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Doomsday

Doomsday Recensioni

Avatarium – Avete ballate doom metal?

Avatarium

Leif Edling! E potrei anche fermarmi qui… Quando si nomina il bassista e uno dei membri  fondatori dei Candlemass, band seminale per tutti quelli che si vantano di ascoltare Doom Metal, si è già praticamente detto tutto. Il vate però non è più della partita. Ha lasciato il gruppo nel 2017, quindi il nuovo album non era certo fondato su una personalità così grande. Continua a Leggere

Doomsday Recensioni

Tenebra, cosa sei?

Band heavy doom di Avellino, La Janara debuttano con Tenebra, album uscito per Black Widow Records a due anni dall’omonimo EP.

La Janara è una bella realtà. Prendete i riffoni dei Black Sabbath anni 80 e infilateli in un disco di De André. Avete fatto? Bene. Ecco qui. Continua a Leggere

Doomsday La Truebrica del fantino Recensioni

Sunn O))) – Life Metal

Sunn O)))

Life Metal è un disco dei Sunn O))) pubblicato l’Aprile 2019 dalla Southern Lord

Ricordo gli anni passati, quando se dicevi a un metallaro che ti piacevano i Sunn O))), innanzitutto te li pronunciava male e poi aggiungeva qualcosa tipo “ma quello è solo rumore”. Poi i tempi sono cambiati, e oggi a quei metallari i Sunn O))) continuano a non piacere, però sono arrivati gli hipster e i post metaller che hanno rivalutato la band come rivoluzionaria nel genere (qualcuno forse si è ricordato anche degli Earth, ma non mi fiderei molto di quella gentaglia). Continua a Leggere

Doomsday La Truebrica del fantino Recensioni

Ataraxie – Résignés

Ataraxie - Résignés

Résignés è un disco degli Ataraxie prodotto in vinile e cassetta dalla XenoKorp, mentre in doppio cd dalla Deadlight Entertainment.

Sembra l’inverno abbia deciso non lasciarci ancora, colpendo dove fa più male il mio già fiacco sistema immunitario. E mentre fuori la pioggia cade a intermittenze disturbanti, perché non arricchire la propria giornata ascoltando del buon funeral doom metal? Continua a Leggere

Doomsday Recensioni Ruggiti e Nitriti

Corrupted – Paso Inferior

In realtà non dovrei neanche scriverla questa recensione, poiché in ritardo di ben ventidue anni. Però non è normale scrivere su Google: Corrupted – Paso Inferior recensione, e trovare come unico risultato Metallized. Mi tira il morale più a terra di come quando vado su Pornhub, scrivo Evil Angel, e mi ritrovo come risultati giusto due clip nuove da cinque minuti senza Joanna. Continua a Leggere

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Gli Old Man Lizard e la natura dei sottogeneri

old man lizard

Ogni genere (o sottogenere, che per me sono solo altri generi) ha la licenza di uccidere qualche aspetto del buon gusto. Ci sono i blackster che possono pisciare sul nostro bisogno di armonia e buone produzioni musicali, i doomster invece ci scartavetrano impuniti i coglioni con ritmiche lente e ossessive e prendono a pedate il nostro sogno di freschezza suonando i soliti vecchissimi accordi dei Black Sabbath e magari facendoli più lenti o più lenti ancora. Ci sono i powerster che strangolano il nostro richiamo all’ austerità con dei cori e ritornelli gioiosi oltre ogni spiegabile sfera della psiche e i thrasher che martellano sulla nostra brama di varietà con riff a ripetizione abbastanza simili tra loro ma dalle varianti ritmiche attaccate volutamente a cazzo.  Continua a Leggere

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Loimann – zuppa di vetriolo!

loimann

A Voluntary Lack Of Wisdom è un disco del 2018, realizzato dai Loimann. (non fateci caso, è roba per il SEO)

I Loimann sono italiani e fanno stoner/post-doom. Ehm… post-doom? Ovvero? Mi sono perso qualcosa? Da quando il doom è stato bypassato? Capisco il post-black quando si fa sempre black metal ma senza il facepaint e cinturoni finti in vita. Ma i Doomster che fanno doom dopo il doom a cosa rinunciano? Alle canne? O all’intransigenza? O al pessimo umore?

Non so. Ho come l’impressione che da quando le band si sono messe a fare il lavoro dei giornalisti-etichettatori abbiano incasinato ancora di più tutto quanto. Post-doom? Chi lo dice, cari Loimann che voi fate post-doom? E se invece io vi dicessi che forse davvero c’è un po’ di stoner ma siete più sulla slitta per la palude che per la terra di babbo Natale? (gioco di parole intraducibile tra sledge-slitta e sludge-genere musicale caratterizzato dai riff lenti del doom e le linee vocali urlate come nell’hardcore).

Non vorrei fuorviare i lettori. Sto qui a incasinarmi la vita con la faccende di quello che dicono di fare o non dicono di fare i Loimann quando l’unica cosa che conti è ciò che fanno per davvero i Loimann. O quello che IO ho percepito essere vero di ciò che fanno.

I Loimann suonano una roba vicina ai primi Mastodon e i Baroness di Blue Album e Red Album. Poi ci sono anche delle fiarate black metal a tradimento che mescolano un po’ le carte. I brani hanno spesso una struttura un po’ randagia che fa tanto prog-qualcosa. Il disco ha una produzione che convince per l’impatto ma non è così perfetta sulle vocals. Ci sono melodie stupende qui e là, ma non escono mai prepotenti su tutta la bolgia. Sembra che provengano dalla stanza a fianco. 

Tolte queste lagnanze bisogna dire che A voluntary Lack Of Wisdom (titolo bellissimo, qualsiasi cosa voglia dire) è una specie di perenne crepuscolo uggioso in cui non c’è proprio scampo per un briciolo di ottimismo. Vi consiglio di ascoltarlo in poltrona, di fianco al caminetto acceso, con in mano una bella tazza di cioccolata calda e una coperta a scacchi di lana a coprirvi le ginocchia intirizzite. Sentitevi l’incipit masticamacigni di V.E.T.R.I.O.L. o magari l’enfasi melodica di Mass Redemeer per rendervi conto di quanto questi tre fringuelloni di Turìn sappiano il fatto loro in termini di reali atmosfere natalizie. 

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Komatsu – Nu Stoner metal!

komatsu

I Komatsu sono quattro ganzoni olandesi provenienti da Eindhoven, per la precisione la provincia di North Brabant. Molto che ve ne frega, lo so. Ma pur essendo gente cresciuta in mezzo ai tulipani, con grandi canne tra le labbra e vetrine piene di schizzi vaginali messe di traverso a far da serra per i tulipani stessi, i Komatsu si sono messi nome Komatsu. Vale a dire qualcosa che in giapponese significa qualcosa. O meglio, qualcuno. Komatsu infatti è la protagonista di un manga. Anche questo molto che ve ne frega.

Passiamo al disco. Quarto disco. In otto anni. Uno ogni due anni, e questo esce per Argonauta Records. Come il precedente. Che si intitolava More Thath Interesting You! Per chi non lo sapesse, questa etichetta è italiana. Argonauta Records. La voglio citare una volta e fatto bene, perché spesso mi mandano cose buone dal mondo e io neanche dico che sono le loro. Che pessimo cavallo… E i Komatsu sono decisamente piacevoli. Non so nulla dei lavori precedenti e nulla mi importa, a dire il vero. Non ho tempo di sentirli. Devo recensire millemila nuovi promo per la fine del mese, cazzo. Ma questo, vi assicuro che è davvero un album fico.

Album fico, sì. Ah, troppo informale? Ok, allora: questo è un lavoro di pregevole fattura. No? Bene: il platter ha un esito complessivamente felice. Vi va bene così? Ma perché vi piacciono tanto i recensori che scrivono come avessero un palo su per il culo? Insomma, A New Horizon è un bel disco, scivola via come un buon vino tra le tette di una vecchia zia riprovevole. La cosa che mi ha colpito è l’equilibrio tra stoner (loro si definiscono così) alla Fu Manchu e COC e il nu metal. Non sto scherzando, vi basti prendere Prophecy o la title-track. I riff sembrano usciti da un album a caso degli American Head Charge ma quando entrano i fraseggi di chitarra, il suono, certe variazioni ritmiche, vira tutto decisamente nel freakettame odierno di tanto underground cannaiolo. 

I Komatsu però sanno scrivere dei pezzi. Ritornelli, you know? Riescono a lasciarvi qualcosa nel cranio dopo che avrete stoppato il lettore mp3 o il giradischi o il cacchio di attrezzo anal-ogico che usate per sentir musica. E ogni pezzo ha un sapore diverso. Magari la produzione non sempre riesce a esaltarne tutti i sapori. A momenti ho avuto come l’impressione che il mixer attufasse un po’ tutto, però è innegabile che non è una taranta ripetitiva con la stessa idea messa in croce da cima a fondo in nome dell’impressionismo furbettismo di tanto metallismo undergroundista. Qui c’è diversa robetta intrigante. Sentite l’attacco di Walk A Mile e ditemi se poco dopo non state lì con lo sguardo perso a fare sì e sì al muro? E non avete nemmeno fumato. Secondo me questo pezzo è un singolo cagato e servito. 

La title-track poi si regge su un testo apparentemente da fattoni in preda a una sbobba ottimistica su qualche fantomatico cambiamento atmosferico e ideologico sia in procinto di, mentre la musica esprime sofferenza e oppressione. Belli. Belli!

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