Non so se i ragazzi di HM stessero al gioco o se fossero anche loro stati ingannati dalla confezione e le note informative che accompagnavano il promo. La recensione di fatto parla di una “formazione triangolare più un fantomatico Mr. Taylor che risulta essere l’autore di tutti i brani”. Si parla della voce di “Terry The Con Browning” e si cita soltanto l’etichetta Roadrunner come responsabile della scoperta e pubblicazione di tali Convict dal Canada.
Siamo a metà anni 80 e dietro la finta band c’era la Cobra Records, che aveva già piazzato un colpaccio con un altro gruppo inesistente, i Piledriver. Il vocalist di entrambi i fake album è lo stesso. Qui si firma Terry eccetera, ma il suo vero nome è Gord Kirchin, il cui timbro e stile modulare a tratti mi ha ricordato Dave Mustaine, ma con maggiore padronanza, consistenza proteica e soprattutto talento teatrale. Se il disco dei Convict risulta credibile da cima a fondo è tutto merito suo; riesce a dare un’impronta davvero tetra e verace a tutte le tracce. In particolare il brano in apertura, che poi secondo me è una vera bomba: “Evil Eyes”; una sciarada power-darkettona sul potere suggestionante del malocchio. Ovviamente bisogna riconoscere il dovuto anche al polistrumentista Leslie Howe (alias Bud Slaker), che suonò tutto il disco e a tempo di record, sotto la pressione costante del boss della Cobra, Zoran Busic, il quale voleva tenere il budget il più basso possibile. Aveva messo in piedi un’impresa metal-xploitation capace almeno in parte di cavalcare il crescente bisogno di band da parte del pubblico underground, pronto a comprare qualsiasi cosa avesse borchie e chitarre arroventate. La foto dei Convict, per dire, fu scattata a due ragazzi impiegati nell’etichetta, a cui erano stati messi in mano degli strumenti. Nel caso dei Piledriver, sul primo disco, c’è questo ciccione enorme vestito da maniaco del sadomaso che impersona al posto del gruppo di turnisti responsabile, l’idea del “piledriver” precursore dello stanco e derivativo fenomeno tanto lodato oggi, Midnight.
Sempre la Cobra produsse, sulla scia di questi ottimi affari, quello che oggi probabilmente è il più chiacchierato esperimento di marketing fantastico, gli Exorcist con il disco “Nightmare Theatre”, altro gruppo inesistente dietro al quale si nascondevano David DeFeis ed Edward Pursino dei Virgin Steele; i quali presero in consegna anche il secondo album dei Piledriver.
Nel caso dei Convict, le vendite inizialmente andarono bene, ma la richiesta di vedere la band in tour, che era impossibile allora da esaudire, fecero presto crollare l’interesse e scivolare il “gruppo” nel dimenticatoio.
Negli anni di internet questi fake album sono tornati in circolazione, guadagnando un interesse ridanciano e “cultistico”.
Se si fosse scoperto allora come stavano le cose, non penso che il pubblico metal si sarebbe divertito molto. Brani come “Metal Warriors” o “Manic Obsession” imbastivano una perfetta parodia del “sentire” esagerato e borioso del giovane pubblico borchiato ma in modo cinico e truffaldino. Molti di quei ragazzi al tempo erano davvero persi tra una retorica acerba ma insistita sull’appartenenza fraterna e la fascinazione per i negozi di ferramenta.
Interessante notare come oggi la situazione si ripeta ma sdoppiata. Da una parte ci sono gruppi creati con l’A.I. assolutamente inesistenti e che per certi versi suonano più intriganti delle band vere ma realizzati per burla sul web, e poi ci sono i progetti “veri” con il nome di una band e che dietro nascondono un solo polistrumentista che suona e fa tutto da solo. In questo caso, grazie all’outing di Bathory e poi con il fenomeno Burzum, la cosa non è più così scandalosa. Per il popolo metallico va tutto bene, purché non siano delle macchine a fare il lavoro degli uomini.

