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I Metallica e il giochino dei fagioli!

I Metallica invitano i fan a votare il loro brano migliore. Le votazioni si possono effettuare ogni giorno attraverso le Stories di Instagram o Facebook. L’elenco iniziale dei brani è stato selezionato in base alla popolarità dei pezzi su Spotify. Già dopo questa frase potrei chiudere qui il pezzo, vista la demenzialità (per i fan che abboccano) e la furbizia per la band (marketing che gli porta soldi in tasca). Ma io voglio farmi del male ed andare oltre. Continua a Leggere

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Anche la provocazione dopo un po’ diventa parte del loop

provocazione

Una volta un tipo mi disse che io scrivo articoli fastidiosi, in cui attacco a destra e a manca la tresca (ma qualcuno la chiama scena) metallara italiata, solo per diventare lo “Sgarbi del metal”. E in effetti ho rotto un po’ i coglioni, qualcuno si è offeso, c’è chi ha fatto il vocione e parlato di avvocati; in generale però non è cambiato niente. I miei articoli inizialmente li scrivevo per sfogarmi, tiravo fuori quello che sul serio poteva infastidirmi, che non condividevo e desideravo diverso. Oppure cercavo di suscitare un confronto senza ipocrisie, cominciando io per primo a spogliarmi delle mie. Oh, certo, anche per le visite. Ovviamente. La provocazione rende sempre. Continua a Leggere

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Conversazioni in Sicilia – L’ascesa e la discesa del Black Metal negli anni 90 (Prima parte)

L’imperdibile chiacchierata tra Padrecavallo, Agghiastru e Rosario Badalamenti degli Inchiuvatu su quanto la Toscana sia stata importante per l’avvento del black metal in Italia, sulla Nosferatu Records e la Osmose, i Sadist, gli Immortal e tutte cose!

Padrecavallo: Io nel 1993 facevo la terza media e sprofondavo nella pinguedine e la timidezza. Ero biologicamente destinato al metallo. Mi è stato detto che la Sicilia ha sempre sfanculato il resto del mondo, che ci sono state band di qualità ma non ci hanno creduto abbastanza o non gliene è importato nulla di mettere il culo fuori dall’isola. E tu invece eri a Firenze nel 1993. Perché? Continua a Leggere

Interviste Sdanghere

Intervista a Jennifer Crepuscolo – Il satanismo etico

Jennifer Crepuscolo

Non ho mai tollerato i pregiudizi, in nessun ambito, perchè intorno a noi si muovono tanti piccoli mondi che noi giudichiamo con inarrivabile superficialità, rischiando spesso di tramutarci in carnefici delle minoranze e del pensiero altrui. Con Jennifer Crepuscolo, fondatrice dell‘Unione Satanisti Italiani, mi sono addentrato in uno di questi mondi: quello del satanismo, nel tentativo di darne un’immagine più coerente e scevra dalle solite banalità. Sono consapevole della mia scarsa conoscenza della materia e questo mi ha obbligato a formulare delle domande banali, che però sono state occasioni fruttuose per smontare alcuni luoghi comuni, scoprendo un culto sotterraneo che si fonda sull’etica.

Ringrazio Jennifer Crepuscolo per aver accettato di rispondere, anche alle domande più scomode e per certi versi insensibili, ma soprattutto per aver sopportato i miei numerosi tentativi di convertirla al culto dell’heavy metal.

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La morte è mia consigliera nella vita. Ogni giorno è il mio ultimo!

-Cosa rende speciale la vita, Jon?
-La fine.

Ovviamente è così facile, col senno di poi, scorgere le avvisaglie di un gesto estremo, ma nel caso di Jon Nödtveidt non sembra neanche un atto distruttivo, sfugge al normale concetto che abbiamo del suicidio. Solitamente, quando una star del cinema si ammazza, andiamo a ritroso, guardiamo i filmati più prossimi al suo gesto, l’ultima intervista e cose così, nel tentativo di rintracciare “il segno” che stava per farlo. Seguono le varie speculazioni su quanto fosse depresso, sull’uso eccessivo di farmaci e su quanto abbiano pesato, la separazione dalla moglie e l’allontanamento dai figli, le critiche all’ultimo album e via di questo passo, di illazione in illazione. C’è un clip di Chester Benninghton dei Linkin’ Park poco prima di suicidarsi. I commenti esprimono tutti una grande perplessità, perché a vederlo così sorridente e rilassato, sembra impossibile credere che poco dopo Chester si sia tolto la vita. Forse era sorridente e rilassato perché aveva già preso la sua decisione. Ma non voglio infognarmi nelle solite chiacchiere. Continua a Leggere

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Soulreaper – Traditori di tutti!

soulreaper

Penso sia una vergogna che gli stessi traditori che hanno fatto del loro meglio per uccidere i Dissection e mettermi in prigione, cerchino di trarre beneficio dall’essere ex menbri dei Dissection. Tuttavia, così facendo si sono fatti male da soli. Il percorso dei Dissection ovviamente divenne troppo oscuro per questi deboli traditori. – Jon Nödtveidt

In effetti, la breve storia dei Soulreaper non rappresenta una pagina edificante nella storia del metal, però bisogna capirli anche, Tobias Kellgren e Johan Norman. Costoro presero il posto rispettivamente di Ole Öhman alla batteria e John Zwetsloot  alla chitarra in un periodo piuttosto instabile nella storia dei Dissection, tra il 1994 e il 1997. Satanisti sì, ma non ai livelli fanatici di Jon, che via via sembrò preso da altre cose rispetto al cammino discografico della band.

Non so di preciso il ruolo che Tob e Johan abbiano avuto nell’arresto di Nödtveidt ma devono essersi sentiti molto frustrati come musicisti. Loro volevano solo suonare e fare tour, niente diavolerie settarie e addirittura omicidi ritualistici del cazzo. E così, appena il loro leader finì in prigione, con la prospettiva di restarci anni e anni, i due pensarono (male) di darsi da fare e sfruttare al massimo la situazione, rilasciando frasi molto pesanti, ahiloro.

Infatti, prima ancora di far uscire qualcosa con i Soulreaper anticiparono di avere per le mani quello che avrebbe dovuto essere il materiale del terzo album dei Dissection mai realizzato. Bum!

Chiaro che non è vero niente, rispose Jon in un’intervista esclusiva per Metal Shock!, avvenuta poco dopo il rilascio. Quei due erano fuori dai Dissection alcuni mesi prima che io finissi in galera. Il cammino dei Dissection era diventato troppo oscuro per loro. La ridicolaggine riguardo l’album dei Soulreaper che contenga materiale di un successivo disco dei Dissection, è falsa, basta ascoltare Written In Blood. È una vergogna e una disgrazia vedere come quei due traditori si avvalgano del beneficio d’essere ex membri della band per poter sopravvivere, quando poi in realtà hanno fatto del loro meglio per uccidere i Dissection e farmi finire in galera!

Non ci ha cacciati. Siamo andati via noi, replicò Tobias. “E non so se Jon avesse intenzione di continuare con i Dissection mettendo in piedi un’altra formazione e nessuno può saperlo perché è stato messo in galera e questa è storia”

In effetti, poco dopo l’uscita dell’album, nelle interviste promozionali, Tobias cercò di insabbiare certe chiacchiere negando che ci fossero collegamenti con le cose in cantiere per la band di Nödtveidt e tentando di ridimensionare così le aspettative del pubblico; questo sapendo in cuor suo che Written In Blood, primo disco della su nuova band, alla fine non era uscito granché bene. L’illusione che vi fossero dei collegamenti con Storm e The Somberlain andò in fumo con una produzione molto in stile death floridiano e dei contenuti di scarso interesse. Gregariato puro, insomma, così come il seguito Life Erazer del 2003.

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Mondi impossibili; l’ucronia ha eliminato il rock and roll

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Anno domini 2020: i Pink Floyd e i Queen sono ai vertici assoluti di vendite per i loro dischi, il rock ha dominato il mondo per quasi ottanta anni, e nonostante i frignoni si straccino le vesti per il crollo del mercato discografico, la musica anglofona domina incontrastata il nostro pianeta Terra. Uno scenario normale per tutti, a parte chi ascolta solo musica italiana melodico – popolare e Radio Maria, ma… se fosse in un altro modo ? Ci avete mai pensato ? Continua a Leggere

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La TV nazionale con l’amianto nei cessi e le ascese repentine alla faccia del #metoo

L’articolo di Ruggiero sul mondo del lavoro mi ha risollevato una serie di riflessioni maturate al tempo del #metoo, ve lo ricordate? L’estate di due anni fa si dibatteva sulle tresche di Asia Argento con il minorenne. Ripensarlo oggi in tempi di mascherine e Covid19 fa strano, vero? Eppure la mia mente torna al caso Weinstain e a tutto ciò che ne conseguì. Le affermazioni che sto per fare mi inimicheranno tutta la popolazione femminile ma non me ne frega molto. Chi giudica probabilmente non sa e non ha vissuto abbastanza. Continua a Leggere

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Uomini e topi, il rock ai tempi della chirurgia – Alla faccia di chi dice che il rock è morto: in America il rock viene usato per salvare vite umane!

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Non so voi, ma io sapevo da tanti anni, che durante le operazioni chirurgiche, che sia una banale appendicite o una a cuore aperto, i chirurghi (ed anche anestesisti, infermieri e sanitari assortiti), chiacchierano, scherzano, cazzeggiano e ascoltano musica. Si, Grey’s Anatomy e The Good Doctor hanno mostrato questa realtà, ma complice il filtro sulle telecamere e una certa retorica condita da piani sequenza, amorazzi vari e la patina yankee da “medical drama”, tutto sembra mitizzato e distante, restando in tema, “anestetizzato”. Continua a Leggere

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Il mercatino del metallo italiano – Alcune ovvie riflessioni!

il buco

Il mercato si regola sulla legge di domanda e offerta. Ovvio, come direbbe il vecchio Trimagasi, l’irresistibile personaggio de Il buco, film allegorico che vi consiglio di vedere, se non l’avete già fatto. Lo trovate su Netflix. No, non vi si parla di metal e tantomeno di webzines. Mi fermerei alla battuta. “E’ ovvio!” Se non vendi, non hai i soldi per produrre ancora ciò che vuoi vendere e tutto finisce. Perché le webzines e i blog, ma anche le band, soprattutto italiane, continuano a esistere nonostante nessuno tiri fuori i soldi per sentire, leggere e fruire di ciò che producono? Ancora: è ovvio, perché non hanno bisogno del denaro dei consumatori. Si cibano della loro attenzione. Di click. E del proprio egocentrismo e sensi di colpa. Soprattutto di queste ultime cose, perché con i click c’è solo da ridere. Le webzines, nello specifico che ci interessa quelle metal, e anche i blog e i gruppi che bazzicano lo stesso genere creativo, non ne possono accumulare mai abbastanza per poi esigere da google o da altri sponsor, soldi in cambio di spazi di visibilità. E le band non avranno mai un pubblico pagante in misura sufficiente per poter crescere fino a un livello di professionalità decente. Continua a Leggere

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