I tre cafoni nel castello – Come i Venom spesero un patrimonio per far suonare “Possessed” di merda

Di “Possessed” dei Venom mi impressiona quanto suoni (e suonasse al tempo) di merda. Al riguardo mi lasciano perplesso due cose che sono venuto a sapere. La prima è che i fan dei primi tre album considerarono allora il nuovo album come un cedimento al mercato e lo rifiutarono. Secondo i puristi aveva una produzione “migliore” rispetto alle altre precedenti e contenuti “troppo” commerciali. Non so bene come spiegare una simile percezione. Il lavoro è pieno di assalti frontali alle palle di Cristo: “Satanachist”; “Burn The Place To The Ground”. E in effetti, i Venom stessi ammisero di aver investito più soldi e tempo per ottenere una produzione “professionale” rispetto al passato.

E questa è la seconda cosa che mi lascia basito: I tre avevano rinunciato agli squallidi e opprimenti Impulse Studios di Newcastle per recarsi in una gigantesca villa di campagna del Sussex, portandosi dietro lo studio mobile della Virgin. Non si sa bene come venne fuori quel pasticcio di suoni caotici e lontani, ma non credo che il gruppo fosse in grado di sfruttare a pieno le possibilità che avevano a disposizione.

Intanto erano in un ambiente diverso, una residenza antica e lussuosa in cui questi tre cafoni si aggiravano pieni di vino e livore. Mantas ricorda quei giorni con sprezzo. Odia tornare al periodo. I tre ormai non si sopportavano più e a stento riuscirono ad assemblare una track-list presentabile, raschiando il barile con tutti i rimasugli delle precedenti sessioni compositive.

A sentire con attenzione l’album, si nota un miglioramento generale nella tecnica. Mantas soprattutto arricchisce le bercianti e gradasse sparate speed-metal con dei fraseggi melodici niente male, per esempio in “Flytrap” e pure Cronos fa delle cose decenti col basso. L’atmosfera maligna c’è ancora, basta sentire la title-track. Anche l’aspetto controverso è onorato con una copertina che oggi farebbe venire gli incubi agli alfieri della cancel-culture. Due bambini in negativo con addosso la maglietta dei Venom e un 666 piazzato “alla vedo non vedo” che qualcuno credette di individuare e riconobbe come un “pericoloso messaggio subliminale”. Quello e la canzone “Possessed” fecero inorridire e attivarono la commissione Anti-rock guidata da Tipper Gore anche contro Cronos e gli altri.

I bimbi in questione erano il figlio del batterista Abaddon e la nipotina del produttore Keith Nichol e si trattava di un pessimo scherzo, ma già al tempo la cosa non piacque a un sacco di gente.

Un’altra cosa che non mi piace di “Possessed” è l’esagerata scaletta. Ci sono davvero troppi brani che mi producono alla lunga un senso di ripetitività. Certo, alcuni momenti mi ridesto e scadizzo il pene al ritmo di “Too Loud (For The Crowd”), per esempio, ma diciamo che molte canzoni mi entrano ed escono dalle orecchie, pure mettendomi d’impegno a riascoltarle per dovere di cronaca.

Se ci pensiamo, i grandi padri del Black Metal, gli assoluti impresentabili della scena erano arrivati al quarto album e si trovarono stretti tra la morsa dei Metallica da una parte, prossimi a conquistare il trono con “Master Of Puppets”; gli Slayer a farglielo saltare via dal culo grazie a “Reign In Blood”. Quasi in contemporanea era uscito il capolavoro degli Exodus “Bonded By Blood” e “Hell Awaits” sempre della creatura diabolica losangelina (per non riscrivere Slayer) e i tre erano lì a credere ancora nell’indecenza e lo schifo, puntando solo sui muscoli steroidei che sfoggiavano sul palco e non su quelli del virtuosismo classicheggiante di James Hetfield e Cliff Burton o sulla precisione tecnica di Exodus e altri.

Insomma, “Possessed” sembra un dito medio alzato mentre intorno al gruppo tutto stava crollando.
La promozione dell’album fu del resto tra le più lussurreggianti che la band poté sfoggiare: un World Possession Tour con Slayer ed Exodus a fare da supporto. Non so quanto sia stato conveniente per loro sfigurare ogni sera dopo quei giovani puledri infernali all’apice della propria ferocia e possenza. Di certo tutto fece brodo di strega: il disco riuscì persino a toccare la posizione numero 99 delle classifiche inglesi.