Asphyx – Aspettando l’ultimo treno

Il 1996 è, secondo Albert Mudrian, l’autore del libro Choosing Death (Tsunami edizioni) l’anno considerato peggiore nella storia del death metal. O meglio, di tutto il periodo storico in cui questo genere ha dato i frutti migliori, è questo l’anno della crisi ufficiale. Uscirono delle cose piuttosto buone, certo, ve lo concedo. Ci fu anche qualche lavoro divenuto classico minore (Black Earth degli Arch Enemy). Se si va a vedere la lista di titoli realizzati, ci sono senza dubbio cosette mica male ma decisamente oltre la tangente del death puro. Insomma, non parlatemi di Amorphis, In Flames e Opeth, andiamo a vedere il vero death metal, quello che aveva dominato la scena tra il 1988 e il 1993. Cosa resta nel 1996? Tolto l’ennesimo “capolavoro” dei Cannibal Corpse, Vile, uscì davvero poca roba e piuttosto trascurabile, rispetto anche solo al 1995.

Le ragioni sono varie e le analizza bene il Mudrian, ma la sintesi è che il death è in una fase di stallo e tanto ci basta. Ci sono molti gruppi buttati ancora sul mercato come viscere di gatto morto ai cani, dalle etichette, colpevoli di averli messi sotto contratto in preda a un’ebbrezza incontrollata nel periodo in cui tutto il death vendeva bene e adesso impacciati nel doverli smaltire o scaricarli senza nemmeno adempiere agli obblighi di una prima pubblicazione ufficiale.

E poi, vero anche questo, nel 1996 ci sono nomi che fino a poco prima ci avremmo giocato sopra una bella somma e che improvvisamente si erano inariditi, colavano a picco senza più benzina creativa. Qualche nome? Grave, Immolation e Asphyx.

Questi tre nomi che ho citato non stanno lì perché io trovi scarsi ciò che hanno prodotto: è solo una percezione condivisa da più parti. Sto facendo il quadro storico. Per quanto mi riguarda, io amo Hating Life degli svedesi, ma so bene che quel disco non fece impazzire gli appassionati di death metal. E di loro e di questo genere si sta parlando.

Non sarei neanche così severo con gli olandesi. Ora dirò meglio a riguardo.

Gli Asphyx furono incredibili al principio degli anni 90. Le prime uscite restano imprescindibili e bla bla, ma dopo l’album omonimo del 1994, il gruppo praticamente morì.

A risollevarlo e tentare un rilancio, ci pensarono due ex: il batterista Bob Bagchus, già presente su The Rack e Last One on Earth e Theo Loomans, tra i fondatori della band, ma presente solo nel periodo dei demo. Fu soprattutto questo transfugo ritrovato a giocare da assoluto protagonista nella stagione più sfigata degli Asphyx e ci lasciò anche le penne.

L’album che uscì nel ’96, God Cries, è considerato forse il peggiore della storia degli Asphyx. Potremmo aprire la categoria degli stranieri in casa propria mettendolo in fila con Cracked Brain dei Destruction, l’omonimo dei Quiet Riot con Shortino alla voce e Something Wicked dei Nuclear Assault.

Theo veniva da un periodo particolarmente difficile. Era morto suo padre e alcuni parenti avevano dimostrato un attaccamento maggiore all’eredità (che non gli era spettata) rispetto allo scomparso.

Evidentemente erano persone da cui Loomans si sarebbe aspettato davvero molto, molto di più, e considerando quanto possa essere doloroso perdere un genitore con cui forse non avevi neanche un gran rapporto, il che può essere molto peggio, scoprirti accanto dei finti fratelli e sorelle, deve essere la badilata sul cranio mentre sprofondi in una tomba di assoluta disperazione. Più death di così!

Theo però reagì e vide la momentanea resa del suo vecchio gruppo come un segno per fare qualcosa di tutto quel dolore che lo stava soffocando. E così rimise insieme la band assieme alla persona con cui tutto era iniziato: Bob Bagchus.

I due non coinvolsero nessun altro e si impegnarono a fondo nella realizzazione di un disco nuovo che potesse rilanciare gli Asphyx e lasciar tutti a bocca aperta.

Bob, pur considerando molto dolorosa e sconvolgente la perdita di Loomans poco dopo l’uscita del disco, prese presto le distanze da God Cries, ammettendo che non avrebbe nemmeno dovuto essere un lavoro degli Asphyx e che Theo si era comportato, nel crearlo, come se fosse solo affar suo e non un lavoro a quattro mani con Bagchus.

Francesca Fabi pubblicò un’intervista postuma a Loomans su un Metal Shock estivo del 1996. Fu solo lei a occuparsi degli Asphyx, che da Metal Hammer, Hard e Thunder non furono neanche considerati. La ragazza offrì al pubblico un documento interessante e lo rimane ancora oggi.

Poco tempo prima che si “suicidasse”, Theo aveva parlato con la Fabi. A leggere le risposte, appariva euforico, molto determinato e convinto del valore di God Cries. Aveva intuito che la Fabi non era così entusiasta quanto lui e le aveva domandato a bruciapelo se il disco non le fosse piaciuto granché.

Lei ammise una certa perplessità perché gli Asphyx prima si muovevano in territori più occulti e variegati, rispetto a quel massacro diretto e aspro. Secondo lei era un peccato che il gruppo avesse abbandonato la sua identità complessa per quell’osanna alla brutalità.

Loomans ammise che era tutta sua la responsabilità di quel drastico cambiamento, del suo modo di comporre e suonare. Le spiegò poi che le canzoni si rivolgevano a gente che l’avevano tradito e quindi quella pesantezza era inevitabile.

Mentre cantava, le raccontò, la sua voce era diventata ancora più grave nei gorgheggi e la bocca spumava fuori una velenosa energia nella stanza, per via del sentimento di rabbia e tristezza che gli montavano nel cuore sempre più, a mano a mano che riusciva a esprimerli.

E così i riff, le chitarre piuttosto groove e cadenzate, a tratti spedite in uno sterile abecedario dei Motorhead ribassato di tono, tutto doveva rappresentare un muro violento di repulsione e rifiuto per certi legami di sangue non all’altezza dell’ideale famigliare.

Certo che nonostante lui si lasciasse possedere dai demoni durante la performance in studio e valutasse con molta soddisfazione il risultato, negli anni, le critiche principali a God Cries sono proprio state dirette alla prestazione vocale: piatta e sgraziata.

Come poter dichiarare leziosa la simulazione gutturale di una vomitata, è sempre stato un mistero, per me.

Anche la parte strumentale non sembra oggi così intrigante per gli intenditori; personalmente My Beloved Enemy e Died Yesterday riescono a catturare l’attenzione e risultano molto interessanti. E anche gli assoli di Loomans, qui e là, non sono malaccio. La cosa più modesta è la struttura ritmica delle canzoni, ma evidentemente, come ha detto Bob, fu usato come una drum machine e non poté aggiungere respiro a quelle invettive di Theo verso i propri fantasmi, vivi e morti.

La Fabi scriveva del suicidio di Theo nell’introduzione. Parlò chiaro della triste sorte degli Asphyx, ancora una volta a un punto di svolta negativo, per non dire morto.

Beh, il gruppo si riprese presto, come sappiamo. Ancora oggi va in giro per festival nel tripudio nostalgico generale. E nessuno parla più di Theo e del suo testamentale God Cries.

In fondo Loomans fu il leader in quel piccolo passaggio storico dimenticabile e di fatto, dimenticato.

Lasciò un album così e poi finì con la macchina bloccato sulle rotaie. Un treno passò e se lo portò via.

Curioso che la data di morte riportata su diversi siti sia il 1998, mentre Francesca Fabi parlò della scomparsa e dichiarò si trattasse di “suicidio”, due anni prima, al tempo della pubblicazione dell’articolo di MS.

Forse può darci lei una spiegazione, visto che sovente legge Sdangher; almeno quando la citiamo. E qui è il caso che ci aiuti a capire.

Oggi non si è più così sicuri che Theo volesse farla finita. Magari era solo ubriaco e si addormentò nell’auto e poi il treno passò come prima o poi succede, sulle rotaie, che passi…

Oppure si posizionò lì, sulle rotaie e consapevole di ciò che sarebbe accaduto, guardò l’orologio e iniziò a bere. Poi attese.

Certo, Theo appare convinto e soddisfatto nell’intervista della Fabi, ma questo significa ben poco. Non ci dice niente sulle intenzioni presunte di lui, quella notte, sulle rotaie. Ci dice solo che uno può cercare di venderci un disco e poi magari va e si ammazza.

Mi dispiace che negli anni il pubblico non abbia manifestato maggior rispetto per God Cries. Sicuramente non è uno degli album più rappresentativi degli Asphyx e forse, come disse Bagchus, non avrebbe dovuto uscire con quel nome, ma come progetto solista di Loomans.

Però se smettessimo di pensare a questa cosa, al monicker e ai capolavori usciti in precedenza. Se valutassimo semplicemente God Cries, realizzato con tanta urgenza da quel poveretto prima di andarsene, ci accorgeremmo, e io penso di esserci riuscito, quanta umanità ci sia rimasta lì dentro.

Penso ci sia più death metal vero in questo disco abbandonato a se stesso persino dagli Asphyx, che in gran parte della produzione successiva, filosoficamente intendo.