Squarci stellari, galassie in fiamme, pianeti misteriosi colmi di vita diversa dalla nostra, continuum spazio temporali in cui Copernico, Galilei e Giordano Bruno sognavano cose mai pensate prima, descritte in tomi come “De l’infinito universo et mondi” o il “Sidereus Nuncius”. Attraverso i secoli tali ingegnose speculazioni hanno attecchito senza mai apparire troppo nitide. Non siamo soli nell’universo, piace pensare, ma per adesso nessuna tangibile ufficiale rivelazione ci è data. Macchinazioni fantascientifiche hanno però suggestionato, ossessionato e guidato l’intera esistenza di un personaggio unico nel mondo dell’heavy metal: John Cyriis, deus ex machina degli Agent Steel e non solo. Il primo mistero è la sua vera identità: il nome reale potrebbe essere uno a scelta tra João Campos / Jean Pierre Camps / John Camps. Nasce a Santos, Sao Paulo in Brasile nel 1963 e da allora il mondo metallico non sarebbe più stato lo stesso. Un uomo enigmatico, oscuro, irascibile, psicotico, capace di catalizzare su di sé l’attenzione, molto nel male, poco nel bene, e che se non fosse per la sua splendida voce e le enormi capacità di scrittura,sarebbe forse oggi sperduto in qualche baracca nell’Illinois con un berretto di stagnola, attaccato al computer per cercare alieni con il programma S.E.T.I.
In casa Campos, a Los Angeles, la musica non manca mai; il padre è un fanatico dell’opera e non perde mai un attimo per piazzare nel giradischi un’aria classica o un concerto barocco. Tanto che João vi si appassiona alla svelta e a 11 anni imbraccia la prima chitarra acustica, mentre a tempo perso disegna navicelle spaziali e sagome di Grigi. Intanto si compra un microfono SM58, che era in vendita per 80 dollari al Guitar Center, e comincia a guardarsi in giro per trovare una band in cui poterlo usare. Ci prova con i Medusa nel 1983, ma il gruppo dal suono “elegante”, gli preferisce un tizio con la maschera e lo cestina. Con i Vermin le cose vanno meglio, per un periodo sta con loro, suonando anche qualche concerto locale, e incidendo un demo tape. John però sogna di più, e non è mai pago di sperimentare musicisti e gruppi diversi. Incontra nel mentre due fratelli, Phil e Tony Sardo, e affascinato dalla loro personalità (gli faranno scoprire i Mercyful Fate, di cui si innamorerà perdutamente) accetta di entrare negli Sceptre, band fondata dai nuovi amici di João. Un cantante c’è già, Butch Say, e allora lui si accomoda alla chitarra, registrando un nastro dal titolo eponimo in cui compaiono due tracce che in futuro saranno usate negli album degli Agent Steel: “Taken By Force” e “144,000 Gone”.
Proprio con gli Sceptre John Cyriis matura la svolta decisionale; fare della musica una carriera a tempo pieno e non più un hobby da dopolavoro. La band sembra avere delle chances, visto che viene invitata a partecipare al quarto volume di Metal Massacre, per la Metal Blade, e John Campos (così si fa accreditare nel disco) sembra aver quindi raggiunto il suo obbiettivo. In realtà però lui non è soddisfatto, il ruolo da chitarrista non lo attira, vuole cantare, e sa che è in grado di farlo bene. La sua voce raggiunge toni acutissimi, ma ciò nonostante resta piena e armoniosa, capace di esprimersi in più registri e tonalità, efficacemente anche sulle ottave basse. Un dono che lo renderà capace di diventare una piccola leggenda, ma che la fragile personalità e una certa dose di instabilità mentale, lo porteranno a distruggere tutto quello che di buono crea lungo il camino.
Nel mentre Dave Mustaine, da poco fuoriuscito dai Metallica sta ricostruendo la sua personale scalata alla vetta musicale. In una girandola spasmodica di musicisti che entrano ed escono dalla sua nuova creatura, i Megadeth, si imbatte nelle prove canore di John, restandone ammaliato. Cyriis stesso racconta l’episodio: “Dave Mustaine e Dijon Carruthers erano grandi fan del mio modo di cantare, cosicché ottenuto il mio numero di telefono, mi tartassarono di chiamate, invitandomi a unirmi a loro. L’insistenza fu tale che accettati. Ho imparato i pezzi e ho scritto molti testi, il feeling e il rispetto reciproco erano alti, con loro mi trovavo molto bene. Poi un giorno mia madre disse che i ragazzi erano passati a casa, riconsegnandomi una busta piena delle liriche che avevo creato. Mustaine le aveva spiegato che il mio concept sugli alieni e sulla vita extraterrestre era troppo estremo, che volevano concentrarsi su tematiche più sociali e politiche. Aggiunsero che ero simpatico e affabile, ma che prerivano proseguire con un altro cantante”.
Insomma, la prima grande occasione della vita di John va in fumo. Avrebbe forse spinto i Megadeth in tutta un’altra direzione musicale che solo la nostra fantasia può tentare di cogitare, di fatto non lo sapremo mai. Buffo pensare poi che, in “Rust In Peace”, lo stesso Mustaine con un pezzo come “Hangar 18” abbia poi ripreso il tema alieno. Probabilmente, ma non lo sapremo forse mai, in qualche modo, nel sunconscio, l’incontro con John Cyriis lo abbia comunque ispirato.
Nel 1983 John vende tutte le sue chitarre Charvel personalizzate in legno d’acero africano Birds Eye, costruite personalmente e artigianalmente da Grover Jackson, si libera anche di dodici cabinet Marshall e sei testate Marshal modificate su misura, ricablate da un laboratorio di elettronica specializzato nel ridefinire il tono originale della testata, metamorfizzando il Marshall per farlo suonare come un motore supersonico. Basta sei corde, l’unica cosa che vale la pena per lui è cantare cantare, vocalizzare, far uscire dai polmoni quella massa d’aria che sa raggiungere note altissime e cristalline. Un uomo dal carattere difficile, sempre inquieto e desideroso di novità come John, non può restare con le mani in mano, e quindi in quei mesi del 1983 si imbatte in un annuncio dove una band, tali Abattoir, cercano un cantante.
John descrive con minuziosa precisione l’audizione: “Andai in un quartiere di Los Angeles chiamato Alhambra, a est di Santa Monica, la città balneare dove vivevo. Era una bella parte della città, perché la gente non era così snob come nel resto di Santa Monica. Il viaggio fino ad Alhambra durava da quaranta minuti a un’ora, e nonostante avessi vissuto a Los Angeles per oltre 15 anni, non ero mai stato in quella zona. All’arrivo all’audizione, fui accompagnato fuori dalla mia macchina da due persone, i cui nomi erano Rico e Juan. Sembravano abbastanza amichevoli e presto mi sentii a mio agio, nonostante fossi lontano da casa. Mi assicurarono che mi avrebbero volentieri accompagnato nella zona delle prove. Il posto sembrava un’azienda dove si vendevano tappeti, entrai in una specie di spazio commerciale che mostrava una batteria rialzata, dove Ron, il batterista della band, suonava. Incontrai lì il resto del gruppo, a cominciare da Mark, un chitarrista molto calmo e amichevole, quasi un guru, e il bassista Mel, che navigava a metà strada tra un fanatico dello speed metal e un membro dei Mötley Crüe o degli Skid Row !”.
A John è chiesto di cantare “Ace Of Spades” dei Motorhead e qualche canzone loro, improvvisando i testi e le melodie da alcuni fogli di carta consegnati sul momento. La band gradisce l’interpretazione e lo prende subito. Seguono un debutto di fuoco al Country Club due settimane dopo, di spalla agli Slayer, e poi la registrazione di un demo, “Screams From The Grave”, nel novembre 1983. Giusto in tempo per apparire ancora sulla compilation Metal Massacre IV, con il nome John Syriis, e cosa più unica che rara, esserci con due gruppi diversi (Abattoir e Sceptre), usando due pseudonimi differenti. Pazzesco, ma ancora una volta, per lui qualcosa non gira, non sente di dare il massimo, e per l’ennesima volta, saluta la band e molla tutto. Decide di ripartire con un nuovo progetto, e lo chiama Martyr. Oltre a lui sono coinvolti il talentuoso chitarrista e polistrumentista Bill Simmons, Brett Phillips alla chitarra e Eric Keck alla batteria. Un po’ di date dal vivo nei club di Los Angeles e in pochissimo tempo arriva un nuovo stop. John rischia di battere ogni record di “tira e molla” nel mondo metal losangelino. In un paio di anni ha già cambiato così tante band da non credere, e a quanto sembra il problema non sono gli altri, ma lui. Problemi psichici gravi? Ossessioni e paranoie, incompatibilità con gli altri “umani”? Chi l’ha conosciuto bene giura di sì.
Siamo nel 1984 e John decide di affiancare alla parte musicale tutto il comparto lirico basato sulle cospirazione, alieni, multi-dimensioni, incontri ravvicinati e adduzioni su navicelle spaziali. La vera e più profonda passione/ossessione dell’uomo Cyriis sta per manifestarsi nella sua più magnificente e indimenticabile incarnazione: gli Agent Steel. Questa volta un progetto dove non è lui ad aggiungersi a qualcuno, ma in cui è il “signore e padrone”. Di conseguenza è nella condizione di scegliere chi possa davvero aiutarlo nella sua megalomane e delirante visione delle cose e chi no. Musicalmente John ha metabolizzato i suoi esordi devoti a un heavy metal classico, sulla scia di Iron Maiden, primi Queensryche e Judas Priest, abbracciando in pieno le istanze del nascente speed metal, sperimentato direttamente con Sceptre e Abattoir, che si sta stratificando con Exciter, Anvil e Savage Grace e in Europa con Helloween e Iron Angel tra gli altri. Una direzione chiara e lampante: fondere le melodie e le strutture melodiche tradizionali in uno stile ritmico veloce e tagliente, un perfetto mix a cavallo tra heavy e thrash, senza essere né troppo pesanti, né troppo leggeri. Ci riuscirà? Certo, dando vita ad un nuovo standard che farà scuola nei decenni successivi.
La prima registrazione legale del nome Agent Steel è gestita da Cyriis il 23 luglio 1984 alla DBA presso il Los Angeles County Clerk’s Office, dopo aver rigettato subito il primo moniker di “Sanctuary”. Questo particolare sarà determinante per tutta la seconda parte di carriera della band, quella senza John, di cui tratteremo più avanti. Vengono aggiunti John Gott (chitarra), Mark Marshall (chitarra), poi confluito successivamente nei Savage Grace, George Robb al basso e Chuck Profus alla batteria. Con tale formazione il gruppo registra un’unica traccia “144,000 Gone”, ripescata dall’epoca Sceptre. Non sono ancora i veri Agent Steel, qualcosa non macina, e quindi John rivoluziona in parte la line up: dentro Juan Garcia alla chitarra, che ha nel frattempo lasciato gli Abattoir, e poi Kurt Kilfelt anch’egli chitarrista, che con Cyriis avrà poi aspre dispute legali per il non accreditamento di canzoni scritte da lui per il primo album, abusivamente firmate da Cyriis.
Un altro nastro, “Second Demo” di quattro pezzi sul finire del 1984 riesce finalmente a delineare con grande efficacia la musica degli Agent Steel. John tiene a precisarlo: “il demo fu inizialmente spedito nei Paesi Bassi, a Mr. Metal Mike della rivista Aardschok, e dopo aver ricevuto molto supporto dallo staff della pubblicazione, riuscì ad imporsi nelle vette di molte classifiche europee come “miglior nastro”, riuscendo ad attirare l’interesse del pubblico e sopratutto delle case discografiche. Una porta aperta verso l’esordio su vinile”. Esordio che non tarda a concretizzarsi con la Combat Records, etichetta americana che mette gli Agent Steel sotto contratto. L’album “Skeptics Apocalypse” inizialmente deve essere solo un EP a 12”, ma poi viene ampliato, fino a diventare un long playing completo. È egistrato con un basso budget in varie località durante il dicembre 1984 – febbraio 1985; prodotto da Jay Jones.
Jones ha lavorato anche con gli Abbatoir per Vicious Attack e con i Megadeth per “Killing Is My Business… “, è un produttore molto utilizzato dalle band sotto Combat. Il disco è subito apprezzato dal pubblico, che ribattezza il gruppo “Iron Maiden On Speed”, seguendolo nelle varie date live, mai supportate dall’etichetta.
Il brano “144,000 Gone” gira tanto nelle radio metal, e aiuta a diffondere il nome Agent Steel nel circuito mondiale. Pietre miliari dello speed metal come “Agents Of Steel”, “Bleed For The Godz” e “Guilty As Charged” li rendono presto un nome di culto, di fatto soddisfacendo sia i gusti dei thrashers che quelli dei metallari più in riga. Ma la pacchia non dura, screzi con Kurt (che formerà gli Holy Terror) e dissapori vari innescano l’ennesimo cambio di formazione, con l’innesto del chitarrista Bernie Versailles. L’occasione di battere il ferro finché è caldo non viene disatteso, e la Combat nel 1986 butta fuori un breve EP, “Mad Locust Rising”, dove accanto a due nuove tracce , “Mad Locust Rising” e “Let It Be Done / The Day at Guyana”, si affianca una strepitosa cover di “The Ripper” dei Judas Priest, che per qualcuno è addirittura considerata superiore all’originale. Per uno svalvolato come John Cyriis aver portato avanti una band per due registrazioni di fila con solo un cambio pare un miracolo, anche se molti dubitano che il fenomeno si ripeta tanto oltre. Infatti George Robb è allontanato poco dopo e al basso entra Mike Zaputil (già con Armored Saint e Malice), questo prima che gli Agent si chiudano in studio per registrare quello che è il loro capolavoro, “Unstoppable Force”.
Perfezionata la formula dell’esordio, in questo album la miscela tra speed, accenni thrash, arrangiamenti melodici eleganti e raffinati, uniti alla voce acuta e potente di John, raggiungono la perfezione sonora, disegnando un caposaldo irraggiungibile per (quasi) chiunque. La title track, “Chosen To Stay”, “Rager”, “Never Surrender”, si stagliano nell’olimpo heavy metal, e sembra che a band abbia finalmente raggiunto l’obbiettivo volto a consolidare una carriera soddisfacente, ma il beffardo destino dell’alieno Cyriis scombina tutto per l’ennesima volta. John racconta come gli Agent Steel di fatto tutto sono stati al tempo meno che una band vera e propria: “a quel punto nel tempo e nello spazio, dopo il tour di supporto all’album, gli Agent Steel consistevano principalmente in me e Chuck Profus, che ci trasferimmo a Tampa, Florida; Juan, Bernie e il bassista Michael Zaputil volevano rimanere a Los Angeles, mentre io e Chuck avevamo deciso di cambiare la nostra vita trasferendoci in una fiorente, fresca e vera scena metal, che in quel momento stava iniziando a crearsi a Tampa, Bay Area, sul finire degli anni ’80. Los Angeles era così stagnante e così sporca di merda, tra puttane, froci, drogati e quella caterva di glam rock band del cazzo. Così abbiamo issato le vele e abbiamo viaggiato verso est per il paradiso dello speed metal , fuori e lontano dalle piscine di merda liquida di Hollywood !”.
Per farla breve, gli Agent Steel sono stati sepolti vivi dalla Combat Records, che mette la band in “sospensione” senza alcuna ragione legittima, almeno all’apparenza. Perché l’etichetta prenda una decisione simile resta un mistero fino ad oggi. Ci sono molte teorie di cospirazione che si dilettano con la risposta, ma se due più due fa quattro, il buon John Cyriis ne potrebbe essere la causa essenziale, con le sue mattane senza controllo. Nelle sue farneticazioni ha spesso tentato di darne una spiegazione che si può riassumere così: “coloro che sono di passaggio nel grande palazzo degli Agent Steel sono innocenti fino a prova contraria (questo si basa sulle esperienze passate che ho subito nei miei rapporti con vari serpenti ipocriti, subdoli traditori e opportunisti). Mi baso sulla filosofia di Neil Peart, che attraverso la canzone ‘Limelight’ ha saggiamente affermato: “Non posso fingere che un estraneo sia un amico a lungo atteso”.
Verità in parte condivisibile, ma spesso scusa banale per non assumersi alcuna responsabilità sulle deliranti decisioni. Un episodio che conferma la follia di Cyriis ci giunge da Tony Dolan, che nel 1987 in tour con gli Atomkraft insieme agli Agent Steel ha raccontato di come “John Cyriis ci accusava di mettere l’acido della batteria dentro il suo shampoo; ossessionato dai rapimenti alieni si guardava intorno come se da un momento all’altro qualcuno lo volesse portare via”.
Una vicenda squallida, terribile, coinvolse sempre nel 1987 John e altri membri del suo gruppo, quando per dei presunti riti satanici che decidono di compiere a Phoenix, legano un diciassettene con ritardo mentale a una sedia, lo denudano e gli pisciano tutti addosso. Questo racconta bene quanto Cyriis principalmente, ma non solo lui, sia da molti anni una persona dal forte disturbo neurale.
L’ultima testimonianza degli Agent Steel per molti anni sarà una VHS, “Mad Locust Rising”, prodotta dalla britannica Jettisoundz Video, dove accanto a John e Chuck Profus appaiano come session man, il bassista Richard Bateman (Nasty Savage, poi Nocturnus), il chitarrista Jay Weslord e, alla seconda chitarra, James Murphy, in seguito nuova stella del metal estremo con Death, Cancer, Obituary, Testamente e molti altri. Registrata a giugno del 1987 all’Hammersmith Odeon, con Nuclear Assault e Onslaught a Londra, la serata presenta una decina di classici della band e chiude la carriera degli Agent Steel di John Cyriis. Con il calo del sipario, la storia prende due direzioni; la prima con tutti gli ex membri più Bruce Hall alla voce, che dal 1989 fino al 2007 terranno il moniker originale, e poi cambiarlo (per non avere i diritti legali) in Masters Of Metal, producendo un album e un EP. La seconda, ed è quella che interessa noi, riprende la sterminata e infinita odissea di John, alle prese con miriadi di scomparse, ricomparse e progetti tra il demenziale e l’inutile.
All’inizio degli anni 90 lo speed metal non è più né una novità né un genere seguito, la comparsa del black, del death, poi dell’industrial e del grunge spostano molto i gusti del pubblico su altri lidi, mandando nell’oblio tutte quelle band che vengono da sonorità veloci e sferraglianti. Nel 1988 con l’aiuto del fido Chuck Profus John mette in piedi i Pomtius Prophet, nati per puro divertimento e autori di un unico demo: “Rites Of Hatred”, con Michael Hill e David Mc Coy.
Usando lo pseudonimo di “Father Damien”, John suona uno speed metal debitore agli Agent Steel, anche se con risultati molto meno esaltanti. Dopo questa, sempre negli anni 90, Cyriis crea una pletora di altre band, nate e morte in pochi attimi, alcune senza lasciare nulla di registrato, solo nomi e basta: Lemegeton, Malfetor, Revelation 23, Toxik Shok, S.E.T.I.
Al contrario “Black Reign” e “Stellar Seed” invece restano con delle cassette, questi ultimi (con Shuichi Onialla chitarra) battezzati come “Ambient Speed” (!!!), che con il singolo “The Godz Of Man” ripropongono il solito speed metal di serie B. Stampato in 100 copie su cd, sarà ricordato solo per la grafica orripilante e la scandalosa resa in fase di produzione. Anche qui nuovi pseudonimi come Max Havlock e Max Kobol confermano le voci di una presunta malattia mentale che predispone il fu João Campos alla dissociazione e alla creazione multipla di personalità.
Dagli anni 2000 in poi John Cyriis sparisce dalla circolazione, nessuno sa dove sia, e pare che metta in giro una voce che forse sia stato rapito dagli alieni e portato su un disco volante. Nel 2010 però, all’improvviso cala un annuncio inaspettato: gli Agent Steel mollano Bruce Hall e riprendono dietro il microfono Cyriis. Tuttavia, dopo sole due date tenutesi nel 2010 e l’esibizione allo Sweden Fest del 2011, il silenzio cala nuovamente sul gruppo. È lo stesso John a chiarire che, nonostante sia stato molto contrariato ai tempi della prima reunion senza di lui, ha dato il suo assenso a che la band usi il nome e il materiale dei primi dischi nelle esibizioni dal vivo, senza chiedere niente in cambio; un accordo che non vuole però rinnovare, precisando che se il gruppo ha intenzione di andare avanti, dovrà farlo con lui o pagandogli le royalties dovute. Tutto va in vacca, e come già detto, per non avere ulteriori grane, gli altri AS fondano i Masters Of Metal.
Su quella reunion estemporanea ci sono tanti punti di vista, John parla dal suo e dice che “la cosa non durò a causa dell’avidità di Bernie Versailles, che si convinse di volermi riportare indietro solo per rendere più appetibile il nome della band e il suo nome, rilanciandola grazie alla mia inclusione, dato che il percorso con gli altri vocalist si era dimostrato infruttuoso. Così per tutto il tempo, tramando di sbattermi fuori appena possibile, appropriarsi del nome, e in seguito, mettere il chiodo finale sulla mia bara, prendendo lui, Banrie, il mio posto come frontman. Dopo averne scoperto le reali intenzioni, nel 2011, ho semplicemente staccato la spina, e me ne sono andato; anche se è stato difficile farlo, come è stato difficile accettare la definitiva separazione tra me e il mio vecchio fratello Juan Garcia. Non è stato da un giorno all’altro, ma questa volta, era veramente finita! Ancora più scoraggiante, è stato apprendere che avevano pianificato di esibirsi al Rock Hard Festival (dopo gli spettacoli in Giappone) senza di me. È stato allora che ho dovuto finalmente accettare di essere stato completamente tradito dai miei compagni di band e dagli amici che tenevo in grande considerazione”.
Gli Agent Steel senza Cyriis non possono continuare e lui svanisce nel nulla come sempre, preso dalle cospirazioni, miste a concetti new age, fantomatici contatti con esseri alieni di saggezza infinita, che condurranno l’umanità a una nuova e prospera era; il solito trito e ritrito delirio di un uomo avulso dalla realtà. Musicalmente dopo il 2011 abbiamo prova di una band chiamata S.E.T.I, dove John si fa chiamare Dr. Jean Pierre Kalanyu, e con la quale si esibisce all’Headbangers Open Air nel luglio 2011, suonando un set basato sui due dischi e gli EP dei primi Agent Steel. Poi il nulla cosmico. Come un fulmine a ciel sereno, nel 2018, John riemerge ancora non si sa da quale abisso con un annuncio sopra le righe, come sua usanza, riguardo al ritorno dei suoi Agent Steel.
“Suoneremo al Keep It True in Germania, spaccheremo tutto, siamo tornati !!!” Più o meno il concetto è quello, ma i fatti si riveleranno come la più grande debacle della storia di un festival, un disastro di proporzioni epiche. Un set di solo sei pezzi, i classici, e già questo fa incazzare i presenti, oltretutto i brani sono interpretati da una band totalmente incapace di reggere un palco. Dilettanti allo sbaraglio, recuperati da chissà quale scalcinata cantina. I nuovi Agent Steel niziano malissimo presentandosi un’ora dopo la deadline concordata, senza prove alle spalle, suonando male, con errori, imprecisioni madornali, e spesso fuori tempo.
La voce di John regge, ma non basta, le sue pretese da rockstar, l’arroganza e il divismo che lo contraddistinguono mandano in bestia gli addetti ai lavori, che lo ostracizzano e cancellano le date già schedulate. Un copione già recitato, tante, troppe volte, un talento buttato alle ortiche, capace di distruggere qualsiasi buona opportunità qualcuno possa offrirgli. Tra le farneticazioni di Cyriis, l’annuncio di un nuovo album di lì a breve, dal titolo “8 Lights Protocol”, che sembrerebbe solo l’ennesima sparata di John, buttata a casaccio giusto per auto-esaltarsi.
L’uomo di fatto è solo, senza un vero gruppo alle proprie spalle. Ha cacciato tutti e deve, se vuole davvero tornare a fare sul serio, trovare gente in gamba, che sappia soprattutto tollerare le sue paranoiche bizze. E questo è difficile, se non impossibile. Ma nel giugno 2019 gli Agent Steel sembrano davvero essere di nuovo in piedi; sono presentati alla stampa i chitarristi Nikolay Atanasov e Bill Simmons, il bassista Joe McGuigan e il batterista Dennis Kruse Strømberga. Dureranno più di un giorno ? Saranno quelli giusti ? No, assolutamente no. Basti sapere che nei due anni successivi, gli Agent Steel avranno numerosi cambi di formazione e vi transiterà un sacco di gente, tra cui nell’ordine: Mick Ronsany, Igor Lopes, Joe McGuigan, Kyle Abbott Fynn K, Rasmus Kjæ.
La Dissonance Records però, con grande sprezzo del pericolo, mette comunque sotto contratto la band e nel 2021, dopo eoni di attesa, esce l’album “No Others Godz Before Me”. Bello e suonato bene, riprende le vecchie sonorità speed metal dei primi dischi, ma la voce di John Cyriis è qualcosa di grottesco. Tra filtri, effetti e manipolazioni, risulta un mix tra Gatto Silvestro e un pollo castrato, rovinando un lavoro complessivo che poteva essere molto più elevato qualitativamente. Grafiche amatoriali agghiaccianti per la cover, deliri di onnipotenza, polemiche innescate dallo stesso John, che risponde su Facebook fingendosi il proprio figlio (!). Difese improbabili con video postati da gentlemen inglesi (!!!) che altri non sono se non dei suoi fake, con voci text to speech manipolate, e altre trovate da psicopatico.
Nonostante tutto, a oggi Cyriis resta ancora è in pista, non si sa per quanto e come, ed è un miracolo che un uomo così strano e votato al sabotaggio personale sia ancora vivo. Non escludiamo che un giorno davvero qualche Ufo lo prelevi e lo porti su un pianeta fatto di acciaio, in una base sotterranea di cristallo, ma sono certo che anche li chiederà al primo alieno che incontra: “Ehi, vuoi suonare con me negli Agent Steel? Facciamo SPEED ALIEN METAL !!!”.
Libro “Lenda de 5D: A Journey of Mystery, Love, and Hope”, assurdo volume sulla psicocinetica di guarigione e deliri new age ufologici assortiti.

