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Lo sciamano, il patriota e il metallaro!

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Prima di proseguire la lettura di questo articolo è doveroso fare delle precisazioni, indispensabili e nette, per evitare qualsivoglia fraintendimento. Nessuno darà giudizi di parte, né si unirà a determinate fazioni o a partigianerie, nessuno sarà tollerante o indulgente con l’infrangere delle leggi di un paese, o sarà favorevole su certe aberrazioni di fatti e comportamenti. Si cercherà di narrare con la maggiore obbiettività possibile, sulle cause e non sugli effetti. Continua a Leggere

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Alexi Laiho eh, ma che brutta sorpresa!

alexi laiho

Sostanze stupefacenti e alcool sono la causa di una morte su quattro nel mondo del rock and roll, secondo il Journal of Epidemiology and Community Health. Cento tra i “wild child” deceduti presi in esame avevano meno di quarantadue anni e sono scomparsi tra il 1956 e il 2005. Gli inglesi in media a 35 anni, gli americani di 42 anni. 

Il pubblico dei metallari è curioso. Passa la vita a sentire gente che canta di suicidio, dipendenze, depressione e tristezze varie, ma se poi uno di questi artisti finisce in obitorio, si sorprende e addirittura si scandalizza.  Continua a Leggere

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Il trionfo del Tempo Zero

tempo zero

In Italia il 50,1% delle persone ha al massimo la licenza media, l 35,6% un diploma di scuola superiore, mentre i laureati e le persone che hanno conseguito un diploma di alta formazione,  rappresentano il 13,9% della popolazione.

Il resto, e nel 2020 non è poco, è addirittura analfabeta.

Questa impietosa fotografia che l’Istat fa dell’Italia è le necessaria premessa per il discorso che stiamo per affrontare, così come quello, connesso, del cosiddetto bias cognitivo. Quest’ultimo è un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio”.

Bassa scolarizzazione + ragionare con l’istinto e non razionalmente = Livello di comprensione delle cose da semi animale.

Qui entrano in gioco i social network, le notizie che circolano sul web e la capacità di valutare le cose nel modo reale in cui SONO e non come APPAIONO.

Prendiamo per esempio Facebook, landa popolata prevalentemente da boomer, anzianotti da “kaffè buongiornissimo”, milf stagionate in cerca di avventure erotiche, italiani medi con una passione (o hobby basico, oltre alla figa), ma non più di una che se no i tre neuroni bisticciano tra di loro.

Una delle caratteristiche che personalmente mi fanno riflettere di più è che la grafica, che è una cosa secondaria (in teoria) rispetto al contenuto, risulta determinante per un processo di appiattimento.

Una volta sul giornale e sui libri potevi leggere di Kennedy, Gandhi, Churchill, o di eminenti scienziati e personalità davvero rilevanti per intelletto e capacità, di contro di Pino Bombetta o di Gino Carriola, uomini medi se non mediocri, nemmeno una riga.

Oggi, visto che le pagine sono uguali (e gratis) per tutti, questa “finta democrazia” regala sulla copertina virtuale del libro, pari sensazione di importanza a Concetta Bullone rispetto a Leonardo Da Vinci.

Questo, perché “l’impaginazione” delle informazioni è la stessa, la velocità di condivisione e altrettanta sparizione nella timeline, è rapida, sostituita da altre informazioni di altrettanti millemila sconosciuti, e di qualche personalità importante.

Questo appiattisce il tempo e la percezione di “valore” in un eterno presente, a 2D, in cui i Beatles sembrano avere lo stesso peso di Johnny Birillo, in cui le cose accadute nel 1986 sembrano essere allineate al 2020.

Tutto diventa un eterno presente piatto e uniformato: il ragionamento e la giusta collocazione degli eventi, dei fatti e delle priorità, per molti si rivela un’impresa impossibile.

Ecco che la pancia, le emozioni, la malinconia dei bei tempi, creano questo bias, per cui l’analisi e il ragionamento se ne vanno (per molti) beatamente a puttane.

Il 3D non viene quasi espresso, quanto l’assimilazione acritica di un flusso di cose, che è impossibile metabolizzare.

Sparisce la consequenzialità, la ciclicità, resta solo la sensazione di “accaduto / non accaduto”.

L’interazione è quindi falsata, sia con l’altro che in rapporto agli eventi.

Vince l’eterno “ora e qui” (non quello positivo del buddismo), fattore negativo dell’incertezza sul futuro prossimo. Nasce il Tempo Zero che inghiotte tutte le linee spazio – temporali. La memoria e il ricordo di una cosa a suo tempo negativa, carente o non rilevante, diventa in questo tempo zero, al contrario “non così male”, o genera falsi ricordi positivi, poiché, in alcuni casi, associata al bias della nostalgia, della gioventù e dei tempi migliori, che non corrisponde quasi mai al vero.

Il “frame” del social acutizza la scarsa consapevolezza, frutto anche di non studio e ignoranza, mista a pigrizia, paura, e genera il sonno della ragione.

Prendete qualsiasi argomento, passione, hobby, informazione, e calatelo in “tempo zero”, ecco che la rilevanza oggettiva sparisce a discapito della fruizione veloce, acritica e non approfondita.

La consequenzialità, e le priorità, i valori oggettivi di merito, vanno a farsi fottere. In ultima analisi, scrollarsi di dosso il “tempo Zero” sarebbe la soluzione migliore, ma poco percorribile senza adeguate capacità logico – culturali.

Il trionfo di Concetta Bullone, Johnny Birillo, Angela Da Mondello e degli Steel Buttana; abbiamo perso e non ce ne accorgeremo.

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Aerosmith – Speciale Permanent Vacation (in occasione di nessuna cazzo di occasione ma solo perché ci andava di scriverne)

permanent vacation

Come ho fatto presente nell’articolo dedicato a Done With Mirrors, gli Aerosmith, a un certo punto, hanno consegnato il proprio destino in mano a degli esperti di hits, gente che sapeva letteralmente fabbricarne e in questo modo si sono assicurati un futuro, oltre alla possibilità di suonare, all’interno dei dischi zeppi di successoni appositamente costruiti, anche la musica che realmente ritenevano rappresentativa di ciò che desideravano fossero gli Aerosmith. Continua a Leggere

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Pink Cream 69 – La band che ha finito per svanire sotto i propri stessi accordi

pink cream 69

I Pink Cream 69 sono la band dove cantava Andi Deris, vero? Esatto. La maggior parte di voi, nel proprio file mentale, ne troverà uno con il nome di questo gruppo e dentro leggerà solo questa informazione. Andy con la ipsilon o Andi con la i, a seconda del periodo storico, ovviamente.
In effetti fino a un anno fa, anche io non mi ero mai troppo soffermato su questo gruppo, poi un giorno ho sentito dire cose stratosferiche di Dennis Ward come produttore, in particolare per il lavoro svolto su Electrified dei Pink Cream 69, band dove ha suonato per quasi trent’anni e che ha mollato di recente, con una serie di motivazioni abbastanza deprimenti, che affronterò più avanti. Continua a Leggere

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Quando il troppo stroppia – Ma quante cacchio sono le band metal italiane?

band italiane

Il sito “Metal Archives”, bibbia dei database del metal mondiale, indica che in Italia, tra attive, appena sciolte e in stand by, esistono circa 7000 band. Facendo i conti della serva, calcoliamone solo 6 mila attive (visto che c’è stato di mezzo il Covid). Calcoliamo altresì una media di 4 musicisti per band, per stare stretti. Otteniamo quindi 24 mila musicisti metal italiani che imbracciano uno strumento e cantano “la musica pesante”. Senza fare retorica, salta subito all’occhio un dato: quanti di questi 24 mila metallers, riesce a distinguersi nettamente dalla massa ed emergere? Continua a Leggere

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Lode all’Algoritmo, il nuovo Dio che ci distrugge

algoritmo

Signori, da questi concetti, abitudini e comportamenti non si scappa. Siamo tutti polarizzati in tribù, volenti o nolenti, fatte di microcosmi legati a passioni, hobby, interessi, idee politiche, religiose e culturali ben radicate e definite in ognuno di noi. In quanto tali, all’interno di queste “caverne di Platone” vigono regole, consuetudini, codici scritti e non scritti ben precisi e diversi da mondo a mondo.

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Power Up – Come potrebbero suonare oggi gli AC/DC, chiederete voi? Stanchi, mosci, l’ombra di loro stessi? La risposta è un sonoro “NO”!

power up

Siamo all’inizio di ottobre del 2020, un anno che definire maledetto è fargli un complimento. Un periodo in cui si inizia ad avere bisogno di qualcosa di leggero e positivo, fosse anche una piccola cosa apparentemente insignificante ma che rieasca a regalarci almeno un momento spensierato. Quando meno te lo aspetti, salta fuori quasi dal nulla il nuovo singolo di una band leggendaria che in molti, forse in troppi, avevano ormai dato per spacciata… Parlo degli AC/DC ed è evidente che non hanno nessuna intenzione di fermarsi. Continua a Leggere

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