Verso la fine degli anni 80 inizio 90 la grande sbronza che mi ero preso per l’heavy metal mi stava lasciando con un mal di testa tremendo e un sacco di pensieri: malinconia, amarezza, senso di vuoto.
Non credo fossero i dischi che uscivano, in fondo erano bellissimi, c’era davvero roba che poteva fare la differenza: gli Slayer avevano pubblicato “Season in the Abyss”, un album fantastico; i Metallica superarono se stessi con il “Black Album” e via via, tutti facevano dei gran dischi che oggi ricordiamo come pietre miliari.
Nei bar c’erano i jukebox laser disc, mettevi i soldi e potevi vedere anche il video, pazzesco se ci penso, fino a poco tempo prima sentivi i 45 giri nei jukebox, gracchiavano e se gli tiravi un cazzotto capace che riuscivi a far saltare la puntina e ripartiva, non dico dall’inizio però magari a metà canzone.
All’improvviso in queste fantastiche, futuristiche e rivoluzionarie macchine comparvero dei nomi che non avevamo mai sentito: Pearl Jam, Nirvana … e chi cazzo sono?
Beh a qualcuno venne in mente che si doveva provare a capire cosa facessero, perché sennò il dubbio ci avrebbe consumato.
Nel frattempo avevo imparato a suonare la chitarra.
Passavo davanti all’unico negozio di strumenti musicali nella cittadina vicina e vedevo una Fender Stratocaster nera con battipenna bianco, come quella che usava Dave Murray nei primi Maiden.
Me la sognavo tutte le notti, costava un sacco di soldi, 1.200.000 lire, lavoravo e la paga era 900.000 lire, toccava mettere via per prenderla, ma non era facile perché comunque era un budget importante per un operaio.
Misi da parte abbastanza per prendere un imitazione che però era tutta bianca e non era Fender, suonava abbastanza bene, una classica imitazione della Strato che ai tempi faceva faville tra gli sfigati. Ometto la marca, non frega un cazzo a nessuno tanto.
La verità è che suonare in elettrico non è come in acustico, se vuoi fare una certa musica ti serve un ampli che spinge, un pedale che distorce e vabbè uno straccio di accordatore perché a orecchio stai lì una settimana a tirare corde prima che becchi l’intonazione.
Nel frattempo, nonostante il mio impegno, suonare metal mi sembrava quasi impossibile. Ma come cazzo faceva sta gente a fare quei riff?
Come diavolo sia possibile che non riesco a fare le canzoni che mi piacciono usando gli accordi che ho imparato?
La risposta era molto semplice, ma ve la racconto un’altra volta…
Fatto sta che volevo suonare, avere un band, fare qualcosa, non lo so, che cazzo io avevo la chitarra, sapevo fare qualcosa, da qualche parte dovevo pur iniziare.
Passavo le serata al bar del paese, era un misto di generi di specie umana che qualificherò solo ed esclusivamente secondo il mio giudizio di attento ascoltatore di musica.
C’erano i freak, (ancora loro? Sì dio cane, ancora, vabbè), c’erano i marmocchi del metal scoperto ieri mattina e infine c’erano i residuati della new wave.
I residuati avevano creepers nere, pantaloni neri strettissimi, giacche nere , camice nere, anelli di argento e poi solo dio sa di cos’altro di nero erano capaci, ah i capelli, tinti di nero ovvio, mezzi punk mezzi all’indietro e mezzi sa il cazzo.
Era gente strana, ti parlavano di gruppi con dei nomi tipo Joy Division, Cure, ma ti parlavano anche di U2, The Cult, The Church, Lord of the new church e via via, sembrava un misto di gotico unito al punk mischiato con qualcosa che non saprei… ah sì , il nero!
Stavo sempre lì a conversare di musica quando uno di questi “neri”, mi disse: “ma tu suoni?”
Porca troia era da una vita che speravo in una domanda simile, cioè di solito nessuno spera in una domanda ma quella era la cazzo di domanda!
Ebbene sì, “sì, suono”. Il tipo mi chiese se volevo vedere le prove della sua band.
Ci andai, ci andai dopo una settimana di menate mentali, tipo che loro avevano 10 anni più di me, e io ero senza esperienza, quindi beh voglio dire lo sappiamo tutti come gira il mondo quando hai 18 anni e uno di 28 ti dice vieni da noi a suonare, mica ‘na roba facile.
La band suonava a 15 minuti a piedi da casa mia, verso il sottomontagna, quindi c’era da farsi una bella scarpinata per andare al paese sopra il mio, scarpinata con chitarra a spalla, inverno, niente male, si suda meno.
Cosa volete che vi dica: erano fantastici! Suonavano benissimo, e io, beh ero bravo quanto può’ essere brava una merda sul marciapiedi, però mi fecero cantare, e sapevo cantare.
Le ore passate ad ascoltare musica davanti allo stereo cantando le canzoni delle mie band preferite e sognando di diventare musicista mi avevano ben allenato, peccato non fossi altrettanto bravo con la chitarra, ma le loro canzoni dark rock in italiano erano semplici quindi riuscii in poche prove a diventare cantate e accompagnarmi pure con la chitarra.
Sono stati anni di palestra totale, allenamenti e ho imparato cos’era un mixer, i vari pedali per la chitarra, ho imparato a stare in una band di figli di puttana in cui uno si faceva di eroina, l’altro viveva per la coca e il restante era un cannone dietro il successivo senza parlare. Non abbiamo mai bevuto un sorso di acqua in sala prove o nei piccoli concerti che facevamo nei bar della zona.
Era uno sballo senza fine, ed era anche senza fine come mi maltrattavano e bullizzavano. Ovvio che io non ero un bambino debole, anzi hanno rischiato che gli facessi il culo un paio di volte, ma all’epoca eravamo tutti rispettosi di chi aveva più anni di te, quindi l’idea ti staccagli la testa e cagarci dentro l’ho dovuta allontanare in molte occasioni.
In quei giorni i Litfiba erano un esempio di come si poteva far rock partendo da una certa wave, ma noi non eravamo capaci e non volevamo diventare dei tamarri simili, quindi restammo tamarri a modo nostro ma senza andare da nessuna parte.
Eppure nel tempo maturai la convinzione che stavo facendo qualcosa di sbagliato. Non ero soddisfatto, non mi piaceva suonare così, ero incompleto, mi era rimasto sul gozzo il fatto che le mie mani non riuscissero a suonare metal. Sì maledizione, suonavo bene, dopo due anni con quella band di teste di cazzo suonavo bene ma non sapevo suonare metal, col punk riuscivo ma pezzi metal zero, porca la miseria.
Un giorno fuori dal bar passa un tizio, si ferma a prendere una birra, capelli lunghi biondi, accento ossolano, cioè zona Domodossola. Ha una maglia degli Exodus, si ferma mi guarda e dice: “tu sei il maury?”
Pensavo volesse scazzare per qualche figa o altro di simile…
“Sei il maury che suona la chitarra?” Sì dico io, ma vedendo la maglia degli Exodus, nonostante avessi i capelli lunghi ma ero vestito di jeans, un po come Lemmy per capirci, ah dimenticavo di new wave io non avevo un cazzo, vabbè, comunque gli dico che non sono capace di fare metal e che qualsiasi cosa avesse intenzione di chiedermi riguardo la chitarra e sul suonare in giro di sicuro c’era di meglio.
Paolo, così si chiamava, mi disse di avere un gruppo thrash metal e che cercavano un secondo chitarrista. Mi avrebbe insegnato a suonare i palm mute, gli stop and go tipici del genere.
Quel pomeriggio ebbe un aspetto catastrofico sulla mia vita: dovevo mollare i drogati di merda e tornare alla mia origine perché lì avrei trovato tutte le risposte.
Paolo lavorava in una fabbrica lì vicino e la sera dopo il lavoro veniva a casa mia e mi insegnava a suonare. Cazzo se era bravo, mettevi su un disco dei Metallica e gli andava dietro, suonava da paura, assoli, riff, tutto.
Ci vollero mesi e mesi di duro allenamento ma finalmente sapevo suonare alcuni riff dei Metallica e sapevo fare palm mute e riuscivo a suonare come un vero chitarrista thrash. Almeno così credevo.
Non c’è nulla la mondo di più importante della fede… per prenderlo nel culo. Più credi e meno sai, più credi e più vivi nella tua tua fede in ciò che credi finche non diventi un coglione che non vede più il mondo e la propria posizione all’interno di esso.
Finalmente ero pronto, mesi e mesi dopo. Presi il treno e andai a Domodossola alla loro sala prove. Conoscevo solo Paolo gli altri non sapevo chi fossero. Solo che si chiamavano Distorted Violence, un nome fantastico , altro che quelle cagate new wave drogate. Ah comunque anche io ero un po’ drogato non tantissimo ma lo ero, cosa volete farci all’epoca era così.
I Distorted da buoni ossolani delle montagne oscure bevevano come delle spugne: birra, jegermaister e altro. Zero droga, zero depressione, erano metalhead thrasher, quindi oltre al look avevano la giusta attitudine.
Alla stazione del treno venne ad aspettarmi il loro cantante (ancora oggi è tra i miei migliori amici). Lui venne e fummo felicissimi di conoscerci e parlare di dischi e tutto come se fossimo dei fratelli che non si vedevano da tanto tempo. Ero di nuovo parte della tribù’; cazzo se ero felice!
Il loro bassista era incredibile: suonava riff di chitarra con il basso. Gabry era ed è tutt’oggi davvero bravo. Ora suona il basso negli Extrema, grande e seminale band di Milano.
In sala prove loro scatenarono l’inferno, l’apocalisse era lì vicina la vedevi arrivare. Quegli ampli erano di un volume che io avevo sentito solo ai concerti veri, ampli terribili, Marshall icm 800, roba da tirare giù i muri di quella piccola cascina al bordo strada nella buia terra dell’ossola.
Era inverno e suonai di merda, non perché era inverno, ma perché facevo cagare come chitarrista.
Niente da fare, loro furono gentilissimi e capii che non potevo diventare così bravo in pochi mesi, non era possibile.
Tornai a casa con la piva nel sacco e i sogni infranti, lasciai per sempre il mondo della wave, andassero affanculo, e passai il mio lungo inverno del mio scontento convinto che: ah sì, io un giorno sarei riuscito a suonare metal e thrash come dio cazzo comandava!!! Un giorno. Prima o poi.

