Una mattina, durante il Deathfest di quest’anno, mi ero buttato in tenda per riposare un attimo dopo una nottata di bevute, death metal e tanti circle of pit.
Accompagnato dalla musica dei miei compagni di campeggio, che allietava il mio ristoro, mi ritrovai con l’orecchio destro che ascoltava “Black One” dei Sunn O))), il lato sinistro era tartassato di musica elettronica, mentre della gente camminava di fronte a me ascoltando sigle degli anime giapponesi. E in un mix simile di suoni così contrapposti tra loro mi dissi: ma che cazzo…!
E niente, non avevo una intro migliore per poter spiegare ciò che è stato per me ascoltare le Broken By The Scream. Un “gruppo” giapponese, idol & metal, che rappresenta uno dei rari motivi per cui io non cancello ancora i miei profili social.
Perché molte volte mi alzo la mattina e penso: voglio chiudere completamente con i social! L’algoritmo mi ha rotto i coglioni! A volte sembra che l’algoritmo decida ciò che deve piacermi e devo sentire. Sono in balia di esso nel cosiddetto rabbit hole; ma altre volte l’algoritmo mi serve, soprattutto quello di Instagram, un social che uso maggiormente e sapete perché? Perché se gestito bene l’algoritmo su Instagram ti regala perle.
Ultimamente mi sta facendo scoprire nuovi film che non conoscevo e mi sono appuntato una bella lista. Altre volte mi fa conoscere gruppi e musiche che, se mi fossi fermato al mio solito mercato dei blog che seguo, e al solito passaparola circoscritto tra le mie amicizie, sicuramente non avrei mai scoperto. Quindi ben venga.
Ed è lì che ero seduto, sul cesso, bloccato a vedere il classico Reels segaiolo metallaro di un minuto, dove c’è una persona che va a un festival e chiede a varie persone se fare un growl è più difficile che cantare normalmente. E dico segaiolo perché poi appare ovviamente tra le tante varie persone il mio fetish per eccellenza: la ragazza orientale. Quindi finito il mio attimo di pausa e pulito con il kleenex di ordinanza, decido di andarmi a informare su questo progetto.
Broken By The Screen, cosa sono?
Allora, non so se vi ricordate le BABYMETAL. Non perché questa band sia un loro clone o qualcosa di lontanamente simile, ma per spiegarvi proprio l’andazzo.
Questo è il classico gruppo musicale che, se non hai ascoltato le BABYMETAL almeno una volta nella tua vita (un ascolto al di fuori del classico uomo sudato che ricorda l’insegnante di ginnastica delle medie), non sarai mai capace di comprendere. O forse lo comprenderai lo stesso, ma avrai una lacuna che non ti permetterà appunto di apprezzare a pieno questo progetto.
Le BABYMETAL quindi sono una band necessaria, come punta dell’iceberg, per accedere alle profondità oscure degli ascolti giapponesi di cui nessuno sentiva il bisogno ma ei, uno non può passare tutto il tempo solo a vedere film porno pixellati, o no?
Signori, ecco a voi il kawaii metal…
Ok, per ora non dobbiamo fraintenderci, perché prima di loro, ci sono già stati progetti simili, ma sempre fermi nella scena underground.
Abbiamo dovuto attendere un boom dall’oriente per scoprire che c’è qualcosa che suona nel sol levante e non sto parlando del solo Kpop.
Quindi le Broken By The Scream cosa sono?
Letteralmente quattro ragazze con tre stili vocali diversi che mischiano nel loro calderone modern metal o metalcore o melodic death metal influenzato dal metalcore, insomma, una cosa che i vecchi odiano a prescindere.
Io so solo che non ho mai capito perché i giapponesi stiano in fissa con questo melodic death suonato in stile metalcore a idol music.
Ok, non vi devo stare a spiegare cos’è l’idol music, o cosa sono le idol e basta. Magari in futuro torneremo sull’argomento con altri progetti a tema, ma ora dobbiamo parlare di metal, no?
Quindi abbiamo quattro belle ragazze che cantano con growl, scream e voce pulita, vestite in stile kawaii, accompagnate da tre strumentisti (perché loro non devono suonare, ma ballare e cantare).
Quindi siamo al di fuori proprio degli schemi delle BABYMETAL, ma con uno stile sonoro simile, se potremmo definirlo, data l’aggiunta appunto delle voci sporche.
Cosa abbiamo sul piatto?
Un progetto feticcio, un qualcosa che il metallaro medio (che brutta parola), che l’ascoltatore medio di questa scena musicale non ascolterà mai, a meno che non abbia dei feticci come il sottoscritto: un feticcio per la scena giapponese e per la sua animazione.
Ma non parlo degli anime, quelli ultra underground anni 80-90, gore and violence, ma anche quelli più post moderni, più 2000-2010.
Sì, sapete, quelle storie d’amore non violente, quel mondo di videogiochi basato sulle relazioni, sullo stare bene, sull’andare a scuola, quelle cazzate lì.
Sto parlando dei La Sad ma con quattro ragazze che fanno metal e che non suonano come un dito nel culo insomma. Che poi a pensarci anche i La Sad derivano dalla scena metalcore.
Ho cercato di ascoltare l’intera discografia, ma diciamocelo: a lungo andare un genere come questo rischia di diventare ripetitivo perché la formula proposta è sempre la stessa.
Quindi mi sono soffermato più sull’ultimo disco che, a detta di Enciclopedia Metallum, è quello che gli ha permesso di entrare di ordinanza nella loro lista, perché è il primo lavoro “veramente metal” che fanno.
Gli altri non erano abbastanza metallosi per essere inseriti nel roster di Encyclopedia M.
Cioè, alla faccia dell’elitismo, mi verrebbe da rispondere a questo punto, ma ehi chi sono io per giudicare?
Mi sono soffermato molto su quest’ultimo album, “Solar Strain”, e posso dire che è stato un ascolto molto catchy.
Ci sono delle tracce davvero interessanti (“Chocolat the End”, “Troublemaker”) che ti entrano davvero in testa.
Però non abbiamo la band della rivelazione. Musica come questa ne sentimmo già un sacco di volte (per chi segue la scena). Ne posso citare a dozzine, posso fare una bella lista, ma ne vale veramente la pena? No. A che serve?
Alla fine la nostra cultura non deve ricordarci ciò che è stato, ma permetterci di comprendere ciò che è oggi.
Io oggi sto parlando delle Broken By The Scream; progetto, secondo me, interessante, seppur parliamo di quattro ragazze con turnisti. Infatti, se vedete una foto, i 3 ragazzi sono mascherati stile… Slipknot? Nu metal? È come il mondo del porno giapponese: l’uomo mette solo l’arnese.
Ho visto anche dei video di alcuni loro concerti. Ho visto gente che fa circle of pit, che esulta e balla ma senza i classici bastoncini colorati stile idol.
Forse dovrei vedere i live in Giappone, ma ciò che conta è che vedevo la gente felice. Rideva sotto al sole cocente (beati loro, io superati i 25 gradi finisco al pronto soccorso).
C’era gioia, voglia di divertirsi, voglia di rompere gli schemi, di non ascoltare per l’ennesima volta la solita minestra riscaldata, ma dire: oggi voglio farlo strano!
Un po’ come se un metallaro italiano oggi andasse ad ascoltare i La Sad, perché sì è drogato male, è in after e vuole divertirsi. Ma fallo, qual è il problema? Mica ti cade il cazzo, dopo!
Ma non è tutto oro ciò che luccica, perché dopo numerosi ascolti è chiaro che buona parte dei suoni devono il merito allo studio di registrazione e alla post produzione.
Nel live ho notato che la presenza del growl è molto inferiore a quella del disco. Sarà stato il mixing, sarà stato il fonico, sarà stato che forse in studio lavorano molto di più per potenziare il suono della voce della cantante.
Non saprei dire, non mi interessa, non sta a me.
Però, però è chiaro che è un progetto che in studio mostra meglio le sue capacità (sonore) che in live. Ma live e studio sono due concetti completamente diversi. Il più delle volte ciò che conta è che questa scena musicale in Giappone non è mai morta e la gente vuole solo chinarsi per sbirciare sotto la gonna, mica solo ascoltare. Anche l’occhio vuole la sua parte.
In conclusione ci ritroviamo un album carino ma con il retrogusto di raccolta di sigle animate per il quarantenne che va a comprare i manga d’amore dicendo che sono per la figlia adolescente.
Promosse? Sì. Voto? Eh, non molto alto: un 7 su 10. Va bene per un ascolto estivo, va bene per passare un viaggio in auto con gli amici divertendosi inserendo una loro canzone nella playlist di viaggio tra un pezzo thrash e uno goregrind; niente di più, niente di meno.

