Non ho vissuto direttamente gli anni caldi dell’heavy metal e questo mi ha dato una percezione storica un po’ confusa e influenzata da revisionismi, preconcetti e false idee. Per dire, io ero convinto che la fine di carriera dei Twisted Sister fosse intorno al 1987, quando uscì “Love Is For Suckers”. Per anni, da adolescente mi domandai come mai l’album che reputavo il più maturo, ben suonato e prodotto dal gruppo, fosse anche quello che ne decretò il fallimento. Oltretutto in un momento in cui il metal era ancora pienamente col vento in poppa, il 1987. Oggi ho capito una serie di cose a riguardo. Intanto quello non era un disco dei Twisted Sister. La band era praticamente già sciolta dopo l’insuccesso commerciale di “Come Out And Play” e Dee Snider si era “messo in proprio” o almeno pensava di poterlo fare. L’Atlantic però non se la sentì di pubblicare “Suckers” come disco solista e impose il brand più forte dei “Sisters” a Dee, anche se il gruppo non esisteva più e i musicisti originali non avevano suonato sul disco.
Se sono caduto in un abbaglio simile è colpa dell’etichetta che ha spacciato una cosa per un’altra, con tanto di nomi fasulli nei credits. Potrei fare un esempio diverso con il primo album solista di Don Dokken. Sulla copertina c’è ancora la scritta Dokken con il solito font, ma è chiaro che si tratti di lui e basta. Dentro ci sono i nomi dei musicisti del suo gruppo, non quelli di Pilson o Lynch. Anche i Black Sabbath hanno pubblicato molti più album di quanti effettivamente avrebbero dovuto con quel nome. In pratica tutti i lavori degli anni 80 dopo “Born Again” sono progetti solisti di Tony Iommi, solo che al tempo era usanza continuare a piazzare quello del gruppo a cazzo sulle copertine, fregandosene della realtà e della filologia creativa per vendere qualche copia in più.
Nel caso dei Twisted Sister, “Come Out And Play” è a tutti gli effetti il loro ultimo lavoro. Il che rende la cosa ancora più misteriosa, perché continuo a chiedermi come mai una delle band più rappresentative e di maggior successo degli anni 80, (“Stay Hungry” superò i tre milioni di copie) sia praticamente colata a picco nel bel mezzo di quel decennio dorato per il genere heavy.
Di motivi ce ne furono diversi.
Intanto uno: “Come Out And Play” non era esattamente ciò che i fan storici del gruppo volevano sentire. Era produttivamente più pulito e rifinito. Oggi tutti ne parlano bene e lo rispettano, ma al tempo i metallari, che erano quasi solo adolescenti pieni di paletti non mandarono giù, a detta dello stesso Snider, brani come “The Fire Still Burns” o “Kill Or Be Killed” e la title track, considerandoli esempi di uno stile rammollito e commerciale.
Io credo piuttosto che il problema fosse la qualità dei singoli, simili come stampi ai picchi di successo del precedente “Stay Hungry” ma meno efficaci. “You Want What We Got” è il fratello scemo di “ We’re Not Gonna Take It”; “I Believe In Rock And Roll” è un altro inno d’appartenenza come “I Wanna Rock”; “I Believe In You” per quanto bella è un’altra ballad sulla linea di “The Price”. Vero che non ci sono parentesi più oscure come “Burn In Hell” e “Horror-teria”, ma la maggior parte dei brani sono in puro stile Twisted Sister, nel bene e nel male e quello era il disco migliore che potessero fare allora. Non si svendettero al mercato e non soffrirono un calo d’ispirazione così vertiginoso. Certo, erano in crisi come band e molto stanchi dopo quindici anni a spingere da muli nella scena, ma oggi il pubblico ha riabilitato questo album e non li considera più fino a lì un gruppo da mettere in discussione.
Al tempo però le cose andarono davvero tanto male. Le vendite furono scarse e l’affluenza ai concerti pure. Snider decise di interrompere il tour inventandosi un’infezione alle corde vocali come scusa. A determinare la fine dei Twisted Sister ci si mise pure il famigerato PMRC, con le mamme anti-rock, le mogli dei senatori che attaccarono le band heavy metal più spregiudicate e oltraggiose. Queste trovarono in Dee Snider e Frank Zappa due antagonisti di ferro, intelligenti, colti e brillanti. Entrambi furono chiamati a deporre in una udienza surreale dove erano in gioco da una parte il bisogno morale di salvaguardare i giovani dagli artisti satanici e corruttori e dall’altra la libertà d’espressione su cui si basavano tutte le panzane retoriche dell’America.
Snider e Zappa ribatterono alla grande su ogni accusa. Dee in particolare fece una mossa geniale. Si presentò vestito da metallaro creando nell’accusa un’aspettativa bassa e sorniona, poi tirò fuori un foglio spiegazzato e iniziò a leggere un discorso scritto da lui lasciando a bocca aperta l’aula e gli accusatori per le argomentazioni e l’eloquenza. Non si aspettavano un cervello attivo sotto la folta chioma e le borchie. Non è un caso che si volesse chiamare a deporre uno come Vince Neil, che di sicuro avrebbe fatto il gioco dell’accusa, perché incapace di essere così istrionico e ficcante.
Purtroppo tutta l’esposizione mediatica che la vicenda procurò a Snider gli mise addosso una notevole pressione che lo logorò dentro. Inoltre questo spettacolo alla Perry Mason lo rese così popolare da creare nel pubblico dei Twisted Sister una specie di irritazione e diffidenza: “ormai sei troppo famoso, amico”. Snider faceva anche il presentatore di uno show musicale sul metal per MTV; diciamo che in quel periodo diventò una presenza molto frequente in TV.
E a proposito di TV. Proprio al riguardo dell’emittente MTV, bisogna ribadire quanto poco aiutò le band che fino a poco tempo prima erano state trasmesse di continuo favorendo il successo del canale. Per non avere grane e tutelare gli sponsor, la puttanella mediatica prese le distanze dai gruppi metal sotto accusa e iniziò a boicottarli e censurarli.
I Twisted Sister, proprio per via di Snider, divennero emblemi della battaglia contro il PMRC e quindi tra i più pericolosi con i quali farsi vedere in giro. Ecco perché il canale censurò senza appello l’intero video di “Be Cruel To Your Scuel”. Era un clip grottesco/horror surreale e divertente, anche per la presenza di Alice Cooper come ospite. Era un video molto ricco e ambizioso. Per gli effetti speciali la band si era affidata a Tom Savini quindi potevano risultare un po’ realistici, ma a riguardarlo oggi ci si rende conte quanto fosse innocuo e pretestuosa la decisione di vietarlo da parte dell’emittente.
Ovviamente i Twisted Sister ci misero del loro scegliendo come primo singolo di lancio la loffia cover di “Leader Of The Pack” delle Shangri-La. Non era ciò che il loro pubblico voleva sentire, è chiaro. Inoltre, per quanto oggi noi vediamo gli anni 80 come una distesa di opportunità per il genere, ci furono delle flessioni, dei cali e dei trend che si avvicendarono.
Un gruppo come i Twisted Sister aveva funzionato nel 1984, esattamente come nel 1983 erano andati a segno i Motley Crue con il video di “Looks That Kill”, ma dopo un anno già le cose stavano cambiando e tutto quel trucco, la boria e la violenza surreale, avevano stancato il pubblico, che adesso era pronto per la tempesta di lacca e lustrini del folletto Bon Jovi.
I Twisted Sister nel 1985 non solo si trovarono sfavoriti dalle nuove politiche di MTV, ma anche dalla propria incapacità di cambiare e adattarsi a un mercato diverso. Cercarono di rivendere un altro “Stay Hungry” e gli andò male. Ricordo che Snider si lamentò al tempo perché gli altri membri della band non crescessero come musicisti, rimanendo molto limitati rispetto agli standard tecnici generali delle nuove band metal e in sede d’intervista ricordo anche quanto poco ci mettesse a liquidare come “sacchi di merda” tutti quelli che non erano convinti della “crescita” artistica del gruppo. Per quanto fosse il tipico atteggiamento rock che ci si poteva aspettare da lui, non funzionò nemmeno quello.

