La mia impressione sugli anni ‘80 è che sono stati molto accoglienti verso qualsiasi artista, vecchio o nuovo che fosse, a patto che si facesse uno sforzo per andare loro incontro. Agli anni, non agli artisti. Alice Cooper, Whitesnake, Aerosmith, Kiss, Scorpions (persino i Deep Purple subito dopo la reunion), molte band hard rock potevano tornare grandi nel decennio edonistico, senza alcun tipo di pregiudizio. Pensate invece a come gli anni ‘90 chiusero le porte agli Spandau Ballet, ai Simple Minds, agli INXS e Duran Duran. Questi gruppi tentarono di adeguarsi, ammodernare il proprio sound alle nuove tendenze ma furono tutti ignorati, respinti, giudicati finiti.
Negli anni ‘80 bastava affidarsi ai produttori giusti, agli autori giusti, ai consulenti d’immagine più ispirati e in voga, per spaccare come e forse meglio di prima.
Nel caso di Jimmy Page però… ho l’impressione che tra lui e gli anni 80 sia stato un rapporto piuttosto travagliato.
I Led Zeppelin chiusero i battenti in modo molto traumatico e la morte di Bonham, proprio al giro di boa tra i due decenni, vide i tre membri sopravvissuti, in cerca di una dimensione artistica che non facesse leva sulla pesante referenza passata, vale a dire aver fatto parte della band hard rock più grande di sempre.
Non voglio analizzare il cammino di Plant e Jones, per quello ci sarà tempo. Mi concentrerei su Page, se non vi spiace e in particolare la parentesi The Firm.
L’esperienza, insieme all’altro transfugo degli anni 70, Paul Rodgers, all’inizio andò bene sul piano commerciale e dei responsi dal vivo. L’album omonimo, soprattutto grazie a un super-singolo molto azzeccato, “Radioactive” convinse tutti.
Insieme a quei due giganti in formazione c’era una sezione ritmica di prim’ordine: Tony Franklin al basso e Chris Slade alla batteria.
Il primo era soprannominato nell’ambiente che conta, “The Monster Fretless”. Aveva collaborato con Roy Harper, un folk rocker in ottimi rapporti con i Led Zeppelin. Page l’aveva notato da tempo e in quell’occasione non esitò a coinvolgerlo.
Oltre a quel basso mugugnante con cui Tony diede un tocco più fresco alle composizioni, suonava bene anche le tastiere.
Di seguito avrebbe fondato i Blue Murder con John Sykes, giusto perché il bello doveva ancora venire per lui.
Chris Slade sapete chi è, no?
Ha suonato con Tom Jones, David Gilmour e soprattutto gli AC/DC nel periodo tra “The Razor’s Edge” e il 1994 e ancora tra il 2015 e il 2020. Si è ritirato da poco.
Sia Rodgers che Page rifiutarono categoricamente di eseguire dal vivo i cavalli di battaglia degli Zep e dei Bad Company. Lo fecero, soprattutto Jimmy, perché avevano bisogno di cavarsela senza scorciatoie, nel tentativo di dimostrare a se stessi che potevano imporsi al pubblico solo con le proprie forze. Dal vivo comunque Page eseguiva ancora il suo famoso numero con l’archetto e lo stile era sempre quello. Bastava che sfiorasse la chitarra e nella mente della gente si aprivano squarci da “Led Zeppelin III” o da “Phisical Graffiti”
Comunque l’album “The Firm” non ha quasi nulla di “zeppeliniano” se escludiamo la mastodontica “Midnight Moonlight”, che non a caso è ripresa da un precedente brano strumentale realizzato dagli Zep (“Swan Song”).
Se vogliamo lo stile compositivo di “The Firm” è molto più vicino ai Bad Company.
Un brano come “Satisfaction Guaranteed”, molto gradito al pubblico, per il discorso che facevo all’inizio, era commestibile il giusto per le fauci degli anni 80 e fu premiato.
Il secondo e ultimo disco dei Firm, arrivò un anno dopo. Si intitola “Mean Business” e per me non era inferiore al precedente, solo non poteva contare su una nuova “Radioactive” e magari una serie di hits da classifica firmate da Bon Jovi e Desmond Child; di conseguenza, non se lo cagò quasi nessuno.
Ci sono ottimi brani come “All Of The King’s Horses” e molti più scampoli del retaggio zeppeliniano di Page: ad esempio l’incipit di “Fortune Hunter” e l’andatura gonfia e circolare di “Cadillac”, che sembra la versione evoluta di “When The Levee Breaks”, ma il funk-blues di “Dreaming” mostra che Page era ancora in grado di scrivere grandi canzoni usando un linguaggio inedito.
Buffo perché poco tempo dopo, i Kingdom Come e tutta una serie di cloni, per non contare alcune delle band hard rock che dominavano già le classifiche, avrebbero rubato ai Led Zeppelin e messo in tasca milioni. Page però non era interessato a fregare nelle proprie stesse tasche e questo è comprensibile. I soldi non gli servivano, voleva solo tornare a star meglio grazie alla musica.
A detta di Paul Rodgers, il progetto “The Firm” era nato per sua stessa iniziativa. Desiderava che il suo amico Jimmy, ridotto di merda come mai prima, si riprendesse. Tentò con tutte le forze di aiutarlo. Dopo gli abusi degli anni 70, tra alcol ed eroina e la depressione fitta succeduta alla morte di Bonham e la fine dei Led Zeppelin, Rodgers aiutò Page a riaffacciarsi sui palchi e riprendersi un po’ di buona energia del suo pubblico.
Si riaffacciò dal vivo inizialmente ancora debilitato, smagrito e con chiare difficoltà a beccare il tempo di tanto in tanto. Via via però, come dimostrano le videoregistrazioni dei tour dal 1985 e il 1986, appare più energico e sorridente, al punto che dopo aver archiviato “Mean Business”, nonostante non avesse venduto quanto il precedente, Paul guardando Jimmy di nuovo in palla disse a se stesso che The Firm aveva adempiuto allo scopo e poteva essere messo via per sempre.
Le difficoltà che riscontrò Dave Coverdale quando collaborò con Page qualche anno più tardi, ci dicono che i demoni se lo sarebbero ripreso per altri anni, ma diciamo che la chiusa sulla creatura Page-Rodgers, sembrerebbe meno triste di quello che possa apparire a guardare i riscontri di “Mean Business”.

