90/100 su Metal Forces – La grande illusione d’oltremanica degli Elektradrive

Mentre controllava gli ultimi arrivi nella redazione di Metal Forces, Dave Reynolds rimase colpito da questo vinile di una band chiamata Elektradrive. Nonostante i nomi finti all’inglese, erano italiani e per un giornalista british poteva voler dire solo una cosa: il solito disco di serie B. Lo mise su e ascoltò con pazienza.

Vero, la produzione lasciava a desiderare ma la capacità dei musicisti, le atmosfere originali create con le tastiere e soprattutto la voce profonda e potente del cantante (oltre a una caratura di indiscutibile qualità delle canzoni, tra Dio, Maiden e Michael Schenker Group) non lasciavano alcun dubbio che si trattasse di una grande band. Scrisse una recensione entusiasta e diede al gruppo 90/100. Band inglesi e americane prodotte da paura, in quello stesso periodo avrebbero pagato qualsiasi cosa per ricevere un voto simile e lodi sperticate da Metal Forces.

Anche Kerrang, non si sa come, ricevette il vinile e confermò la grande levatura degli Elektradrive. Dall’Inghilterra le riviste metallare più importanti raccomandavano a gran voce di comprare l’album “…Over The Space” dei fenomenali Elektradrive. Purtroppo non c’era un solo negozio in tutta la Gran Bretagna che avesse una copia del disco sugli scaffali.

Anche dall’Olanda e altre parti d’Europa sentirono il vinile e lo recensirono benissimo; il problema però rimaneva lo stesso: “…Over The Space” non si trovava da nessuna parte.

La Discotto Records, etichetta che aveva prodotto l’album, era specializzata nella Italo Disco e si muoveva bene principalmente sulla riviera romagnola. Non erano certo stati loro a mandare i promo alle riviste estere; probabilmente ci aveva pensato la band. Loro no e questi responsi non turbarono granché le quasi nulle strategie distributive intorno all’album degli Elektradrive.

Anche volendolo, la Discotto non avrebbe avuto la più pallida idea di dove inviare gli scatoloni con i vinili, a quale indirizzo di quei negozi inglesi, tedeschi e olandesi.

Chiaramente quel lancio impensabile dalle pagine più prestigiose e influenti del circuito metallaro aveva fatto sperare in qualcosa di grande per gli Elektradrive e riempito di prestigio l’esordio della band, ma tutto il potenziale appassì.

L’etichetta stampò una tiratura iniziale standard (generalmente una roba tra le 1.000 e le 2.000 copie). I ragazzi della band si diedero da fare e riuscirono a piazzarne una parte grazie al passaparola, ai negozi specializzati di Milano, Torino e Roma, e al mini-tour italiano di dieci date fatto a marzo del 1986. Poi arrivò il patatrac: la Discotto fallì e il tribunale bloccò il magazzino con le copie. Il sequestro giudiziario impedì al gruppo di ripartire con le vendite: i vinili rimasero a marcire nei capannoni e oggi, proprio gli originali di quella tiratura valgono un sacco di soldi in rete.

Anche in Italia, riviste come HM e Rockerilla sostennero il gruppo, scrissero bene del disco. Beppe Riva coniò la definizione di “Space Metal”, spiegando in parte come mai gli Inglesi erano impazziti per gli Elektradrive.

La matrice metallica era più o meno la stessa di tante altre band, d’accordo, ma quegli intro e arrangiamenti di tastiera surreali e fantascientifici, uniti alle tematiche di altri mondi, favorirono questa dimensione “spaziale” in modo decisivo, spingendo il materiale in una sorta di dimensione avveneristica molto intrigante.

Brani come “Time Machine” possedevano il tiro dei grandi, la levatura tecnica e la genuinità di chi non stava semplicemente “rifacendo il verso” ai propri miti all’estero, ma esprimeva una creatività heavy diretta e possente.

Tralasciando gli pseudonimi anglofili con cui si firmarono quei ragazzi di Torino, nell’illusione di essere presi per un gruppo straniero o per semplice auto-suggestione, però va detto che potevano nel 1986 potevano guardare negli occhi chiunque.

Elio Maugeri era un cantante meraviglioso, davvero competitivo sul piano internazionale: ottima pronuncia, grande eleganza vocale. Altrettanto si può dire del chitarrista Falovo, co-autore insieme al singer di tutte le canzoni. Pure lui suonava assoli con i contro-cazzi per essere un italiano degli anni 80. Mi soffermerei però soprattutto su Eugenio Manassero. Era lui il responsabile di quelle intuizioni sci-fi, tra tastiere e synth, così audaci e spericolate da sembrarmi degne di un progster di razza.

Non si trattava dei soliti tappeti sonori messi lì per espandere il suono intorno alle chitarre o per fare scena: erano ingredienti necessari per spingere tra le stelle le canzoni, anche prendendo la rincorsa sul terreno vischioso delle dissonanze.

So che Beppe Crovella si occupava lui del mixer. Li produsse e in base ai credits, pare che mise mano ai pezzi. Il gruppo sembra non fosse felice di questa cosa, sentendosi defraudato del proprio materiale a causa del budget risicato. Non so esattamente cosa voglia dire. Forse dovettero incidere in fretta e affidarsi poi a Beppe, che rimasto da solo in studio, finì di confezionare a modo suo l’album.

Non so, non voglio minimizzare il lavoro di Crovella. Era pur sempre il tastierista del gruppo prog Arti e Mestieri e sarà stato utile non solo con i volumi, ma anche rendere al meglio quelle tastiere fichissime. Ovviamente parliamo di cornice, i brani si sarebbero tenuti in piedi pure senza quel lavoro produttivo intorno.

post-scriptum: Dopo qualche giorno dalla pubblicazione di questo articolo, in un post su facebook gli stessi Elektradrive hanno ritenuto di arricchire il nostro pezzo con una serie di precisazioni e curiosità in più. Lo riportiamo qui sotto per intero.

La descrizione fatta da Sdangher sulla pubblicazione di quest’album corrisponde tutto abbastanza a quanto ci è successo nella realtà dei fatti, purtroppo … 😐 credevamo parecchio in quello che avevamo scritto e nelle nostre idee musicali, e nel potenziale della band, tanto da impiegare idee e mezzi e denaro per realizzare quest’album, ci teniamo comunque a fare due precisazioni: l’album fu prodotto a livello esecutivo da noi, vale a dire il master ricavato dalle sessioni di studio fu INTERAMENTE pagato da noi. Però per avere il disco stampato, dovemmo firmare il contratto con cui cedevamo la proprietà del master ai gentiluomini della Discotto Metal 😖. Prassi che capitò probabilmente ad altri gruppi coetanei della NWOIHM e come se non bastasse, non solo fecero nulla in fase promozionale appena uscito l’album, ma come descritto nel post, pensarono bene di fallire un mese circa dopo l’uscita dell’album, lasciandoci letteralmente “a piedi” con una manciata di copie dateci (forse 20?) e tutto la promozione da fare alle riviste, e stampa europea. Per quanto riguarda tutte le copie stampate (non ricordiamo se fossero 1000 o 2000), pensiamo siano state prese da chi ha rilevato il fallimento della label e re-immesse nel mercato, non sappiamo e non seguimmo quanto tempo dopo l’uscita dell’album….
Per quanto riguarda la produzione artistica dell’album, è stata fatta INTERAMENTE dagli ELEKTRADRIVE + B. Crovella, come indicato nelle note di copertina, a iniziare dalle sessioni di registrazione, dalla scelta dei suoni, dell’arrangiamento e per finire nel mixing finale. Il sound che ne è venuto fuori è esattamente quello che avevamo in mente di creare per il nostro primo album. Sempre considerato il budget modesto di produzione a disposizione e la situazione di gruppo autoprodotto con indie label. Ai tempi eravamo molto nel metal classico tipo Dio, Iron Maiden, Judas Priest, Ozzy, ma allo stesso tempo ascoltavamo di tutto ed eravamo rimasti molto colpiti dai Gamma di Ronnie Montrose, che facevano hard rock classico di tipo americano, ma con l’utilizzo di tastiere/synth molto sperimentale, e così ci ispirammo abbastanza a quell’idea, cercando di fondere i pezzi di metal a “riff blindati” con atmosfere un pò science-fiction con l’utilizzo delle tastiere e dei synth.