Non credo che sappiate molto di questi Chequered Past, io stesso me li sono trovati davanti per sbaglio mentre sbocconcellavo un vecchissimo numero di HM. Vi assicuro però che si tratta di una chicca e che vale la pena dare un ascolto al loro (unico) album.
Uscì nel 1984 ma sulle riviste italiane li recensirono un paio d’anni più tardi, segno che la distribuzione fu piuttosto travagliata.
Anche se il nome non vi dirà nulla conoscerete alcuni dei musicisti coinvolti. Intanto alla chitarra c’è Steve Jones dei Sex Pistols che non devo spiegarvi chi sia; il motore ritmico è quello dei Blondie: vale a dire Clem Burke alla Batteria e Nigel Harrison e fin qui, cazzo se non è un bell’assortimento.
Il vocalist è Michael Des Barres, uno capace di tranciarvi in due con acuti gutturali e fomentarvi come un Joe Elliot vitaminizzato. Avrebbe in seguito sostituito Robert Palmer nei Power Station; altro supergruppo che amo di brutto.
Per concludere questo snocciolamento della line-up c’è pure un certo Tony Fox Sales (chitarra ritmica) che è quello meno appariscente di tutti ma di sicuro l’elemento più intrigante per le congetture che può suscitare. Intanto prima di unirsi ai Chequered Past aveva collaborato con un non facile Iggy Pop e poi assieme al fratello avrebbero aiutato Bowie a mettere in piedi un progetto quasi metal; i Tin Machine. Incastrato in un pop-decadente e plasticoso di “Never Let Me Down”, Bowie cercava proprio una fonte fangosa in cui infettare di nuovo il proprio corpo artistico e rigenerarsi in una formula più icastica e violenta; lo stesso mangime che aveva dato vita ai Chequered Past sarebbe diventato carburante per i Tin Machine.
Per quanto riguarda però i primi, hanno avuto un bell’ardire di congiungere l’hard rock melodico americano degli anni 80 alle sferzanti schitarrate della new wave inglese. Per sommi capi ci sono pure riusciti. Il sound davvero è in perfetto equilibrio tra questi due mondi stilistici e l’approccio dei brani è quello da locale per spogliarelliste (“Let Me Rock”) o da scorrazzata urbana in motocicletta (“A World Gone Wild”).
E a proposito della canzone citata qui sopra, è messa all’inizio ed è una possente commistione di Cult e Fastway.
Probabilmente al tempo in cui uscì, il disco si perse in mezzo al marasma di metal e rock duro, non godendo della giusta considerazione. Ci sono brani di alta qualità, come “Underworld”, tra Bruce Springsteen e gli Hanoi Rocks e la bellissima “No Knife”, una ballad vicina all’anima del vecchio glam degli anni 70. Des Barres definì ironicamente la proposta musicale del gruppo come i “New York Dolls in una casa di cura per anziani”.
Di solito il problema di questi album “ponte” tra generi diversi è la mancanza di un singolo in grado di spaccare le classifiche e imporsi su MTV.
Purtroppo, nonostante il dispiegamento di forze, il produttore Michael James Jackson (salvatore dei Kiss nell’era “Creatures Of The Night”) i Chequered Past, decadenti e aciduli, pur con una bella botta squadrata da headbanging anni 80, non riuscirono a cavare un ghiotto coniglio da lanciare nella bolgia lupesca delle super-hit.
Così l’omonimo album del gruppo rimase un incipit accattivante e a tratti brillante ma commercialmente un prodotto troppo hard rock per gli amanti del sound new wave e del punk britannico e una formula eccessivamente spigolosa e varia per il pubblico di Bon Jovi e dei Dokken.
A complicare la situazione ci si mise pure un patto di rimanere “puliti” che i musicisti coinvolti, tutti reduci da una lunga e dura disintossicazione, non rispettarono.
Già durante le sessioni di registrazione e poi nel tour di supporto all’album, le droghe crearono situazioni a dir poco instabili e imprevedibili.
Inoltre, dato che Michael Des Barres era sposato con Pamela Miller, vale a dire la più famosa groupie della storia del rock (membro delle GTO’s di Frank Zappa e autrice del best-seller I’m with the Band) questo attorniò il gruppo di una fama molto dissoluta e glamour che non aiutò la concentrazione degli elementi coinvolti.
Per concludere c’era quel pazzo incurabile di Steve Jones, famoso per aver rubato l’attrezzatura a Bowie per usarla con i suoi Sex Pistols, che visti i problemi economici e di droga, faceva sparire chitarre e altri strumenti messi a disposizione dalla Emi per il gruppo.
Un grande e irresistibile casino rock and roll, non c’è che dire.
Pensate che la Emi capì fin dal primo concerto della band, al Palms di Milwaukee, che dare fiducia a quell’assembramento era stato un errore. I dirigenti si aspettavano un raffinato ensamble power-pop e invece si ritrovarono questi allucinati musicisti guidati dal frontman Des Barres che si esibiva in pose trasognate e quasi nudo e il solito Jones che martoriava la chitarra, sbavava, sputava e insultava il pubblico delle prime file con furia inaudita.
Però vi assicuro, il disco è davvero fico, in particolare la versione stradaiola e irridente di un classico del country di Waylon Jennings, “ Are You Sure Hank Done It This Way”.

