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La Truebrica del fantino Recensioni

Che sia ora di chiuderla con ‘sti Chrome Division?

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One Last Ride, a quattro anni dal poco più che decente Infernal Rock Eternal, potrebbe essere la chiusa di un’avventura non molto significativa. Non ho mai stravisto per i Chrome Division e spesso ho espresso perplessità enormi sull’effettiva urgenza di un progetto che, arrivato al quinto disco, ancora non ha chiarito la direzione, lo stile se vuole solo perculare, celebrare o danneggiare il metal glam anni 80. Forse tutte e tre le cose insieme.

Il nuovo lavoro della band (Shagrath più altri ceffi norvegesi del giro black) è il solito mistone di rock and roll, motorhead, hard rock sozzone e Southern (o se vogliamo, visto chi suona, northern metal). Il buon impatto di So Fragile e Back In Town è innegabile e tutto sommato One Last Ride, 46 minuti di scapocci in quattro quarti, riffoni a quadrettoni e passa la paura. I Chrome Division vogliono solo regalare un po’ di spensieratezza alcolica, sudore, sommosse e tanta allegria nichilista. Shagrath ha un approccio glam che fa venire in mente un incrocio tra Phil Lewis dei L.A. Guns e Jesper Binzer dei D.A.D. in stato avanzato di cirrosi epatica, e anche musicalmente siamo lì. I’m On Fire Tonight e This One Is Wild potrebbero essere uscite da una versione con b-side inedite di No Fuel Left For The Pilgrims. You Are Dead To Me invece fa pensare ai L.A. Guns di Cocked And Loaded con una bella pera di adrenalina nella carcassa.

Con i Chrome Division non è mai grande amore, solo una buona scopata.

La Truebrica del fantino Recensioni

Quando varietà non è sinonimo di qualità: Chrome Division – Infernal Rock Eternal (Nuclear Blast, 2014)

Secondo voi cosa è il vero fallimento: un brutto disco fatto con impegno o un brutto disco buttato lì come progetto secondario, senza pretese alla come viene viene da gente che ha cose ben più importanti da gestire? Per quanto mi riguarda il secondo. Fare un album fico è un’impresa difficilissima, chi ci prova con tutto l’impegno e produce solo roba mediocre merita rispetto. Un side project fatto tanto per sfogarsi, registrato al volo tra un disco “vero” e l’altro potrebbe anche rivelarsi un capolavoro, per carità, ma se questo miracolo non avviene io finisco per accanirmi con maggior sdegno su chi ha tempo e soldi da buttare in un prodotto scadente che chi ci mette il cuore ma per vari motivi proprio non riesce. Sarò retorico e sentimentale ma la penso così. Continua a Leggere