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Max Incerti Guidotti

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Il metallaro prima dei social – Come si restava aggiornati nel “vecchio mondo”

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C’era una volta il metallaro senza social quello che non era bombardato da news metal tutti i santi giorni, quello che al posto dei social aveva altri modi per tenersi anche solo un po’ aggiornato sulle notizie specializzate riguardanti artisti, dischi, etichette e concerti metal nel proprio paese. E vediamoli questi modi, ma prima di descriverli, è importante che, chi non c’era, capisca un punto fondamentale: una volta il metallaro non aveva l’heavy metal alla portata di un solo clic, a volte, anche solo per avere un’informazione, arrivare all’edicola giusta, o all’amato negozio di dischi che trattava pure quelli di musica heavy, chi viveva fuori mano doveva fare un lungo viaggio, quasi come una di quelle trasferte per andarsi a vedere uno dei gruppi preferiti. Credetemi, non ho ma avuto questo problema, ma conosco ragazzi che hanno fatto i salti mortali per restare aggiornati e comprarsi i dischi senza spendere a scatola chiusa, cosa che comunque si faceva a prescindere per i gruppi preferiti.

Ma dicevamo dei modi di restare aggiornati prima dei sociali, e allora vediamoli: Continua a Leggere

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ROCK THE CASTLE 2020 – 5 Motivi per cui ha unito il popolo metallaro italiano

L’annuncio dei primi e più importanti gruppi dell’edizione 2020 del Rock The Castle ha generato un’onda di consensi che ho riscontrato pochissime volte negli ultimi anni tra i metallari nostrani, noti da sempre per la loro esterofilia. Per una volta, sono stati pochissimi i pareri negativi dopo la pubblicazione del grosso della line-up, e al più hanno fatto stupore i tanti post di chi si chiedesse se il bill pubblicato su fb non fosse un ben costruito fake (come se fosse difficile verificarlo). No, Il Rock The Castle 2020 è una realtà e si preannuncia come una grande festa per tutti gli appassionati di musica heavy. Ho già speso grandi parole di elogio per la scelta delle band in un articolo su Loud and Proud ma anche nel solitamente più polemico e pungente Sdangher voglio fare ulteriori considerazioni per motivare il titolo di questo articolo e il fatto  che questo festival rappresenti pure un’iniezione di fiducia importante per la nostra scena metal. Siete pronti? Continua a Leggere

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WRESTLING & METAL – I “themes” e le entrate sul ring più spettacolari delle superstar

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C’è sempre stato un rapporto molto forte tra il rock e il wrestling. Quando il primo, nel corso degli anni ’80, si è fatto sempre più duro sfociando nell’heavy metal, il legame è diventato indissolubile. Questo articolo si propone come una carrellata (su per giù in ordine cronologico) alla ri-scoperta di molti dei brani più efficaci e memorabili di sempre, in grado di coniugare mirabilmente il wrestling con il metal. Partendo dagli anni ’80, sarà interessante scoprire insieme come anche le sonorità che hanno accompagnato i grandi del wrestling sul ring siano cambiate nel corso degli ultimi quarant’anni, di pari passo con le mode e i nuovi stili musicali. Continua a Leggere

Editoriali

Biglietti meno cari per i concerti? Il modo c’è: Biglietto a prezzo variabile e fidelizzazione

biglietti

Vi piacerebbero dei biglietti meno cari per i concerti? Per alcuni eventi dal vivo, ci sarebbero dei buoni motivi per provare questa strada, che potrebbe convenire sia ai Promoter che agli Spettatori. Vediamo subito il motivo principale.

I BIGLIETTI INVENDUTI SONO UN PROBLEMA
Per molti concerti, soprattutto se vi piace frequentare anche quelli nei piccoli club, restano invenduti tanti biglietti. Quante volte siete stati all’interno di una location per un evento metal/rock in cui siete stati in grado letteralmente di contare i presenti uno a uno? Per molti show a cui ho partecipato (anche piccoli festival underground) il pubblico sarà stato sì e no di un centinaio di spettatori. Da questo numero va sottratto quello degli accreditati e cioè gli addetti ai lavori e le persone inserite nelle guest list degli artisti, senza contare che spesso girano per il locale anche musicisti, fonici, roadies e membri dello staff del locale. Continua a Leggere

Articoli

BULLDOZER – Scoprire che AC Wild è costretto a interrompere l’attività artistica spezza il cuore

Bulldozer

Non pensate, anche Sdangher ha un cuore, pure se spesso gli articoli di questo blog vanno controcorrente e dicono cose che in altri siti non c’è il coraggio (o la follia) di scrivere. Sono cose su cui spesso non c’è neppure una visione comune all’interno della redazione. Sì, perchè nelle testate libere funziona così. Quello che conta è che ogni autore si senta libero al 100% di far sentire la propria voce. Bene, oggi siamo TUTTI addolorati dopo aver letto questo annuncio su AC Wild, il frontman dei Bulldozer, pubblicato pochissime ore fa sulla pagina FB ufficiale della band lombarda: Continua a Leggere

Editoriali

La Fratellanza tra Metallari – Esiste ancora o non c’è mai stata?

fratellanza

Bisogna essere dei temerari per scrivere un pezzo sulla fratellanza tra metallari nell’anno di grazia 2019. Se mai questo sentimento albergasse ancora nel cuore di chi ama la musica dura, è decisamente, e forse convenientemente, tenuto nascosto. Il mondo, in questi anni difficili, è facile preda di chi semina odio, professa intolleranza e provoca spaccature. Insomma, per buttarla sulla matematica, le divisioni hanno decisamente la meglio sulle addizioni, salvo che quest’ultime non siano di sostanze stupefacenti. Questo clima divisivo ovviamente coinvolge e sconvolge tutti, in particolare chi frequenta i “Bar moderni” e cioè i social, i luoghi dove al giorno d’oggi i metallari si riuniscono per parlare della loro musica preferita. Continua a Leggere

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Pay to Play – Ultima spiaggia del Music Biz?

pay to play

Pay To Play: una storia vecchia

Il “pay to play” è un fenomeno presente in diversi ambiti e che ha dato vita a ramificazioni piuttosto complesse da analizzare. Oggi ci vogliamo occupare di quello musicale, che tanto sta facendo parlare di sé e che esisteva già in una sua forma nella scena rock losangelina degli anni ’80. Funzionava così: consapevoli dell’esplosione della musica rock e della presenza di molte giovani band vogliose di sfondare, parecchi locali lasciavano utilizzare la propria venue per concerti rock. Questo avveniva a patto che i rocker in erba, di solito alla ricerca di un contratto discografico, fossero in grado di trasformarsi in una sorta di piccoli promoter del proprio gruppo. Se il complesso vendeva o faceva piazzare un numero minimo di biglietti, la data nel locale, più o meno prestigioso, andava in scena e per il reciproco interesse.
pay to playI gestori dei locali, gli agenti intermediari e i gruppi emergenti, avevano tutti la loro fetta della torta ma la ricompensa della band era la visibilità, una “exposure” che, negli anni ’80, a Los Angeles, aveva un senso e prospettive ben diverse da quelle attuali. Allora c’erano davvero gli scout delle major a sondare sul campo i nuovi talenti su cui investire. Era un po’ come nel calcio, quando i nostri dirigenti dei club di Serie A (che lo fanno ancora ndA) andavano in Sudamerica a seguire le partite minori del campionato brasiliano per scovare i nuovi Zico e Falcao. Peccato che gli scout delle label (e i dirigenti sportivi) non fossero sotto il palco (o sugli spalti nei piccoli stadi) per ogni concerto (o partitella di calcio), frantumando così i sogni di molti giovani artisti (o calciatori) di belle speranze. I gestori dei locali ovviamente facevano il loro interesse e ce li immaginiamo come dei volponi a raccontare la fiaba del film Rock Of Ages (il sogno americano dei rocker) a ogni aspirante stella del firmamento musicale.

Dalle stelle alle stalle

Nell’attuale mercato discografico, e non stiamo di certo scoprendo l’acqua calda, i dischi vendono pochissimo, il music biz è dominato dalle vendite digitali e, di norma, gli album si ascoltano grazie ai servizi di streaming come Spotify, attraverso il download illegale o su YouTube, canali che tolgono altri soldi a quello che una volta era un mercato piuttosto florido. Sono rimasti un po’ di “old schooler”, che comprano ancora gli album su supporto fisico, dei più elitari “audiophiles” e quelli del cosiddetto “ritorno del vinile”, ma non sono che una piccola fetta della torta stando alle ultime statistiche sulle vendite in ambito musicale suddivise per supporto o piattaforma. Anche nel “music biz” contemporaneo resiste ancora la citata forma di “pay to play”, particolarmente diffusa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma la più discussa e per molti versi discutibile versione di questo fenomeno la cominciamo ad analizzare insieme dal prossimo segmento.

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