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Cyberpunk operaio e motori truccati – Il fallimento perfetto dei Rogue Male

Non sapevo nulla di questi Rogue Male. Sapete no che la NWOBHM ha avuto un suo momento dorato: dal 1978 al 1982 circa, poi subentrarono le band americane a farla da padrone ma per tutti gli anni 80 le riviste, specie quelle inglesi, tentarono di rilanciare la scena con nuovi nomi che secondo loro erano promesse e che invece sparirono in poco tempo dalla circolazione.

Kerrang!, per dire, dedicò una copertina a questi Rogue Male quando avevano a malapena registrato le prime cose, garantendo sul loro futuro strepitoso.

Sul numero 2 di HM c’è un’intervista al leader, l’irlandese Jim Lyttle, il quale alla domanda riguardante il futuro del gruppo, aveva le idee chiare e un motivato ottimismo: “cinque dischi in programma, tutti con un determinato tema portante”.
I Rogue Male ne avrebbero realizzato solo un altro, a parte quello d’esordio. Il debutto si intitola “First Visit” mentre il secondo è “Animal Man”.
Dei due conosco solo il primo, e per ora di quello vorrei scrivere.

Da subito sembra di ascoltare una versione più greve dei Motorhead (“Crazy Motorcycle”) ma i Rogue Male sono molto altro. Il sound è sozzo e diretto, però nei brani meno spinti, quelli in quattro quarti, c’è un’enfasi da stadio che ricorda i migliori Saxon (“All Over You”, “First Visit”) mescolata all’irruenza del punk dei Pistols (Get Off My Back).
La cosa che colpì molto i giornalisti e il pubblico del tempo fu il look del gruppo, in particolare il frontman Lyttle, vestito come un transfugo dal set di Mad Max o da un episodio minore di Kenshiro.

Il taglio di capello da moicano era in tinta rosso acceso; indossava sempre un vestito di pelle e borchie tempestato di pezzi di radio a transistor. Era un personaggio cyberpunk prima maniera che evocava scenari apocalittici; anche se poi molti dei testi delle canzoni erano incentrati pesantemente sulla crisi economica in Gran Bretagna.

Quindi ecco le catene di montaggio ferme e le file avvilenti per ritirare il sussidio (“Unemployment”); in un altro brano Lyttle urla di collasso della civiltà e violenza urbana (“Look Out”). A questi episodi si alternano inni in difesa della propria dignità come “Get Off My Back” e paesaggi di assoluta distruzione (“Devastation”), con quel riff alla Black Sabbath che rutila come un muletto su baracche e corpi carbonizzati.

Lyttle nel 1985 era un giovane molto sicuro di sé, incapace di accettare qualsiasi etichetta riguardo la propria musica (“noi facciamo Rogue Metal”) e rifiutando di riconoscere debiti con qualcuno, persino i Motorhead.

La band era sotto contratto con la Music For Nations, che al tempo distribuiva i Metallica in Europa. Grazie a loro e l’hype generato da Kerrang, i Rogue Male diventarono presto un ottimo fenomeno underground dalle incoraggianti prospettive commerciali.

Subentrò il colosso Elektra Records che li scritturò per la distribuzione americana. Quando però il gruppo partì per il tour negli Stati Uniti non ricevette alcun supporto dall’etichetta, che non sapendo bene come vendere quell’intruglio puzzolente di punk operaio e metal apocalittico, finì per lasciare i Rogue Male a loro stessi.

I ragazzacci si indebitarono e dopo aver inciso il secondo album tennero duro un altro po’, ma nel 1987, scoraggiato e ferito dal sistema discografico, il guerriero metropolitano Jim Lyttle si arrese.

I problemi però non si sciolsero con la band. L’irlandese aveva firmato un contratto (capestro) con il management/casa di produzione britannica originaria (la RM2K / l’entourage iniziale) e con la Music For Nations, che prevedeva il totale controllo da parte dell’etichetta e il risarcimento di tutta una serie di investimenti fatti.

Altro che Interceptor e lotta di classe, per Lyttle la guerra si consumò in tribunale e durò sei lunghi anni, al termine dei quali però il marchio Rogue Male ne uscì pulito e Jim fu libero di rimettere mano al catalogo della band e ricominciare.

Oggi i Rogue Male non se li ricorda più nessuno, ma sembra che il piccolo irlandese abbia alla fine rimesso in piedi il progetto e lo porti avanti con ritrovato orgoglio ed entusiasmo. Non ne so nulla e non me ne frega granché.
Peccato però. Se ascoltate “First Visit” vi accorgete che la band aveva una discreta dose di energia. Forse erano troppo punk per i metallari e troppo metal per i punk; giravano in un periodo in cui queste due fazioni, specie in Inghilterra, non si sopportavano granché.