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La nuova attitudine del metallo parrocchiale

Di recente mi è stato consigliato di leggere Il paradosso della tolleranza. Lo conoscevo già e trovo che confermi ciò che penso: la libertà non esiste e mai esisterà, almeno non come ci viene  spiegata.

Una volta, parlando di metal con i miei amici, mi hanno spiegato che è una guerra NOI contro LORO: la violenza nei confronti di chi non ascolta metal è giustificata. Giuro che mi hanno detto così! Contro i poliziotti che al Gods ti guardano storto. Contro i truzzi nelle discoteche. Contro il finto-metallaro che indossa la maglietta del gruppo senza palle. Continua a Leggere

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Moralismi metallari – Siccome sei davvero cattivo, io non ti ci parlo più!

Non sorprende poi tanto la scelta di Aristocrazia Webzine di escludere qualsiasi artista metal che cozzi (ferrigni) con i principi della redazione, ma trovo sia profondamente sbagliata. Puoi esprimere la tua opinione riguardo Burzum, ma non censurarlo. Escludere dal nostro mondo chi non ci piace, quello che non condividiamo, fa parte di una tendenza pericolosa, coadiuvata dai social, dove entra solo chi la pensa come noi e dice cose che NOI troviamo intelligenti e carine. Continua a Leggere

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In ricordo di Klaus Byron…

klaus byron

Se state leggendo questa pagina probabilmente avrete già saputo la notizia che ha scosso la comunità metal italiana nel tardo pomeriggio del sabato: Claudio Alberti, in arte Klaus Byron, si è spento improvvisamente all’età di 58 anni. Il primo che viene a mancare tra i grandi pionieri del giornalismo metal nostrano. Quello che segue è il ricordo di Sdangher. Continua a Leggere

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Il ritorno del Librogame – Onanismo sì, ma intelligente!

librogame

Quando ero giovane (eoni fa), negli anni 80, spensierato e studentello imberbe, per un certo periodo ero in un gruppo di amici che soleva dedicarsi a Dungeons And Dragons. Serate interminabili a casa dell’uno e dell’altro, con dadi, carta, matite e gomme, mappe e manuali, calandosi anche fin troppo nei personaggi, incazzandosi a morte se si veniva uccisi da un pianta carnivora gigante o un gruppo di goblin. Continua a Leggere

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L’attrazione fatale per certi felini – I Lion e Dangerous Attraction!

lion

No, non è un articolo su Tiger King, l’incredibile documentario che potete e dovreste vedere su Netflix. Qui parliamo dei Lion e di Dangerous Attraction. Un disco che mi ha accompagnato dal 1996 a oggi, finendo per essere la colonna sonora di alcuni momenti salienti della mia vita ed emblema della costante dissociazione col mio proprio tempo (my own time).

Il mio tempo, già. Quando diciamo una cosa del genere di che cavolo parliamo? Tradizione vuole che nel 1996, se hai diciotto anni e non sei ancora riuscito a scopare, ti ascolti Jeff Buckley, gli Smashing Pumpkins o magari qualcosa di più heavy-romantico-necrotico, come i Type O’ Negative o i Paradise Lost.

Se decidi di sublimare l’autoerotismo vai su un live dei Manowar e se concludi che la tua castità è colpa delle donne, ecco Domination dei Morbid Angel. Se invece sei uno davvero tagliato fuori da tutto e non cerchi giustificazioni ma vie di fuga, allora ascolti Dangerous Attraction dei Lion e ne trai energia che nutra il tuo bisogno disperato di riscossa e di un futuro cristianamente migliore. Continua a Leggere

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Le conversioni nel metal – Dall’inferno al paradiso transitando sopra un palco

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La nomea di “musica infernale e diabolica” che l’heavy metal ha sempre avuto, fatta di croci rovesciate, demoni, torture, sadismo e cattiveria iconografica (roba da film horror o manualetto di occultismo da bancarella) in realtà spesso è una farsa da operetta.

Al netto della fascinazione e dell’uso di simboli e testi “neri”, in realtà di Diavoli alla Ken Russell ce ne sono davvero pochi. Anche nel black metal la “pars diabolicum” è spesso un pretesto, così come nei generi più estremisti, mentre sempre di più tanti musicisti si stanno, o si sono convertiti, al cristianesimo, passando, come qualche oltranzista e ottuso capellone dice, “al nemico”. Continua a Leggere

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One Man Metal – La sottile linea nera tra arte e patologia!

one man metal

One Man Metal. Un uomo, una band. Partendo da Bathory che lo fu per varie ragioni personali (ma piuttosto pratiche e non ideologiche) e Burzum che invece scelse di fare tutto da solo per via di uno spirito elitario o se volete una pesta tremenda per la fase anale (in senso freudiano), siamo arrivati a una serie di esempi via via più numerosi. Questo documentario ne analizza tre: Leviathan, Striborg e Xashtur. Dietro questi progetti black metal si celano tre individui con storie molto particolari, una vita al limite dell’emarginazione e un bisogno estremo di sprigionare, esorcizzare e canalizzare il disagio mentale autentico in cui sono invischiati. Continua a Leggere

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Enciclica sulla Trap

trap

Ok, è vero, da un po’ non scrivo nulla. Mi sto ammazzando di lavoro in attesa del fatidico settembre nero che incombe su tutti noi, quando tornerò a essere un disoccupato nel campo del turismo come tanti. Piuttosto che arrendermi all’ineluttabilità del “ci penso domani, tanto non cambia niente” ho deciso di giocarmi tutte le carte, anche quelle che per me rappresentano un salto nel passato. Mi occupo di sicurezza e distanziamento in spiaggia, a quasi cinquant’anni, per rosicchiare qualche soldino cavalcando la bestia Covid, spiegando alla gente che non dovrebbe assembrarsi in folle sudaticce sui litorali. Continua a Leggere

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Dark – La serie che incrina davvero le vostre certezze

dark

Dark è il tipico prodotto di intrattenimento che ti incrina le certezze. Mi metto lì, lo guardo con l’usuale piglio di quello che probabilmente non finirà nemmeno la serie, convinto che i metri di paragone e i criteri di giudizio per misurarne il valore siano gli stessi usati sin qui per tutte le altre millemila su Netflix, piene di filler, brodi allungati e dialoghi da soap opera. Continua a Leggere

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