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Film Sdangheri

Articoli Film Sdangheri Recensioni

The Color Out Of Space è il miglior adattamento da Lovecraft degli ultimi vent’anni!

richard stanley

Fare film su Lovecraft dev’essere molto, molto difficile. Ci hanno provato tutti quelli che amano un certo tipo di horror, spesso con risultati imbarazzanti, in special modo quelli che hanno azzardato nel volerne fare una fedele trasposizione cinematografica. Avete presente robacce tipo Dagon? Ecco, quelle. Anzi, il grande paradosso è che probabilmente i più riusciti film lovecraftiani mai fatti non volevano esserlo, e che quindi non è raro scovare Providence anche dove non te lo aspetti; per me, ad esempio, La Casa Dalle Finestre Che Ridono rimane a oggi la più riuscita trasposizione cinematografica dell’Ombra Su Innsmouth, e senza mai scomodare gli Antichi. Continua a Leggere

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El Camino era proprio necessario? Due parole sul sequel di Breaking Bad!

el camino

La prima cosa a non convincermi di un film su Breaking Bad con protagonista Aaron Paul e il suo personaggio Jesse Pinkman è… fare un film su Breaking Bad con protagonista Aaron Paul e il suo personaggio Jesse Pinkman. Non ero entusiasta nemmeno di Better Call Saul, lo spin-off interamente incentrato sull’avvocato intrallazzone di Walter White, ma bisogna ammettere che Vince Gilligan ha mantenuto un livello d’ispirazione e di qualità elevati. Sicuramente, ho pensato, El Camino sarà un buon film, ma non mi leverà di dosso la sensazione che sia ancora una volta una buona idea come tante. Continua a Leggere

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Piercing – La seconda prova di Nicolas Pesce

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Piercing è il secondo film di Nicolas Pesce, autore che aveva già fatto parlare di sé in asfittici forum e qualche centro culturale votato al cinema estremo, con l’esordio The Eyes Of My Mother. L’esordio austero, dimesso e bigissimo, in bianco e nero disperato e ora il secondo film così colorato e aggressivo, che guarda al cinema thriller italiano degli anni 70. La storia è sempre di quelle che non spiegano molto, quindi bisogna unire i puntini e far lavorare il cervellino, ma nell’insieme risulta accessibile e seducente. Continua a Leggere

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The Fanatic – Fred Durst e John Travolta alla riscossa!

the fanatic

The Fanatic – recensione. Diciamo che questi due ragazzoni non se la passano molto bene, ultimamente. Fred Durst, leader e frontman della ex Big Thing Limp Bizkit ormai non riesce a piazzare un successo in classifica dai tempi della cover medley Home Sweet Home/Bittersweet Symphony del 2005. John Travolta, dopo il remake del musical  Hairspray – Grasso è bello non ha beccato più un film. Le cose gli sono andate bene solo con la serie televisiva American Crime Story sul caso O.J. Simpson. Non è la prima volta che l’attore scivola nel dimenticatoio generale. Prima della resurrezione di Pulp Fiction, nel 1994, John era costretto ad accettare non solo l’originale, ma anche i seguiti di Senti chi parla per tirare avanti. Bisogna dire che la morte del figlio Jett, nel 2009, ha contribuito notevolmente alla sua perdita di lucidità nella scelta dei copioni. Continua a Leggere

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Head Count e i film che ci lasciano soli!

head count

Head Count, diretto dalla semi-esordiente Elle Callahan, in fin dei conti non si regge su chissà quale idea originale. Lo sviluppo, i colpi di scena… sono tutte cose che lo spettatore smaliziato ha visto già proporre innumerevoli volte. Quello che l’autrice dimostra è come non siano le idee a determinare la riuscita di un film terrificante ma la capacità del regista di scegliere la giusta inquadratura o il movimento di macchina al ritmo del nostro stesso cuore. Continua a Leggere

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In Fabric – Non fidatevi di questo film!

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Probabilmente è solo un riflesso condizionato del regista Patrick Strickland, così legato e devoto all’estetica del cinema italiano di genere, ma In Fabric mi ha fatto pensare molto a Suspiria. Per certi versi le commesse della boutique da cui esce fuori il vestito assassino, somigliano alle megere della versione di Guadagnino, più che a quella di Dario. Mi riferisco alla loro meccanicità di manichini, alla loro funzionalità disumanizzata, come le ballerine della scuola Tanzen. Invece il rosso del vestito, le forbici, le evidenti tresche sacrileghe di queste donne a carico dei clienti, rimandano al capolavoro Argentiano per direttissima. E non solo a quello, ovvio. C’è anche Profondo Rosso. Continua a Leggere

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