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Morwen Helvete

Furia Cavallo del Nord La Truebrica del fantino Recensioni

Helheim – Rignir e il lato buono del pagan metal!

Rignir

Rignir è il decimo album della storica band pagan black norvegese Helheim prodotto dalla Dark Essence Records.

In scena dal lontano 1993, gli Helheim nascono a Bergen, città nota non sicuramente per le sue spiagge soleggiate  bensì per un clima di merda dove anche nelle stagioni più “calde” la temperatura più alta avvertita riuscirebbe probabilmente a refrigerare i Polaretti della Dolfin senza ausilio elettrico. Continua a Leggere

Furia Cavallo del Nord Recensioni Supernatural Horse Machine

Nordjevel – Necrogenesis è una graziosa conferma!

Nordjevel

Necrogenesis è un album dei Nordjevel prodotto dalla Osmose Productions

Mentre dall’Europa, in particolare dalla penisola iberica e spirituali affini, si sono già svegliati dallo stato purgatoriale di semi-vita, (mi riferisco ai massimi esponenti di associazioni a delinquere finalizzate alla propaganda di musica latina distruggi-timpani in occasione della bella stagione che sta per arrivare) in Norvegia i ghiacciai sembrano essere ancora impassibili all’ondata di caldo, fortunatamente per le nostre orecchie. È proprio dal cuore di codesti ghiacciai che i Nordjevel ci arrivano in soccorso per rinfrescare le nostre giornate primaverili, i nostri cuori e in definitiva le nostre orecchie. Continua a Leggere

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Necrodeath – Perseverare è diabolico!

Necrodeath

Defragments Of Insanity è l’ultimo album dei Necrodeath che uscirà il 5 aprile 2019 via Scarlet Records.

Se il titolo vi risulta un po’ troppo familiare è perché si tratta di una ri-registrazione del secondo storico album della band (ormai irreperibile) rielaborato dall’ultima formazione del gruppo.

Dato che siamo nel 2019 poi, con la tecnologia ormai nostra consigliera, compagna, amica e scopamica ci si adatta ai tempi e notiamo quindi come la frammentazione, in titolo, viene genialmente sostituita dalla deframmentazione del disc… un attimo, no, della follia. Una gran bella pensata eh? Continua a Leggere

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Katechon – Sanger Fra Auschwitz

Katechon - Sanger Fra Auschwitz

Sanger Fra Auschwitz è il disco dei Katechon, uscito il primo Marzo 2019

Potremmo considerare Sanger Fra Auschwitz un altro dei soliti truci album NSBM, aa a dispetto del titolo che, in lingua più romanza, significa “Canzoni da Auschwitz”, ci troviamo di fronte una produzione total black-death nonché terzo disco dei blackster di Trondheim Katechon, che sarà in uscita il prossimo 1 Marzo. Continua a Leggere

Furia Cavallo del Nord

Craft – Rumore bianco e metallo post-nero!

craft

La recensione di White Noise And Black Metal dei Craft, uscito nel 2018, a cura di Elena Morwena, la cavallina totale.

Quando sento nominare i Craft penso prima al black metal e solo dopo alle sottilette. Ma devo ammettere che il nome della band mi è rimasto impresso, le prime volte, per come suona e secondariamente per come i suoi menbri suonino e questo alle sottilette devo riconoscerlo. Continua a Leggere

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Wan – Gammal är äldst (ep) – Del non lavarsi come garanzia di qualità artistica!

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Prima di ascoltare gli Wan bisogna assicurarsi di: 1 – aver fatto uscire di casa vostra madre; 2 – essersi stampati in faccia un broncio di disprezzo nei confronti di tutto e tutti; 3 – avere la vescica piena per poi svuotarla sui muri. Mi raccomando all’ordine. Fatto? Bene. Non dimenticate di chiudere le finestre anche, non si sa mai che ci possa passare dell’aria pulita. Continua a Leggere

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Night Crowned – Humanity Will Echo Out

night crowned

È dalle lande innevate della Svezia che giunge un gelido preannuncio di armonie sgraziate e taglienti come creste di ghiacciai dal nome di Humanity Will Echo Out.

Rilasciato in data 30 novembre, si tratta del primo ep dei Night Crowned, band di recente formazione composta da nomi piuttosto noti nella scena svedese come il chitarrista Marcus Sunesson, ex The Crown, Henric Liljesand e Johan Eskilsson, rispettivamente basso e chitarra/voce dei Cipher System.
Completano poi la lineup il batterista Janne Jaloma, tra gli ultimi acquisti dei Dark Funeral e Ken Heikelberg (con lo pseudomino K. Romlin) alla voce.

Un quintetto niente male, insomma, forgiato, per alcuni, da anni di esperienza nell’undergorund, non di certo il primo bimbo emo brufoloso con la maglia di Burzum. Con tutto il rispetto per i brufoli e tutta l’acne, sia chiaro, un po’ meno per Burzum.

Li troviamo, pertanto, qui riuniti in questa profana eucarestia, carichi e agguerriti, a sbatterci in faccia tre track dalle melodie funeste e rabbiose in tipico stile old school svedese.

Un assaggio più che appettitoso direi, quasi a combinare la grezza sonorità dei Dissection con l’epicità dei primi At The Gates attraverso riff affilati come lame di coltelli Miracle Blade.

Dei 15 minuti e 42 secondi di putrescente blackened death totali dell’ep ho apprezzato particolarmente Nocturnal Pulse, brano che sta a inneggiare i suoni più primordiali del metal scandinavo in un affamato tuffo nel passato. Un orgasmico, permettetemi il termine, intro fa da preludio a un malsano turbine fatto di riff rozzi e violenti eseguiti alla perfezione dalle dita esperte dei due chitarristi.

Se già con il primissimo lyrics video di No Room For Hope avevano destato curiosità (uscito sul canale ufficiale della loro label Black Lion Record ad inizio 2018) con questo ep hanno ora tutta l’attenzione, piazzandosi così tra gli ascolti più interessanti di questo fine anno.
Seminando, dunque, in terra fertile i Night Crowned hanno tutto l’occorrente necessario per concepire una produzione esemplare degna delle loro premesse, altrimenti ci arrabbiamo.

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In The Woods… – Cease the Day

Gli In The Woods… sono una di quelle band di cui conosci l’esistenza ma finisci sempre col dimenticartene. Se qualcuno dovesse chiedermi in consiglio alcune band non farei il loro nome. Per carità, hanno album parecchio solidi alle loro spalle, magari li ho ascoltati più e più volte ma per qualche motivazione finiscono sempre in quella parte del cervello dove sono stoccate quelle informazioni destinate a non riemergere se non attraverso stimoli esterni, un po’ come elastici e forcine per capelli, con la sola differenza che quelli non li trovi più per davvero.

Colpa della mia memoria che fa schifo o magari non sono loro che fanno nulla per rendersi memorabili? Probabilmente la prima, ma ora non starò qui a rifletterci.
“E gli In The Woods… li conosci?” Ah già, vero, gli In the Woods…
E proprio “Toh, gli In the Woods…!” è ciò che ho pensato quando Cease The Day è stato annunciato.

Ricordando che la band norvegese ci aveva lasciato con Pure, (unico full-lenght che, dopo anni e anni di live, ha decretato quasi una nuova svolta sperimentale della band) ritroviamo una line-up ancora una volta diversa.

Dalla formazione storica ci è rimasto solo Andres Kobro, batterista che tuttavia non sembra neanche essere colui che tiene in mano le redini creative della band, e l’astuto polistrumentista inglese Fogarty, voce dal 2015, che a oggi è l’artefice principale delle musiche degli  In The Woods…

Gli In the Woods… stanno ormai al black metal come il cotechino sta alla pizza, ma questo i black metaller lo sanno già da tempo.
Che i giorni di Heart Of The Ages e Omnio sono finiti e che le foreste ormai le troviamo solo nel nome anche, ma la band, o meglio, James Fogarty, è  qui a dirci che non è tutto finito e che qualcosa lui da raccontarci l’avrebbe.

Già a un primo ascolto è facile notare come Cease the Day abbia davvero poco in comune con Pure, se non una certa “teatralità” necessaria a rendere cupo e drammatico un viaggio psicologico lungo l’intero disco.

Un brevissimo intro, con Empty Streets, deciso e conciso e senza troppi fronzoli, apre a quello che sarà un tormentato susseguirsi di lente linee melodiche, alternate a riff più violenti e carichi di rabbia che appaiono quasi a tradimento, come il lampo di un pugnale nella notte nera.

Si fa così la strada fino Respect My Solitude, forse fabula dell’intero album dove voce e chitarre si sposano in un’armoniosità che per certi versi ricorda un po’ le atmosfere di Omnio.

Non mancano poi anche qui riff di black metal più tradizionale, come in Transcending Yesterdays: carico di rabbia all’inizio e dal carattere segnato nel finale. Discutibile è invece la scelta di inserire una registrazione di pubblico live alla conclusione con cui, a mio parere, si rischia di distogliere l’attenzione dalla musica ed allo stesso tempo fa un po’ “poser”.

Cease The Day sommariamente conserva quell’atmosfera gotica un po’ alla My Dying Bride, tanto apprezzata in Pure, ma gli In The Woods… sembrano voler volgere a qualcosa di diverso che ancora però non è bene a fuoco.
Un ascolto piacevole e musicalmente valido che sarà indubbiamente più apprezzato da chi non segue la band ai tempi più remoti.

Tuttavia sembra quasi che gli In The Woods… con questo Cease The Day non hanno voluto osare ma hanno bensì fatto leva su un genere musicale che poteva accontentare un po’ tutte le orecchie, restando nella loro confort zone e allo stesso tempo tenendo a bada i fan di vecchia data in modo tale da poter ancora nutrire speranze che la band possa avere un futuro.

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