla mia vita. Ma vabbè, è risaputo che quando si fanno questi eventi in locali con la mentalità “da discoteca”, non è il posto che si adatta al pubblico, ma il contrario.Però succede sempre. Alla gente basta fare le cornine al vento (ora rigorosamente di fronte alla telecamera del cellulare) e dire: “Ma tu non puoi capire, questo è il metallo in riva al mar”.

Io so solo che il mare era lontano dal palco, quindi la scelta era tra il cuocersi ascoltando musica o bagnarsi e avere il palco come sfondo per una classica giornata al lido.

Di lì a poco, dopo che il tempo è volato via e il concerto è finito, la band di punta ha condiviso i soliti ringraziamenti tipici di questi eventi.”È stato un piacere suonare in Italia; siete la nazione più bella del mondo”. Frasi ripetute come un mantra a ogni show che, in fondo, fanno gongolare noi italiani, quasi fosse tutto vero e non semplice marketing. Per un attimo siamo stati noi il miglior pubblico davanti a cui abbiano mai suonato. Potrebbe essere vero, potrebbe essere una stronzata.

Ma a noi frega forse qualcosa? Sto cercando di ubriacarmi da prima con la birra (sovrapprezzata), ma alla decima (comprese quelle del viaggio) sono ancora abbastanza sobrio da domandarmi se sia vero o no.Lo so benissimo che non è vero, però mi masturbo all’idea che il mio cantante preferito mi trovi “il suo adorante preferito in quarant’anni di carriera”. Sì, sì, va bene, va bene. E poi il saluto, ci si avvicina, magari ci scappa una stretta di mano, la foto di gruppo. E qualcuno sopra il palco dice anche che ci si becca dopo per una birra e un saluto all’area merch, così andiamo a comprarci una delle magliette sovrapprezzate a 40 euro.E invece no!

Improvvisamente sento urlare, e non certamente con un tono amichevole: “Spostatevi di qui!”, mentre un laser verde mi viene puntato dritto in faccia. Mi volto e faccio col tono più garbato che sono capace di avere in quel momento: “Oh, ti dai una calmata?”. Mia moglie mi guarda e mi dice di lasciar perdere.Già, lascia stare. Perché quando l’evento finisce, è lì che la security mostra il suo peggio. E non importa se stavi solo dicendo una frase in modo civile: loro ti spingeranno, ti faranno del male e la colpa sarà stata del tuo pericoloso atteggiamento non violento. Probabilmente finirai in ospedale, trasportato da un’ambulanza. Ma, ehi, te la sei cercata!Sei tu che te la sei cercata. La security non ha colpa se tu hai commesso un’azione sbagliata, del resto.

Chi ti ha dato il diritto di rivolgergli la parola? Come ti sei permesso di comprare una birra a 5 minuti dalla fine dell’evento? Chi cazzo ti ha dato il permesso di fermarti a fare una foto con la band? Come cazzo ti permetti di essere ancora nel locale quando c’è gente fuori che deve prendere subito il tuo posto per l’altro evento?E vieni spinto via, relegato in un ghetto, lontano dai “fighetti” – quei ragazzini dell’Italia buona del sabato sera in disco che poi la domenica raccolgono col cucchiaino dall’asfalto rovente.

Perché noi siamo solo carne da macello. Hai fatto il tuo evento, hai speso i tuoi soldi. Grazie, vuoi pure un applauso? Ora vattene, ci hai rotto il cazzo, arrivano nuove persone che vogliono spendere altri soldi. Però, ehi, i tuoi non ci fanno totalmente schifo. Che ne dici se ti releghiamo in un angoletto, lì in fondo, dall’altro lato del locale, lontano dagli occhi delle persone che potrebbero inorridire alla tua vista?

Così puoi continuare a comprare la birra sovrapprezzata ascoltando un DJ che mette musica ben lontana dai crismi del concerto. Perché alla fine il metallaro medio si accontenta della musica che la MTV Generation gli ha sempre passato. Cornine al vento, Motörhead, Slipknot e si torna a essere fratelli di metallo. E non importa se poi tre quarti del pubblico se n’è andato via arrabbiato: io ti ho fatto “sentire il metallo”. Ma ora hai rotto il cazzo, compra la tua dannata birra e levati dai coglioni. Siamo carne da macello, ricordatelo, fino al prossimo concerto.