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Editoriali

Pascolando

Quando cambia il modo di leggere e ascoltare musica

Salve sdangheri, scrivo questo post non perchè abbia un urgente bisogno di dirvi qualcosa, ma per un urgente bisogno di farmi vivo. Sono qui. In questo periodo la stalla è un po’ deserta. Ruggiero Cavallo Goloso è molto impegnato con alcune sue cose personali e noi altri ronzini siamo presi da una serie di progetti su cui, per ora, non voglio dire granché. Sappiate solo che bolle in pentola una roba capace di stravolgere il futuro di Sdangher (si spera) in positivo. Continua a Leggere

Pascolando

Hard Disk Life – Riflessioni a caldo dopo aver perso 300 giga di memoria

hard disk

È molto che non scrivo nel blog, ma perché la mia vita questi giorni è un tale caos che neanche voglio raccontarlo. Il trasloco procede, il lavoro anche, ma il tempo libero essendo poco  me lo concedo per dormire o masturbarmi, o entrambe le cose contemporaneamente. Non è il massimo però quando ti risvegli.

Il caldo poi non aiuta la mia psiche.

Il Padre Cavallo mi ha detto “prenditi pure il tempo necessario” e così ho fatto, ma oggi mentre scrivo, qualcosa è accaduto; ma procediamo con ordine. Continua a Leggere

Pascolando

Perché scrivere ancora romanzi, saggi e recensioni dato che c’è l’internet e nessuno compra/legge più i libri e le riviste!

scrivere

Tempo fa ho scritto una roba in cui riflettevo sul triste e caotico avvenire degli scrittori, che fossero critici o anche romanzieri, costretti a traslocare come perenni sfollati da una piattaforma social scadente a una nuova arrembante realtà mediatica, usando criteri e mezzi tecnologici via via più frammentari, immediati e “fighi” e temperando il disagio, questi scrittori maturi, con la disperazione di non saper più ripigliare o afferrare almeno una volta, un pubblico sempre più distratto da quella che chiamo TPP: tecnologia presenziale passiva. Continua a Leggere

Pascolando

Dracula vs. Crowley – Quando i metallari odiavano gli Slayer ed erano stufi di Bruce Dickinson!

dracula vs. crowley

L’altro giorno, dopo una pausa che dura da quest’estate, ho ripreso a leggere i vecchi numeri di Metal Shock. Li sto affrontando con metodicità, spulciando ogni recensione, rubrica, leggendo tutte le lettere pubbliate dalla redazione, le news… Se vi domandate il perché di una simile auto-afflizione, beh, diciamo che ognuno ha le proprie perversità. Continua a Leggere

Pascolando

The Twitch Of The Dead Nerve – Ovvero, sugli scrittori di oggi che sono tutti tecno-sfollati in perenne esodo!

Sapete, gente, sono un po’ in crisi. Mi capita, di tanto in tanto. E quando succede mi ricordo sempre che la parola crisi per i musi gialli significa una roba tipo opportunità. Per cosa? Rinnovamento, rinascita, cambiamento. Cosa riguarda questa crisi? La scrittura. L’amore va bene, la salute anche, il lavoro è beautiful, ma come scrittore mi affliggo. Essendo scrittore fino al midollo, se quella cosa non funziona ne risento tutto, fino all’uccello. Se quello non si alza, ahivoglia a dire che la salute, il lavoro, la famiglia… figurarsi l’amore. Continua a Leggere

Pascolando

Io, la mia rabbia e il prosciutto cotto

rabbia

Ho un problema di rabbia, sapete? Ho iniziato ad andare da una psicologa circa quattro anni fa, nel tentativo di risolverlo. Poche settimane dopo ho lasciato mia moglie, ho ricostruito la mia intera vita, ma la rabbia è rimasta sempre.

La terapista mi ha spiegato che la rabbia è energia. Quella che io investo nella scrittura, nell’amore, nelle cose che mi piacciono, è la stessa identica energia che ogni tot di tempo esplode in urla, porte sbattute e pugni al muro. Continua a Leggere

Pascolando

Cosa ce ne facciamo dell’amore?

amore

Mio padre si è sposato a 30 anni circa, con mia madre che ne aveva 22. Sono ancora insieme dopo 42 anni. Io ho 42 anni e tengo il conto del loro matrimonio perché nacqui lo stesso anno in cui dissero sì. A quanto ne so, papà non ha mai avuto delusioni amorose. Si è divertito come ha potuto: prima, durante e dopo esser diventato marito. Tutte le volte in cui io ho provato a fargli capire quanto soffrissi per una storia finita male, mi ha sempre guardato come se stessi cercando di spiegargli 2001 Odissea nello spazio con il linguaggio dei segni. Continua a Leggere

Pascolando

Arrivederci e grazie mille per l’alcol e il tabacco che hai assimilato per noi!

 

Mentre lavoro da computer, nei momenti di pausa, girovago tra consigli youtube, e a volte scopro delle rare perle. Sentite cosa in particolare: mi è capitato un filmato dei tanti che parla di “canali oscuri di youtube”, avete presente? Non parlo di canali dalla dubbia natura, o roba creata a tavolino, ma proprio di storie oscure che alla fine ti lasciano un amaro sapore in bocca. Un sapore che mi ha ricordato appunto quello della morte, un tema che ha legato quasi tutte le storie narrate.

leathersmokemi è… come descriverlo, il lento declino di un essere umano. Un suicidio in diretta online. Continua a Leggere

Pascolando

Un anno insieme al Covid e non volergli neanche un po’ di bene?

concerti

Facciamo un sunto della situazione. All’incirca un anno fa, mentre ero in macchina con la mia compagna leggo sul telefonino “regazzi, da domani tutti a casa e se vi becco per strada vi faccio il culo a stelle e strisce”.

Il giorno seguente fu il primo di una serie dove non mi toglievo il pigiama. Qualcuno può asserire che questa libertà forzata ci abbia aiutato a recuperare quel tempo che non usavamo per i nostri hobby.

In effetti io ho registrato alcuni album niente male, ma in confronto ai fasti del passato ho ridotto di molto la mia sovrapproduzione.

Ho scambiato molti cd e cassette aumentando la mia collezione vertiginosamente.

Ho letto molti libri e fumetti. Alcuni li devo finire, ma sono li che mi aspettano.

Ho visto alcuni film, e ultimamente il sabato sera è il mio Sabato del cinema con gli amici.

Ho passato un ottimo Natale e un ottimo Capodanno con alcune tra le persone migliori che posso dire di avere mai conosciuto.

E tante altre persone meravigliose mi fanno compagnia a distanza nel web, aiutandomi a capire che amicizia non è solo quella che puoi toccare fisicamente.

Ho scoperto canali youtube che mi hanno accompagnato nelle nottate insonni, nei temi più disparati.

Ho finito ben 5 Dragon Quest di fila (Dall’1 al 5).

Ho fatto saggi in cui ho scoperto che i diritti umani sono letteralmente un optional.

Ho avuto letteralmente paura di avere un tumore, per poi scoprire fortunatamente che era solo una infiammazione del colon dovuta allo stress. Ho ridotto sensibilmente lo stress dopo aver scoperto di non avere niente di grave.

Ho fatto delle microvacanze con la mia compagna, e sono andato persino al mare dopo anni che lo vedevo solo in cartolina. E io vivo a pochi passi dal mare.

Però i concerti mi mancano veramente tanto.

Quanti ne ho visti quest’anno? Cinque? E ho pogato al massimo in due, e pure male. Come vuoi pogare al tempo del Covid, mantenendo la fottuta distanza di sicurezza? Va bene il supporto, ma a sto punto me ne rimango a casa con la birra della lidl e le casse dello stereo a vomitare sul pavimento.

È stata una ecatombe, se non qualcosa di peggio. Cosa c’è di peggio di un’ecatombe? Va beh, non sottilizzate. Era per dire.

La cosa che mi suscita più rabbia è che i locali questa estate (e cazzo ci sono stato pure io lì in quella utopia) erano un dito medio alle restrizioni. Quante sere, anche il Venerdì o persino il Giovedì vedevo masse di millenians e più giovani ancora, appiccicati l’uno all’altro mentre i luogi dei concerti erano chiusi o quasi. E se pogavi veniva la security a tirarti fuori di peso. Nei locali metal mica nei fottuti lidi!

Persino al tempo del Covid, il pregiudizio verso il metal vince.

A quanto pare il twerking aggressivo e il fare pompini a sconosciuti nel bagno, non trasmette il covid. Buona a sapersi.

E mentre Sanremo rompe i coglioni che l’Italia non può esistere senza il festival (per me invece può e come) l’Italia può esistere senza le biblioteche, i musei, le palestre e i concerti.

Mi manca andare ai concerti, ubriacarmi e non ricordarmi neanche una band che ha suonato.

Ci è voluto un anno di astinenza per capire come davamo per scontato quel Sabato sera, a volte Venerdì, sotto un palco, anche con il gruppetto del posto. Facce sempre uguali, con cui prendersi a spallate. Amicizie che durano solo un giorno la settimana, gente con cui ridere, scambiarsi fluidi corporei attraverso bottiglie passate di mano in mano, a volte rubate. Il vetro rotto per terra, il simbolo della peroni nel cuore e il vomito del color del borghetti appena ingurgitato.

Qualcuno già annuncia i poster concertistici di questa estate, ma io piango pensando… perché cazzo in Giappone i concerti li fanno comunque? Ah già, anche quelli però con le sedie distanziate… credo.