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La Truebrica del fantino Recensioni

SAXON FOREVER… (E’ UNA MINACCIA?)

Immarcescibili, sempiterni, highlanders, insensibili al richiamo della pensione INPS, i Saxon di Saxonia (che in metallichese sta per Albione, patria della nwobhm, quindi del Metallo) non mollano manco se il geriatra gli prescrive la fine delle ostilità ed il ricovero presso la casa di cura di Villa Fiorita nel South Yorkshire, loro terra natia (quando ancora la battaglia del fuoco infuriava, ed i tirannosauri disboscavano ettari di foreste a morsi). Solo gli album in studio sono 20, se poi ci aggiungete live, raccolte, ristampe, dentiere, cazzi e mazzi, il computo sale a millanta mila titoli in 35 anni di carriera. Continua a Leggere
La Truebrica del fantino Recensioni

I DOKKEN E UNA PORTENTOSA CISTITE

 
I Dokken sono una delle band più rappresentative del metal americano anni 80 eccetera eccetera eccetera. Insomma, non vorrete sentirvi dire le solite cose? Andate su Wikipedia o True Metal. Io vorrei parlare di questa band in modo diverso. Erano i più scatenati figli di puttana in fatto di feste e dopo ogni concerto organizzavano certe orge che a Los Angeles erano diventate leggendarie. Nel mentre piazzavano singoli in classifica che era una bellezza. In quegli anni il successo dei Dokken potrebbe essere paragonato a quello dei Linkin’ Park all’inizio degli anni 2000. Continua a Leggere
Metallo non Metallo Recensioni

STORY BOX – I JETHRO TULL E GLI EQUIVOCI DELLA STORIA DEL ROCK

jethro tull
 Quando un metallaro vuole dimostrare che anche lui ascolta di tutto, di solito cita Pynk Floyd, Rush, Lady Gaga, i Beatles e i Jethro Tull. Ian Anderson e tutta la sfilza di gregari che si sono succeduti nel corso dei decenni che questa band ha attraversato, hanno rappresentato, spesso a torto, il sinonimo della scelta musicale versatile, eclettica, raffinata. In realtà, i Tull (come li chiama chi gli ha voluto davvero bene) erano dei buffoni e sapevano fare il loro sporco lavoro, vale a dire, intrattenere in pubblico passando da Bach alle fiabe del leprotto che perse gli occhiali, dal povero barbone e la bambina pervertita, tra moralismo e spensieratezza, dilemmi esistenziali e quadretti campestri. Era una bella zuppa che solo negli anni Settanta poteva essere rifilata al pubblico e i Jehtro sapevano condirla bene, non eccedevano con gli ingredienti, fino al giorno in cui però alla loro mensa iniziarono a presentarsi troppe persone e a quel punto si sa, più aumenta la quantità di cibo e più diminuisce la qualità. E la zuppa rock dei Jethro Tull divenne un minestrone annacquato che nel giro di un paio di anni cacciò via tutti quanti.