Immagina di andare a comprare un semplice chilo di pane e di scoprire che il prezzo cambia continuamente sotto i tuoi occhi: se la stanza si riempie di clienti il pane sale a venti euro, se la coda si smaltisce scende a cinque. Questo meccanismo si chiama prezzo dinamico ed è regolato da un computer che alza i costi in base a quanta gente sta cercando lo stesso prodotto in quel preciso secondo.
È esattamente quello che succede oggi quando si prova a comprare un biglietto per un grande concerto, ed è il motivo per cui il governo degli Stati Uniti insieme a oltre trenta Stati ha deciso di portare in tribunale Live Nation, la multinazionale che controlla la piattaforma Ticketmaster e la maggior parte delle grandi arene mondiali.
L’accusa è di monopolio, ovvero di aver eliminato ogni forma di concorrenza per poter decidere le regole del gioco in totale autonomia. Anche se la battaglia legale è partita dall’America, le sue conseguenze influenzeranno indirettamente anche il mercato italiano, dove la stessa azienda organizza i tour degli artisti più famosi.
In questo clima di tensione, il gruppo inglese degli Oasis ha annunciato il proprio ritorno sui palchi dopo quindici anni di separazione. La caccia al biglietto si è trasformata in un salasso, con prezzi schizzati in poche ore a cifre astronomiche che hanno superato i quattrocento euro. Di fronte alle proteste del pubblico, il cantante della band ha usato la sua pagina sui social network per rispondere ai fan delusi con il suo storico stile strafottente.
Il 28 Oasis e Live Nation denunciano la rivendita di biglietti sul mercato secondario e minacciano di annullarli; e tutto questo nonostante la sentenza di Aprile da una giuria federale di New York contro Live Nation e Ticketmaster per monopolio, con 34 stati USA (fra cui la California) che battono cassa contro i giganti dei concerti.
Dal 2010 io sento parlare di monopolio e prezzi gonfiati, ora qualcosa si muove. Sì, in Italia c’è Ticket One che domina, ma Live Nation è presente e con le sue politiche all’estero influenza indirettamente quelle nostrane.
La concorrenza da anni denuncia queste cose, da AEG a SeatGeek, dopo i casini sui concerti di Taylor Swift del 2024 l’azione legale è giunta molto in alto a far rischiare di crollare un impero commercial-culturale.
Gli imperi, si pagano.
Non mi spiacciono gli Oasis ma non mi entusiasmano. Qui però non si parla di musica, ma di opposti fanatismi.
Ecco che il “dialogo” su X fra Gallagher e i suoi fan “traditi” risulta grottesco in un’epoca già abbastanza tale e merita una disamina più di What’s the story etc.
Si tratta d’una catena di demenzialità: annunci tronfi, attesa spasmodica per l’evento, prezzi alti che innescano speculazioni, i problemi che derivano da ciò, minacce a mezzo stampa, teatrini sui social. E da questi teatrini, ho estratto cose succose, “For your pleasure” direbbe Bryan Ferry.
Sulle difficoltà dei costi per andarli a vedere dal vivo, alla provocazione di un utente “Non mi resta che paracadutarmi a Knebworth”, la risposta di Liam “Ti aspetto con una cerbottana” è la cosa fra le più leggere apparse. Chi gli propone di mettere in apertura i Fontaines DC ha ricevuto “Non sono abbastanza biblici per me” e si è beccato quel che meritava: proporre un gruppo mediocre a uno che un paio di cose memorabili le ha fatte, sapendo del suo ego abnorme è la cosa più logica potesse accadere.
Un gruppo chiamato Soup Dragons ha criticato dicendo che il loro concerto costa solo 22 sterline contro cifre folli. Ma dall’ineffabile Liam è giunto un “22 sterline? Fottuti ladri”.
Alle sceneggiata: “Ho comprato dei biglietti e ora sono ancora più indebitato” Liam va sul filosofico: “Certo, finanziariamente sei indebitato, ma spiritualmente, libero come un uccello”.
A chi rischia scrive: “Quei soldi mi servono per l’affitto” si riceve il consiglio “Smetti con quella merda e inizia fare lo squatter”.
Un utente lo accusa d’impaurire i fan e lui “Sì, sono il diavolo!”.
La degna chiusura di tutto ciò in è Oxford style: “Fottetevi tutti, mi vado a fare una manicure”.
In parte i fan se lo meritano: ad esempio per un concerto che sarà a Luglio 2027 con l’incertezza mondiale di casini politici e militari che possono accadere fino ad allora, a Roma i prezzi andavano da 86 a 258 euro.
Chi accetta regole assurde per biglietti e codici, entra in una macchina asciuga soldi e spesso sostiene che sarebbe disposto a spendere fino a 500 euro ma 1500 è troppo, quindi vada a lamentarsi con chi vive a suo agio da 30 anni con la propria immagine e queste dinamiche.
Assurdo, ma come mai accade?
Forse perché la cultura generale è quella del telefono sempre in mano che ha dato a troppi la sensazione che tutto sia possibile: con quel bottone compro carta igienica e scolapasta dalla Cina e spendo 1 euro in meno; con l’altro “ordino” cibo spazzatura portato da tizi per cui piango, allungando con le lacrime lo pseudoramen sovraprezzato, le loro miserie a cui contribuisco; con quell’altro ancora “dialogo” col mio artista preferito che mi rovescia addosso una compostiera (cercavo un modo elegante per non scrivere merda, l’ho trovato!).
Quasi ci vorrebbe il ritorno degli anni 70, con gli sfondamenti ai concerti e i processi agli artisti: per quanto fossero sbagliati, non erano certo ingiusti come questa disgustosa ansia dell’esserci all’evento, di chi per far ciò, prima subisce le condizioni e poi alza il ditino a cose fatte, sperando di fermare il treno in corsa.
Trovo sua incredibile che nel passaggio da un eccesso all’altro, il rimedio sia stato peggiore del male. E questo succede anche a causa della povertà che aumenta e la paura che questo produce alimenta in ogni settore dell’intrattenimento un consumismo sempre più compulsivo e speculazioni ridicole. Esempio: nel settore ludico i giochi di carte collezionabili sono ostaggio di legioni di tizi detti “scalper” che fanno incetta di roba sperando di trovare chicche da rivendere, come i rivenditori dei biglietti.
E ora, una serie di domande: riuscirà Liam a incasinare la situazione provocando un’onda anomala di risentimento e sovversione?
E i nostri fanatici eroi a rendersi conto di come è il mondo?
E tutti noi che quella gente facciamo straguadagnare e considera i piani bassi come “sfigati rompiscatole” che devono solo ringraziare se ricevono sputi sprezzanti, li rimetteremo a posto?
Quante cause possono nascere sull’onda delle prime?
Si salveranno Live Nation e Ticket one?
I lavoratori del settore concerti, specie il lato della prenotazioni, quanti sono e quanto rischiano dagli effetti delle sentenze?
Risponderemo a tutto nelle prossime puntate.

