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Francesco Ceccamea

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Obituary 1999-2019 – Dalla criogenesi alla vecchia fattoria – Seconda parte di uno speciale che levati!

obituary

“Più che una pausa la definirei criogenesi” – Frank Watkins

Durante il break degli Obituary che va dal 1998 al 2004 si è scritto e chiacchierato parecchio. La band si era sciolta? Si era presa una lunga pausa? Erano morti e sepolti o in eterno attendenti? Possiamo basarci sulle sensazioni di Allen West (e quindi andiamoci cauti). Lui è l’unico che sembra aver trasgredito la linea dicendo la verità, o almeno ciò che lui percepiva come la verità.
“In quegli anni Allen vivevo con una certezza profonda: gli Obituary erano andati per sempre. John ormai si trovava fino al collo nel business dell’informatica, Trevor e Don tiravano ancora avanti con la musica come potevano: il primo con una band piuttosto modesta, i Catastrophic, e l’altro come mercenario per Andrew W.K. E io mi sfondavo di canne e assemblavo Jacuzzi, dopo che anche i Six Feet Under mi erano stati tolti da sotto il culo da “quel figlio di puttana di Chris Barnes”. Continua a Leggere

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A proposito di alcune copertine dei dischi degli Obituary…

copertine

Non so bene come gestire questo box. Non si tratta di una gallery di tutti gli artwork degli Obituary, commentati uno per uno. Non mi interessa farlo. Durante le mie ricerche ho scoperto diverse cose interessanti e sorprendenti, come mi capita ogni volta che decido di approfondire su una band di cui mi illudo di conoscere già praticamente tutto quello che c’è da conoscere. Nel caso degli Obituary ne avrei per venti box. Ce ne sarebbe da fare uno su Don Tardy e i suoi gatti, uno sugli ultimi anni di Frank Watkins nei Gorgoroth e tanti altri ancora. Purtroppo non mi tira di farli ma un articoletto sulle copertine mi sembra necessario.

Ci sono tre cose interessanti a riguardo. La prima è che l’artwork di Slowly We Rot si ispira alla copertina di noto romanzo horror. Ecco cosa dice Peres a riguardo: “Il disegno è di Rob Mayworth, un ragazzo di Tampa, lo stesso che ha realizzato le Hot Tuna T-shirts, così popolari in Florida. Gli ho fatto vedere il nostro vecchio logo e lui ci ha lavorato sopra ispirandosi a una copertina di IT di Stephen King.

La seconda cosa interessante riguarda il pasticcio diplomatico nato intorno alla copertina di Cause Of Death, che per Don Tardy è la più bella e rappresentativa del sound degli Obituary.

Allora, per cominciare si tratta di un pezzo di un quadro più grande. La Roadrunner lo propose al gruppo appena terminato l’album dimenticando che già i Sepultura l’avevano scelta per Beneath The Remains.

Gli Obies se ne innamorarono subito e diedero l’ok per farne la copertina di Cause Of Death e la cosa non piacque molto ai fratelli Cavalera. In particolare Igor.

Gli Obituary chiesero scusa alla band brasiliana. C’era un gran bel rapporto di amicizia tra i due gruppi e i Tardy non si sognavano certo di rovinarlo per una copertina, ma quando i Sep vennero a sapere la cosa, era praticamente tutto fatto. Fu un errore di Monte Conner e pare che ancora oggi Igor non glielo abbia perdonato.

Ma vi ho detto che l’occhio terrorizzato che vi guarda dal 1990 vi implora di acquistare il disco dal 1990, è solo un pezzo del quadro di Michael Whelan, autore di molte altre copertine della Roadrunner di quegli anni. La parte esclusa dalla copertina di Cause Of Death se lo presero i Demolition Hammer per usarla come artwork del loro Epidemic Of Violence, uscito con la Century Media. (Vedi qui sopra).

Per finire una considerazione sull’artwork di The End Complete (vedi qui sopra) che oltre all’album è anche la t-shirt degli Obituary più venduta di sempre. Al tempo, da fan ricordo che la trovai davvero suggestiva e anche originale, perché non c’era un personaggio, solo uno scenario di desolazione estrema, allora infatti almeno uno scheletro, un mostriciattolo, uno spettro decomposto, le band death lo facevano sempre piazzare davanti a un paesaggio brullo e minaccioso. In The End Complete no, c’erano solo i sassi. Il titolo associato a quel disegno poi ha suggerito a tutti un pronostico sull’estinzione umana, diffondendo l’idea che la parentesi ecologista del gruppo nascesse prima del 1994.

E invece è sbagliato. In pratica il gruppo scelse il quadro dopo aver composto il pezzo e solo il pubblico interpretò titolo e immagine come un monito per la razza umana e la sua attitudine distruttiva e irriguardosa verso il pianeta che lo ospita. Con la successiva copertina di World Demise anche il gruppo palesò il concetto suggerito con quella di The End Complete. Il secondo paesaggio senza attori è giudicato però dalla band stessa, ormai a posteriori, troppo debole. In particolare Allen West ha sempre pensato che non fosse brutale a sufficienza per un disco death metal.

La tradizione del paesaggio come protagonista assoluto trova la sua ipotetica conclusione trilogica nell’artwork di Frozen In Time, che sembra una versione natalizia di quello di The End Complete, non vi pare?

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Allen West vs Chris Barnes – La verità ha sempre più di un paio di mutande

Allora, noi tutti sappiamo da quel dì, che Six Feet Under era un progetto nato dalla volontà di Allen West degli Obituary e Chris Barnes dei Cannibal Corpse, durante un periodo in cui i due si sentirono in qualche modo vogliosi di riportare il death metal alle origini marce e grezze, dato che tra produzioni sempre più sofisticate e furbe (World Demise) e l’esasperazione tecnica (The Bleeding) i due iniziavano a non vedere più la via di casa. Continua a Leggere

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A Vetralla tutto bene ma che vento…

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Qui a Vetralla il virus non è ancora arrivato. C’è un solo caso registrato di una signora anziana ricoverata già da tempo ma appena Tusciaweb ha scritto “…Vetralla 1”, in paese si è scatenato il “totoinfetto” e di sicuro molti sono certi di conoscere nome, cognome e circostanze del ricovero del vero malato uno. E come minimo sarà un solo infermo ma con venti nomi e più volti diversi. Niente morti, comunque. Per ora da noi è arrivato solo il franchise del Coronavirus: le mascherine, gli spruzzini di Amuchina fuori dai negozi, gli sguardi torvi e sospetti, i metri di distanza e le strade deserte, i bar chiusi e l’ansia. Tutti in casa davanti ai televisori a sentire gli aggiornamenti del bollettino della Protezione Civile. E con il franchise pandemico che il Governo ha elargito all’Italia intera per bocca del mellifluo e piacionico Conte, è arrivato il senso di attesa per qualcosa che deve accadere, un peggioramento, un pan-demonio. Continua a Leggere

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Speciale Obituary 1985-1999 – Quando la putrefazione era una roba da ragazzi!

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Nota: Salve primati, prima di immergervi in questo articolone sugli Obituary (Obies, per gli amici) vi chiedo un momento di attenzione. Troverete dei link ma non pensate siano i soliti rimandi a Wikipedia o a vecchi articoli sdangheri. Si tratta di pezzi nuovi nuovi che ho scritto appositamente per questo specialone. Prendeteli come dei box di approfondimento, che siete liberi di leggere o magari risparmiarvi e tirare dritto con il pezzo principale. Fate come vi pare, ma non sottovalutate i link, tutti (tranne il primo e il secondo) conducono a stanze interne che completano il lavoro sugli Obituary e se li leggete sono contento.

Francesco Padrecavallo Ceccamea

Gli Obituary un tempo erano una band dall’alone misterioso e decadente. Purtroppo dal 2004 hanno iniziato a mostrarsi sul palco con le loro pance prominenti e l’aria rilassata, quell’attitudine cazzona USA da bbq e birra, spinelli e old records, che onestamente converte in modo assai sconveniente tutto quel loro mistero primordiale emerso dai gloriosi anni in cui la Florida esportava puzza e grasso cadaverino un tanto al chilo e l’urlo di John Tardy si ergeva su un cumulo di purulente macerie. Continua a Leggere

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Daniel Tucker – Il bassista scomparso

Il primo bassista degli Obituary non è stato il povero Frank Watkins (defunto nel 2015 dopo aver suonato qualche anno nei Gorgoroth). Su Slowly We Rot infatti c’era Daniel Tucker, che dopo aver registrato l’album ed essere stato presente negli anni giovanilissimi della band, sparì.

Il gruppo non si stupì di un comportamento tanto disagiato. Trevor Peres spiegò i motivi a Paolo Maiorino in un Metal Shock del 1990. “Era tutto scemo. Non veniva mai a fare le prove e non gliene fregava niente del gruppo. Poi all’improvviso è scomparso e non ci ha nemmeno telefonato. Un paio di mesi più tardi lo abbiamo incontrato in un bar e lui ci ha cominciato a raccontare un sacco di stronzate… ho saputo che si fa di crack, per questo sono contento che sia fuori dalla band. Ora con Frank Watkins le cose stanno andando molto meglio. Abbiamo già suonato insieme in un paio di concerti in Messico”.

Daniel Tucker non ha combinato più nulla per molti anni. Nel 1991, mentre gli Obituary erano ormai diventati ufficialmente gli alfieri del death metal floridiano e venivano acclamati in tutto il mondo, lui entrò negli sconosciuti Wilted Existence, e vi rimase fino al 1994. Diciassette anni dopo Daniel è entrato negli After Death di Mike Browning e dal 2017 è parte dei redivivi Nocturnus AD.

Pascolando

Intanto un cavallo qui se la sta quasi spassando!

cavallo

Salve, sdangheri. Qui è Padrecavallo che vi scrive. Come sta andando la quarantena? A me piuttosto bene. In pratica nel mio box faccio la stessa vita che facevo prima. Sono misantropo, sedentario. Pensate che ho talmente poca voglia di uscire che anche prima di dovermi chiudere in casa facevo le passeggiate in casa, sul posto, con il telefonino in mano che mi teneva i passi. E lo faccio anche ora, ovvio. Tiro su i pesi, faccio le mie flessioni… Ma soprattutto leggo, scrivo, approfondisco, cago, mangio la mia biada, metto a posto la libreria, pulisco persino le superfici, ascolto death metal, suono la mia chitarra e guardo tutti i film che non ho mai avuto il tempo di vedere in passato. Per dire, ora mi sto sparando La montagna sacra di Jodorowsky e ho tutto Jean-Luc Godard che mi aspetta. Una vera pacchia, non c’è che dire. Continua a Leggere

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Che fine ha fatto James Murphy?

james murphy

Negli anni 90 James Murphy era il chitarrista jolly onnipresente. Entrava e usciva da grandi band, incideva album storici e andava avanti così, come un’ape da un fiore all’altro, finendo per defilarsi, anche a causa di un tumore al cervello, in una routine di lusso, tra ospitate sempre meno altisonanti, endors pregiati e mastering di dozzine di lavori altrui. Continua a Leggere

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Breakin West – La carriera di un piccolo criminale del death metal

Allen West ha sempre macinato riff. Ne ha scritti centinaia per gli Obituary e per i Six Feet Under. Nonostante questo ha finito per essere espulso da entrambe le band a causa della sua condotta irresponsabile. Tolta la pausa forzata al tempo di Cause Of Death, l’andazzo si è visto quasi subito al tempo della reunion degli Obies di Frozen In Time. In due giorni appaiono due comunicati ufficiali. Continua a Leggere

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John Tardy e il mistero delle pagine segrete

“John non permette a nessuno di leggere le liriche che canta. Quindi nessuno ha mai saputo, né mai saprà cosa lui canta nelle nostre canzoni. Mi spiace ma ormai sono anni che la cosa va così”. Queste parole di Don Tardy, fratello di John sono state ripetute più o meno un milione di volte nel corso di 30 anni di interviste. C’è questa faccenda strana del bloc notes privato del cantante dove stanno scritti i testi. Lui legge e canta, ma non permette a nessuno di sbirciare. Probabilmente, come ha suggerito Frank Watkins (r.i.p.) “il giorno che John morirà, verranno fuori bauli di quaderni con le sue liriche, oppure scopriranno che non ce ne sono mai stati e che si è sempre inventato le parole sul momento”. Continua a Leggere

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