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Michele Marando

Articoli La Truebrica del fantino

Carved In Stone degli Shadow Gallery è da recuperare!

carved in stone

Carved In Stone è un disco degli Shadow Gallery, uscito per Magna Carta nel 1995.

Progressive metal è una definizione che, per chi si avvicinava al genere nei primi anni 90, identificava uno e un solo nome: Dream Theater. È indubbio che questi ultimi avessero spalancato le porte della popolarità a un genere che era rimasto un po’ dormiente fino a quel momento. Vuoi perché il prog rock degli anni ’70 era considerato morto e sepolto o perché eravamo nel periodo del grunge, dell’alternative e di lì a poco del nu metal.

In altre parole, poco spazio per melodie e tecnicismi e tanto invece per schiettezza, semplicità e pesantezza di suoni e testi. Il “Teatro del sogno” ha quindi avuto il grande merito di dimostrare che dischi complicati ma molto melodici potevano riscuotere ottimi consensi di pubblico. Continua a Leggere

La Truebrica del fantino Recensioni

Children Of Bodom – Hexed è metà buono e metà compitino

hexed

Hexed è il nuovo album dei Children Of Bodom, uscito nel 2019.

Ah, i Children Of Bodom… Forse l’ultima band ad avermi realmente stupito in positivo grazie a quel Something Wild (1997) e quell’Hatebreeder (1999) con cui esordirono.
I cinque terribili finlandesi, guidati dal funambolico chitarrista / vocalist Alexi Laiho, non hanno mai inventato nulla ma riuscivano a far convivere generi apparentemente incompatibili come musica sinfonica, black metal, power  e thrash: erano la quadratura del cerchio, come mi piaceva definirli. Continua a Leggere

La Truebrica del fantino Recensioni

WARREL DANE – L’addio incompiuto di Shadow Work!

Shadow Work è l’album postumo di Warrel Dane, uscito nel 2018 e recensito per noi da Michele Marando.

La bellezza di 29 anni fa scoprivo i Sanctuary, una band di Seattle che nei suoi due album (Refuge Denied e Into The Mirror Black) mischiava Queensryche, Judas Priest e una spruzzata di thrash. Non il “solito” metal dell’epoca, c’era qualcosa di unico nel loro sound e ne rimasi folgorato. Su tutti svettava lui, Warrel Dane, un cantante capace di acuti spaventosi ma anche di notevoli registri bassi e un carisma fuori dal comune. Per dirne una, lo consideravo uno dei pochissimi eletti che avrebbero potuto sostituire degnamente Rob Halford nei Priest. Continua a Leggere

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