Dopo quarant’anni di onorato servizio, le strade di Andy La Rocque e King Diamond si dividono. Così, senza preavviso, senza afflati nostalgici, una stretta di mano, dichiarazioni di prammatica e via. La notizia è di quelle che ti entrano nel caffè del sabato mattina all’improvviso, e ti fanno sputare tutto quello che avevi in bocca, con grande dispiacere per chi ti sta attorno. D’altra parte sono tempi di grandi cambiamenti, rivoluzioni e il mondo del metallo non ne è immune.Sconcerto nella fanbase, sui social, nelle sezioni commenti dei vari portali. Non ci vuole molto tuttavia a farsi un quadro chiaro della situazione.
Il chitarrista svedese ha piazzato di recente un colpo significativo con il progetto Lex Legion, messo su alla meno peggio e con bassissime aspettative assieme alla formazione dell’era di “Them” e “Conspiracy”.
La narrazione ha fatto il resto, il gruppo di amici, siamo sempre rimasti in contatto, ci scambiavamo i demo sotto Covid e giustizia è fatta. Tutto quello che è “superband” o “ex membri” solitamente non lascia il segno, basta pensare al progetto Unity degli ex Gamma Ray, agli X-Wild o ai Son Of A Bitch, tutte situazioni che ricordiamo per il contesto che li ha generati, ma mai per la musica.
Qui è diverso, il responso di pubblico e critica è stato notevole perché il disco è di assoluto livello a detta di molti. Personalmente ho un parere un po’ più sfumato ma la realtà è un’altra: il pubblico del King ha fame di nuova musica.
Da “Give Me Your Soul” sono passati vent’anni, il ritorno on stage nel 2012 ha aperto le porte a un pubblico anche anagraficamente del tutto nuovo, o che almeno non aveva avuto la fortuna di vederlo dal vivo. Il gioco è durato un po’ di anni. La musica registrata, i concept, non sono solo un pretesto per andare in tour nel meta-verso Diamond.
Questa storia del nuovo disco sta iniziando un po’ a stancare il pubblico da quello che si legge in giro. Logico che su un prodotto come Lex Legion ci si butti a capofitto. E il punto sta proprio lì, LaRocque e soci stanno rosicchiando pubblico al loro ex padrone, che si è impantanato fra tour sporadici, campagne commerciali di vario tipo e un lavoro in studio che non finisce mai.
Sarà l’età, l’arteriosclerosi, le manie di perfezionismo o chissà cos’altro, ma se non vai in tour tutti gli anni e non incidi dischi, più o meno remunerativi che siano, insomma qualcosa da fare devi pur trovartelo oltre ai tutorial online e alle lezioni private. La piccola impresa di ex-transfughi rende bene, fa parlare di sé ed è commercialmente un potenziale rivale dell’impresa principale. Al King Diamond di oggi, che vende pupazzi e spopola su Instagram col suo personaggio, dinamiche del genere non sfuggono affatto.
E comunque avete voglia a dichiarare ai quattro venti che non volete essere la copia di quei dischi là e che che vi siete sforzati di essere più originali possibili. Lo dico con dispiacere perché alle mie orecchie dal disco dei Lex Legion esce proprio quella roba lì. I riff sono gli stessi di “Them” e “Conspiracy” al punto che sembra quasi di ascoltare gli scarti di quelle sessions con la produzione del 2026.
Se l’obbiettivo era altro, direi che è stato mancato in pieno. Non che la cosa stupisca, eh? Per quanto preparato e sgamato sia il King, si fa fatica a credere che tutto quel ben di dio di fine anni ’80 sia stato composto quasi esclusivamente da lui, come i credits ufficiali vorrebbero far credere.
La prima vittima del capo è sempre il suo vice o se volete vederla in altro modo, il vero nemico è quello che hai in casa.
A raccogliere l’eredità del chitarrista sarà nientemeno che Gustavo Gigione alias Gus G, già di passaggio nella carovana di Ozzy & Sharon una quindicina di anni fa. Fare pronostici sul futuro è un azzardo ma mi viene difficile pensare che possa lasciare il segno. Dopotutto se sali su un carrozzone già rodato difficilmente avrai modo e spazio per dire la tua, a meno che tu non sia un Randy Rhoads alla fase zero della carriera di qualcuno, in cui c’è un progetto da costruire e tutto è una grande incognita (e ti chiami appunto Randy Rhoads).
Se vai a giocare nella Juventus di Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, non è che puoi fare tanto il galletto nello spogliatoio. Il chitarrista greco è bravo (“Brand New Revolution” lo consumai all’epoca) ma sarà trattato come un qualsiasi turnista a libro paga, per la gioia sua e del suo family banker.
In tutta questa querelle che, c’è da scommettere, terrà compagnia ai metallari sotto l’ombrellone, menzione d’onore per i metallari da social, ahimè tanti, sempre di più mediamente scemi come la merda, secondo i quali l’uscita di Andy LaRocque non è una gran perdita. Chissenefrega del chitarrista, tanto alla fine vai a vedere lo spettacolo. Il che vuol dire non aver capito un cazzo di una carriera quarantennale. Caro King, ognuno ha il pubblico che si merita. E mi sa che a ‘sto giro nonostante tutto hanno vinto i Lex Legion.

