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Interviste Sdanghere

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Noi una band vicina al Mainstream??? – Intervistona ai Lunarsea

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Intervistare i Lunarsea mi ha permesso di conoscerli e cambiare idea su di loro. Confesso di non averli mai seguiti molto prima di questo confronto e di essermi misurato con i dischi che hanno fatto, solo allo scopo di interrogarli un po’. Beh, parlare con Fabio e Christian, tentare di analizzare e comprendere la musica che fanno, mi ha aiutato a riconsiderare certe impressioni preconcette e guardare a questi ragazzi con rispetto e ammirazione. Vi avverto, è una roba lunga, ma c’è da imparare, troverete un sacco di osservazioni e consigli pratici su come ci si possa muovere oggi nel business del metal. Continua a Leggere

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Svart – Il metal estremo è nato per essere “amorale”!

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Tra i progetti black metal che mi è capitato di sentire negli ultimi due anni, quello di Svart e il suo Sentiero dimenticato è tra i pochi ad avermi convinto sul serio. E così ho domandato alla MASD di Chiara Rovesti un’intervista con l’artefice di questo plumbeo reverbero di violenza e salnitro. Ci è voluto un po’ di tempo per realizzare il confronto con “l’artista Svart” ma devo dire che ne è valsa la pena. O almeno così mi sembra tutte le volte. Continua a Leggere

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“Sognamo di pubblicare l’autobiografia di Steve Harris!” – Intervista a Tsunami Editore

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I ragazzi di Tsunami mi sorprendono sempre. Seguo con grande attenzione la loro attività e sono un buon cliente ma ho sempre nutrito qualche riserva su alcuni titoli da loro pubblicati in passato. In questa intervista ne ho approfittato per non mandargliene a dire e ho fatto domande davvero antipatiche ma loro non si sono tirati indietro, neutralizzando con intelligenza e simpatia i calcioni di Sdangher! Leggete e scoprite sogni, speranze e delusione di una piccola casa editrice che ha saputo scommettere su un pubblico che il mondo editoriale solitamente non contempla tra i “lettori forti”: i metallari!

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Come inserirsi nelle voragini causate dalla cecità dell’editoria italiana! – Intervista ad Andrea Vaccaro di Hypnos Edizioni

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“L’Italia è il paese che amo”, come disse un noto pregiudicato della nostra storia recente, ma con la letteratura horror e fantastica ha sempre combinato disastri, aggiungerei io. Se escludiamo il grandissimo successo di Stephen King e di H.P. Lovecraft, gli amanti del genere hanno sempre, nel migliore dei casi fatto i conti con il disinteresse dei grossi editori e “il vorrei ma non posso” dei piccoli. Per dire, a volte ho finito per dispiacermi che un romanzo di cui attendevo l’uscita nel nostro paese da anni, fosse alla fine pubblicato di m… ehm, con una scarsa cura e una pessima traduzione. E poi è arrivata Hypnos, che è piccola ma fa un lavoro meraviglioso. Continua a Leggere

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Fosch – Noi non ci sentiamo orobi ma bergamaschi!

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Ecco a cosa serve un’intervista. A chiarire a approfondire, anche a costo di fare figure un po’ così. Ho giudicato male i Fosch e come me, temo lo abbiano fatto anche altri. Del resto, suonare black metal e cantare testi in dialetto locale può far pensare di trovarsi davanti all’ennesima combriccola di ragazzini alle prese con una nostalgia pagana fuori dal mondo, mentre ciò che fanno i Fosch è esprimersi usando il linguaggio che praticano nel bar sotto casa e raccontarci vecchie storie suggestive con la veemenza dei primi Darkthrone. Ma anche qui, attenti alle apparenze. Continua a Leggere

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Deviate Damaen – “Dove c’è il diavolo c’è occidente!”

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Ringrazio Frank Blogthrower per avermi fatto scoprire questa band. Lui è molto più nelle profondità dell’underground estremo rispetto a me, che cerco di stare un po’ ovunque, mantenendo un ecclettismo e una dialettica ormai rara, nel giornalismo rock come in tutto il resto. Frank mi ha passato il promo dei Deviate Damaen dicendomi che lo mettevano a disagio, lo incuriosiva sapere cosa ne pensassi io. Ricordo ancora il momento preciso in cui iniziai ad ascoltarli. Me ne andavo al bar dopo aver riscosso gli ultimi spicci dal bancomat, sprofondato nella miseria di pensieri e di finanze, pensando al Natale in avvicinamento e al lavoro che non avevo più. E mentre vagavo tra i passanti, come una cinta da zingaro ormai allo stremo della fibia, iniziò l’intro recitato da una voce infantile. Era l’inizio di In Sanctitate, Benignitas Non Miseretur. E la mia mente si sbriciolò. Rimpiazzai tutte le ansie e le preoccupazioni materiali, con una tremenda angoscia metafisica. Scordatevi la multitudine lo-fi del black metal da cameretta: l’inferno acustico è quello dei Deviate Damaen! Non mi dilungo oltre con questa pappa di intro. L’intervista è lunghissima e ho deciso di pubblicarla integrale, senza spezzettarla in due o tre parti. Due sono le ragioni di questa scelta: la prima è che non mi sono mai piaciute le cose a puntate e la seconda è che a Sdangher facciamo sempre la scelta più schietta, che talvolta è anche la più scomoda. Buona lettura! Continua a Leggere

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Intervista a Eddy Antonini – Dagli anni felici di Skylark Zembu alla scomparsa del mercato discografico!

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Questa intervista è la dimostrazione che facciamo bene a non seguire le forsennate ritmiche del mercato (?!) discografico. Gli Skylark non sono attivi, non hanno nulla in promozione e noi abbiamo approfittato di questa calma disinteressata per tartassare di domande Eddy Antonini, personaggio discusso e che piaccia o meno, tra i più rilevanti della scena power metal italiana anni 90. Proprio perché svincolata dalle sfiancanti logiche promozionali, l’intervista è venuta uno spettacolo, con Eddy che si è prestato in modo generoso e schietto, offrendo spunti di riflessione e non risparmiandosi su niente, anche le domande più antipatiche. Ce n’è un po’ per tutti: situazione concerti italiani, mercato discografico, Kiara e gli ex-collaboratori, Vasco Rossi, Giappone, metallari, paninari e il futuro degli Skylark, ovviamente. Leggete e godete! Continua a Leggere

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Speciale Metal Conquest – Intervista ad Alicia Ratti – Orgoglio e passione al servizio dell’heavy metal!

L’ho atteso per mesi, un po’ per il desiderio di tornare a Roma e riabbracciare molti amici che per ovvie ragioni geografiche vedo di rado, un po’ perchè negli ultimi tempi, in Italia, i festival dedicati all’heavy metal tradizionale e rivolti all’underground, stavano pericolosamente scarseggiando. Il Metal Conquest era un’occasione davvero imperdibile e così ho affrontato la lunga trasferta, tornando a casa pienamente soddisfatto e con la speranza di non dover attendere troppo per rivivere una simile esperienza. Continua a Leggere

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Val Tvoar – La gente vuole cantare e io ho dato loro dei dannatissimi cori!

Giorni fa vi ho parlato del primo grande disco che mi è capitato di sentire nel 2020. Today Is Tomorrow’s Yesterday conferma due cose che sostengo da un pezzo. Primo: le etichette si lasciano sfuggire tanta roba di prim’ordine ma grazie alla rete possiamo recuperarla e gustarcela alla faccia loro. Secondo: la buona musica può venir fuori dove meno te l’aspetti. Non conviene escludere una categoria dell’hard rock o dell’heavy metal perché l’esperienza dice che non c’è mai granché di buono da sentire da quelle parti. Un discone può venir fuori dal reparto geriatrico delle vecchie glorie ancora in attività o magari da un pugno di pischelli sbarbi che si infognano col mathcore; può uscir fuori dal mare nero dei progetti depressive ambient o da uno di quei gruppi thrash di vent’anni che si vestono come gli Exodus nel 1982. Ragionare per sotto-categorie ammazza la musica e vi fa perdere tantissimi dischi incredibili. Credere che il nuovo album degli Anthrax possa risultare più riuscito di quello di Pus Jordan solo perché i primi vent’anni fa ne realizzarono alcuni ottimi e il secondo non sapete nemmeno chi sia, è un errore che potrebbe costarvi caro. Personalmente diffido dello stoner rock, ma ho dato una possibilità a Val Tvoar e appena ho ascoltato una manciata di note ho sentito subito che era musica che parlava al mio cuore. Spero che dica qualcosa anche al vostro e soprattutto che l’autore di quelle canzoni ora aggiunga qualche curiosità sulla sua band, sul futuro del rock e sull’Estonia, il suo paese. Buona lettura. Continua a Leggere

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Fearbringer e il progetto Fenice Nera – L’alchimista delle sette note

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Avete mai parlato con un vero alchimista? Beh, non so se Fearbringer si definirebbe in questo modo, ma leggendo le sue risposte non potrete far altro che convenire sulla sua competenza. Il progetto Fenice Nera è molto intrigante perché pur mescolando cultura esoterica e metal non si veste di una pacchiana anticaglia medievale e spinge sull’elettronica e la boriosità melidica degli anni 90. E mentre vi domandate ancora che cazzo significhi l’ultima cosa che ho scritto, diamo spazio al Fear. Continua a Leggere

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