Faith No More – Jim Martin e il suicidio commerciale di Angel Dust

Ci ho messo un po’ ad apprezzare “Angel Dust” dei Faith No More. E come me, anche un bel pezzo di mondo ci ha messo un po’. Dai dati di vendita, quando l’album uscì nel 1992, si registrò un calo vistoso di vendite in America e un’autentica esplosione di notorietà in alcuni paesi europei, tipo Germania e Olanda. Se però da una parte stiamo parlando sempre di grandi numeri e di introiti considerevoli, tenendo presente il tour che il gruppo fece assieme ai Guns N’ Roses, fu chiaro a giornali e addetti che il crossover metal, di cui la band di Patton e Martin era nell’immaginario collettivo la principale rappresentante, fosse ormai agli sgoccioli.

Immagino abbiate da ridire su un paio di cose che ho scritto nell’ultima riga. La prima è che i Faith No More erano qualcosa di molto più ricco e sfuggente di una band crossover metal. Non si trattava semplicemente di una funky-rap-metal band. Soprattutto parlando di “Angel Dust” il gruppo era nell’ambito dell’avanguardia vera. La seconda cosa è che assieme a Patton ci ho messo non Gould o Bordin, ma il chitarrista metallaro che dopo questo album fu licenziato e praticamente rimosso dalla memoria collettiva intorno ai Faith No More. Il solo che pur disponibile per una rimpatriata dopo tanti anni, fu escluso dalla reunion e lasciato buonino nel suo allevamento di zucche da competizione.

“Angel Dust” è stato un disco travagliato e in gran parte, a sentire le testimonianze dei vari membri della band, la colpa era di Jim. Non sopportava i livelli di stress e di pressione a cui il gruppo veniva messo ora che c’erano di mezzo tanti soldi. Sentiva che il nuovo corso era meno spontaneo e fluido rispetto alla gestazione del precedente “The Real Thing”. Tra lui e il resto degli altri le cose non erano mai state meravigliose, ma fino al botto commerciale si era parlato e lottato per andare d’accordo. Durante le registrazioni di “Angel Dust” invece diventò tutto un braccio di ferro tra Jim e i More.

Lui per esempio non voleva che incidessero la cover di “Easy” dei Commodores. Per fargli registrare l’assolo che ci fece sopra e che ormai è divenuto praticamente iconico, non si sa la pazienza e la forza di persuasione che ci vollero da parte di tutti. Martin arrivò al punto di non andare più in studio, esortando gli altri a incidere loro il maggior numero di parti di chitarra, così che lui avrebbe dovuto sbrigare il minimo indispensabile. Era chiaro che le cose non potevano durare più a lungo di così.

Ed è un peccato perché ho l’impressione che dopo “Angel Dust” i Faith No More non siano riusciti più a creare qualcosa di davvero sorprendente. Fino a lì e soprattutto su quel disco, ogni canzone era una storia a sé. Confesso che da ragazzino, quando rubai una copia in cassetta e provai a farmela piacere, rimasi perplesso e annoiato.

Le canzoni erano “strane” e difficili da orecchiare. Oggi riascolto “Smaller And Smaller” o “Caffeine” e ovviamente scorrono a meraviglia, mi divertono e addirittura riescono a sorprendermi, ma al tempo erano solo “strane” e non mi concedevano grandi appigli. Le chitarre pesanti c’erano ma meno di quanto avrei voluto e alcune canzoni proprio non le capivo; e non le capisco nemmeno oggi.

Per dire, “Midlife Crisis” che roba è? Ormai ci ho fatto l’abitudine ma ricordo che non sembrava neanche di sentire i Faith No More. Per non parlare della scelta di suonare la colonna sonora di “Un uomo da marciapiede”. Che cazzo c’entrava? Niente, ma a loro evidentemente era sembrata un’idea molto fica. La infilarono in coda, probabilmente immaginando la faccia interdetta del metallaro che poco prima aveva scapocciato e berciato su un pezzo come “Jizzlobber” e che poi si ritrovava ad ascoltare senza capire perché, lo score di un film d’autore malinconico e orchestrale e pieno di gay.

Il singolo “Everything’s Ruined” ricordo che riavvicinò il pubblico all’idea di “The Real Thing”, per quanto fosse solo un contentino e non rappresenta l’album, esattamente come nessuna di quelle canzoni riesce da sola a fare una sintesi di quello che ci avreste trovato.

Con “Angel Dust” il gruppo sembrava infatti voler suonare tutto tranne ciò che il pubblico si aspettava e sperava di sentire. Secondo l’etichetta Slash Records (Warner), fin da quando i dirigenti ascoltarono i master dell’album, si trattava di un suicidio programmatico e atteso.

Oggi è un classico e di solito lo si mette sul podio. Ha venduto più di tre milioni di dischi in tutto il mondo, ma al tempo non superò le 500’000 copie in USA, diventando “solo” disco d’oro.

C’è chi addirittura sostiene che al suo interno i Faith No More inventarono tutto quello che poi si sarebbe ripetuto su ampia scala nei successivi vent’anni di rock business, soprattutto il Nu Metal.

Non saprei.

Di certo è un album che continua a vivere e lottare insieme a noi. Penso sia così pieno di musica che il mio orecchio, anche a distanza di tempo, seguita a scoprire cose. Per esempio, riascoltandolo in occasione di questo articolo, mi sono soffermato come mai prima su un brano in fondo alla scaletta: “Jizzlobber”. Lì dentro ci sono dei fraseggi che sembrano presi dal death metal svedese di Entombed e Dismember. Immaginavo che fossero opera di Jim Martin, e infatti è così. Purtroppo però i suoi riff e i fraseggi sinistri sono affogati dagli altri, approfittando dell’assenza di lui in studio, in un mare di synth e sotto le urla folli di Patton, quasi stessero “bullizzando” il brano scritto dal chitarrista.

A proposito del tour che i Faith No More fecero con i Guns N’ Roses e i Metallica, ci tengo a ricordarne qualche fatto perché merita. Secondo Mike Patton il gruppo, nonostante venisse dal milione di copie di “The Real Thing” era trattato da Axl e il suo entourage come “sacchi di merda”. Guns e Metallica avevano camerini di lusso, sistemazioni in hotel a cinque stelle, mentre per loro c’erano delle roulotte scalcagnate in mezzo al fango. Poi bisognava rispettare una serie di clausole nel retro dello stage. Su tutti, i Faith No More non potevano rivolgere la parola a Mr. Rose e nemmeno incrociare il suo sguardo. Un giorno Patton si stancò. Al tempo era davvero fuori di testa e una sera, visto che Axl non ricordava mai le parole delle canzoni che cantava, pensò di fare una bella pisciata sul macchinario che suggeriva le strofe da cantare a Mr. Rose.

Mr. Rose si accorse dell’affronto, scoprì chi era stato e chiamò l’intera band nel suo camerino. A detta dei Faith No More sembrava in tutto e per tutto a una “convocazione dal preside”. Axl ordinò delle scuse immediate e minacciò il licenziamento. Il gruppo si prostrò pur di non perdere il grosso ingaggio e continuò a subire scherzi e dispetti vari dagli uomini dei Guns N’ Roses, durante il soundcheck e le esibizioni.

Il pubblico dei Guns e dei Metallica poi non era sempre entusiasta del loro spettacolo in apertura. Una sera un tipo evidentemente annoiato dalla performance del gruppo, lanciò sul palco una bottiglia di piscio. Mike la raccolse e continuando a cantare se la versò in testa, lasciando muto l’uditorio.

Durante le interviste i Faith No More non smettevano di parlar male dei Guns e di Axl. Mike si inventò di aver cagato da qualche parte nel camerino di Mr. Rose, tanto per suscitare in lui la solita paranoia. Poco dopo Axl e Slash chiesero un incontro in privato con la band. Rose esasperato domandò a Patton: “perché mi odiate tanto? Che cosa vi ho fatto di male?”. Patton cercò di spiegare di non provare un risentimento così profondo per lui e di aver solo fatto qualche scherzo di rimando a un comportamento generale indecente nei confronti dei Faith No More. Axl ascoltò e se ne andò. Dopo pochi giorni espulse la band dal tour.