Della serie “Piccoli Black Album crescono”: Trent’anni di Cuatro

Quando li prelevò dalla Elektra, all’indomani dall’uscita di “No Place For Disgrace”, la MCA Records aveva in mente l’ambizioso progetto di rendere i Flotsam & Jetsam i “nuovi Metallica”. Sappiamo come andarono le cose. Il gruppo uscì con “When The Storm Comes Down”, un disco che ancora rimane nell’alveo sacro dell’età classica ma in cui non tutto è indiscutibile. Si tratta dell’album che Marco Tripodi nel suo bel pezzo sulla band, scritto per Sdangher qualche anno fa, definì “il loro …And Justice For All”, con la produzione però scadente dove spicca il rullante della batteria a “fustino” e pezzi in genere complessi ma senza ritornelli a cui aggrapparsi. I guai veri arrivarono poi con “Cuatro”.

Non c’è nella lunga e per lo più misconosciuta discografia dei Flotsam & Jetsam un disco più indigesto di questo. Fa parte della famiglia dei “piccoli black album” che sia loro che gli Exodus, i Testament e altri nomi rappresentativi del thrash old school, produssero tra il 1992 e il 1994.

“Cuatro” è tanto altro, sia chiaro.

D’accordo, al tempo fu una specie di delusione per i fan del genere: pochi riff, brani più lenti, troppa melodia e uno stile spudoratamente somigliante ai Pantera di “Cowboys From Hell”, agli ultimi Metallica di Bob Rock e al grunge più pesante e oscuro. Sono ormai passati più di trent’anni e molta gente del web ha riconosciuto a questo lavoro delle qualità che negli anni è stato via via più facile constatare, anche per chi al tempo rimase deluso. Ora, non è che il mondo del thrash comprò in massa “Cuatro” e lo lanciò dalla finestra. Le copie rimasero quasi tutte nei negozi e la MCA scaricò appena possibile la band, subito dopo il successivo “Drift” nel 1995, terzo album che per contratto dovevano pubblicare al gruppo prima di levarseli dalle palle.

Probabilmente ci fu un passaparola riguardo “Cuatro” e il pubblico a maggior ragione, sia al tempo che negli anni, si è guardato dallo spenderci dei soldi, ma io ho la sensazione che per quanto i Flotsam fossero rimasti fedeli alla linea, semplicemente non avrebbero avuto abbastanza pubblico a sostenerli.

Ci fu un esodo di massa che penalizzò molte altre band del thrash, a parte loro. Tutti quei dischi, da “The Ritual” a “Force Of Habit” erano costati un mucchio di soldi, e infatti, come per “Cuatro”, prodotto da Neil Kernon, il sound era pregevole, forse il migliore mai avuto da queste band in tutta la loro storia. Essendo però dei lavori realizzati con grosse etichette, tutti forgiati per un pubblico più vasto possibile, non riuscirono a recuperare l’alto investimento con vendite  insufficienti per le aspettative delle major, tutte convinte di avere in mano “i cazzo di nuovi Metallica” e invece no.

“Cuatro” deve qualcosa ai Metallica, d’accordo. Eric A. Knutson, che per me è uno dei vocalist più dotati in assoluto della vecchia scuola thrash insieme a Bobby Blitz Ellsworth degli Overkill, David White degli Heathen e Neil Turbin dei primi Anthrax, si avvicina quasi allo scimmiottamento di Hetfield in brani come “Swatting at Flies” e “Never To Reveal” ma in alcuni casi arriva a trascenderlo, anticipandone l’evoluzione canterina della seconda parte degli anni 90. Sentite l’inizio della stupenda “Wading Through The Darkness” e ditemi se non sembra un brano di “Load”, almeno per le linee vocali.

Paradossalmente “Cuatro” è il miglior album dei Flotsam & Jetsam fino a quel punto e ancora oggi rappresenta un picco indiscusso per loro. Purtroppo la  crescita musicale della band, che secondo Mustaine soffrì la “sindrome Metallica” (loro, vero Dave?) avviene in un momento di grande crisi identitaria per tutte le band metal.

A decine si spostarono oltre il proprio incipit generativo, in parte male indirizzate dalle etichette e il management e in parte ispirate dalla propria insofferenza al solito metallo abusato. La cosa curiosa è che i limiti ben definiti che prima separavano band melodiche e hard rock da quelle del thrash speed, saltarono dal 1992 al 1995, e in un album come “Bust A Nut” dei Tesla (1994) una canzone tipo “Forget About Heaven” dei “Flotsam, non avrebbe sfigurato, né per il sound né la tessitura delle melodie.

Comunque, “Cuatro” spinge ancora forte. Ascoltatelo, se non l’avete mai fatto.