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Eterne Stagioni e rincari, Dylan Dog arriva a 3,90!

eterne stagioni

Eterne stagioni è il numero 394 di Dylan Dog, scritto dalla Barbato e disegnato da un tipo che Big Ears definisce maestro. Marco Nizzoli.

Io non amo questo Dylan Dog del Big Ears. Non lo trovo nemmeno molto simpatico. E le ultime storie della serie mostrano un calo d’ispirazione preoccupante. In Eterne stagioni fa capolino il mefistofelico John Ghost. All’inizio c’è un tentativo di trasformare le ultime, innocue avventure dell’indagatore come tanti elementi di un puzzle unico, che troverà lo spiegone degli spiegoni nel numero 400. Se il numero della Meteora sarà affidato alla Barbato non oso immaginare che tirerà fuori. Sarà quella la Meteora. Lo spiegone definitivo della Barbato. Quello che spazzerà via il mondo dei lettori come lo conoscevano. Continua a Leggere

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Il primordio e l’ultimordio – Meno 8 estenuanti mesi alla meteora

Il primordio è il numero 392 di Dylan Dog, scritto da Paola Barbato e Roberto Recchioni. Disegnato da Paolo Martinello.

Basta! Non ne posso più di questa storia!
Dylan Dog a proposito de Il Primordio, pag. 67 – Seconda vignetta a destra.

Quando Dylan esclama di non poterne più è forse la prima volta, dal numero 101, in cui riconosco una sintonia con l’Indagatore dell’incubo. Continua a Leggere

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Il sangue della rapa – Impennata sensibile della Barbato

barbato

Il sangue della terra è l’albo numero 391 della serie a fumetti Dylan Dog, uscito nel 2019.

Ok, abbiamo capito come Recchioni e i suoi vogliono gestire questa continuity gattopardiana, e che quindi ogni albo avrà questa meteora a far da cappello a una delle tante avventure dylaniate del nuovo corso: quindi battute su cellulari, internet e computer + solita trippa. Continua a Leggere

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La caduta degli dei – Dylan Dog e l’Homo Noeticus!

la caduta degli dei

Qui si parla di La caduta degli dei, numero 390 di Dylan Dog.

L’homo Noeticus è il passo successivo all’Homo Sapiens, ovvero l’uomo nuovo, profetizzato da Pierre Teilhard de Chardin, filosofo geusita che… andatevi a leggere wikipedia, ok?
Dylan Dog indaga su una setta che ha una teoria legata alle idee di de Chardin, la cui applicazione potrebbe rallentare o addirittura invertire la direzione della meteora. Questa teoria dice che non va incoraggiata l’evoluzione dell’uomo da Sapiens a Neoquello, ma invertita. Come? Prendendo spunto da Oprah Winfrey e Saw L’enigmista, saccheggiando le classifiche best-seller della saggistica e i romanzi del Marchese De Sade, vi sarà l’auspicato ritorno alla barbarie. Vi sembra che non abbia senso? Leggete l’albo e scoprite che… forse non è così. Io non ve lo posso garantire. Ma forse un senso nella teoria, o almeno nella storia La caduta degli dei, c’è. Continua a Leggere

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La sopravvissuta – Il nuovo attesissimo albo di DylDog!

la sopravvissuta

La recensione del numero 389 di Dylan Dog, La sopravvissuta.

Come dicevamo già, a proposito del numero precedente Esercizio numero 6, la continuity dylaniata non è davvero una continuity. La faccenda del meteorite che casca (di per sé un’idea piuttosto scontata e che butta tutto in caciara sperando di fare tabula rasa, magari restituendoci un indagatore dell’Incubo in versione Mad Max, senza telefonia mobile e tutta quella tecnologia che riduce DYD alla stregua di un inguardabile coglione analogico) è una finta. Continua a Leggere

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Dylan Dog #388 – Prendete il libro degli esercizi a pagina 6!

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Con Esercizio numero 6 Siamo al secondo episodio di questa minisaga sulla Meteora e già vengono fuori le magagne. E sorprende che a farcele vedere sia la più brillante degli sceneggiatori della serie: Paola Barbato. Io adoro le sue storie, di solito, ma ammetto che non sempre tutto vi fila liscio. Paola ha un problema che sembrava ormai superato: è prolissa. Scrive troppo. Non ha questa fiducia smodata nelle immagini, deve spiegare a parole. Lei è una narratrice tradizionale, autrice di romanzi e racconti e questo capita se ti cimenti con un medium diverso dalle tue inclinazioni naturali. Continua a Leggere

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Keep Calm And Be Dylan Dogging

meteora

Il primo numero del nuovo corso, che per comodità chiameremo “Meteora”, prevede una storia divisa in vari episodi (o una serie di storie slegate con una cornice apocalittica che fa da sfondo, non ho ben capito) che si protrarrà fino al numero 400. Dopo, Recchioni dice di saperne meno di noi su cosa e come evolverà la serie. Probabilmente tornerà molto sui propri passi e il primo episodio della restaurazione si intitolerà “Abbiamo scherzato!”

A parte la mia solita indisposizione (simpaticamente) nei confronti di Recchioni, devo ammettere che non posso giudicare una storia, o un’idea dopo aver letto uno spicchietto di ciò che sarà. Il sapore che mi ritrovo in bocca posso descriverlo, però. Dolciastro appena. 

Secondo me non puoi fare industrial metal con una vecchia Epiphon del 1925. La Bonelli è decrepita. I suoi disegnatori pure (nella media). Recchioni è come Freccero che prova a ringiovanire la RAI. Senza riuscirci. Non puoi ringiovanire uno che ha ottant’anni. Puoi non farlo sembrare troppo vecchio se gli permetti di seguire il naturale svolgimento dei suoi riflessi e tempi motori. Se uno di 80 anni lo fai correre, si vede che è vecchio. Se lo fai camminare con un bastone, in un bel giardino fiorito, è sempre vecchio ma non stai pensando, “come è vecchio”, pensi, “ehi, ma che bel signore distinto!” E hai rispetto e fascinazione per lui. Pensi, “arrivassi così io alla sua età. Deve trattarsi di un vero signore, come minimo”. 

La storia di “Meteora” parte da John Ghost, signore oscuro che sta dietro i famigerati “poteri forti” e che medita di gettare il mondo nel caos assoluto perché è il caos che ha ucciso i dinosauri. Praticamente un 5 Stelle. 

E come i 5 Stelle pure John Ghost si risolverà in una bolla di sapone alla varecchina. Perché ovviamente Dylan Dog, dopo numerose peripezie, lo fermerà. Amen. 

Di sicuro si nota il ritorno allo splatter, l’ironia macabra, il cinismo, la retorica sui mostri, l’ironia british (variegata all’Italiana), il citazionismo spinto (che essendo scritto, ai tempi di internet non vale un fico) e la gran voglia generale di ripristinare vecchi ingredienti dimenticati nel corso della serie; allo stesso tempo c’è la gran voglia di cambiare molto altro. Si nota. E non va bene. Purtroppo Recchioni (la sceneggiatura è sua) è talmente preso dal voler dimostrare questo e quello, che non dedica le sue energie alla sola cosa che conti: la storia. Recchioni non è qui per fare il suo mestiere di amministratore, lui vuole cambiare Dylan Dog. Del resto, così gli è stato domandato. Ma non puoi cambiare l’Inter. Puoi renderla fortissima usandola come la sua natura ti permette di usarla. Altrimenti fai la fine di Orrico, e non quella di Mourinho. 

John Ghost non è nulla di ché. Il maniaco macrocitemico dall’aspetto rubato a Slash mostra che il target cultural-pop è sempre sopra i quaranta. Del resto oggi nel nuove generazioni non hanno più icone aggressive. Forse l’utilma è stato John Cena, ma combatteva per finta. 

Ripeto, le storie dell’indagatore dell’incubo dovrebbero spaventare. Per fare quello non occorrono i telefonini o il complottismo da social. Basta una vecchia casa, un rumore strano, una mano sulla bocca di un bambino. 

Almeno per una volta, Dylan non si scopa nessuna (ops, spoiler) e ci sono dei magnifici tarocchi (i primi venti). Non sto scherzando. Sono stupendi.

Alcune raccomandazioni sui tarocchi per voi lettori che li avrete tra le mani. Il mazzo di quel tipo di carte non è come quello per la briscoletta. I tarocchi sono roba seria. Portateli sempre con voi se avete intenzione di imparare a usarli e non fateli toccare a nessuno. Altrimenti metteteli in un posto dove non arrivi qualche mano offensiva. 

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Dylan Dog e l’occhio della madre! (Hyppolita, n.386)

hyppolita

Hyppolita, questo è il titolo del Dylan Dog numero 386, scritto da Marsano e disegnato da Dell’Agnol e un altro tipo. Anche se il nome lo lasciava sperare, non ci sono cavalli. Ah, oltre alla nuova avventura, in fondo all’albo trovate altre figurine da attaccare sul frigo. Dal prossimo numero poi potremo beccarci i tarocchi di Dylan Dog disegnati da Steno. Abubah! Ormai la via del gadget è presa. Bisognerà attenderci i pupazzetti dei personaggi principali, le calamite, i poster di Dylan da appendere in cameretta o il kit per farsi i baffi come Recchioni. 

Ma parliamo della storia. Buona, anche se è asciutta, ma così asciutta che sembra la vagina di mia nonna morta. Sul serio, non esce una goccia di sangue. La narrazione è tutta così compatta che quasi soffocavo prima, mentre attendevo il mio turno a… va beh, non c’entra. 

Anche con i raccordi si sono fatti prendere un po’ la mano. Va bene uno, che cominci una frase e un altro, in un contesto diverso che la finisca, ma è un escamotage vincente se non ne si abusa. Questo continuo corrispondere ironico tra tutti i vari scorci narrativi finisce per distrarre più che rendere fluido al massimo il racconto. O no?

Il problema comunque, al di là di questi sfoggi virtuosistici di sceneggiatura, è sempre il solito. Mi chiedo se, come per le battute di Groucho non ci sia anche quello che è pagato alla Bonelli solo per inserire i rimandi tecnologici e all’attualità social. L’ostentazione della modernità, messa a forza in una storia come Hyppolita, tutto sommato buona, ma che potevano aver scritto cinque anni fa, quando i telefonini e la parola wireless sulla serie dell’indagatore erano quasi tabù, l’ostentazione modernistoide, dicevo, è fastidiosa e stridente. Non è detto che non possa esserci un albo in cui tutta la guarnizione elettrodomestica 2.0 sia meno sbandierata. E invece giù di IP statici, internet di qua, telefonini di là. Sembra Dylan Drony, (non ci sono paragoni). Perché non fare un albo con lui da Unieuro, visibilmente scosso e sudato nel reparto ipod e un commesso ciccione e foruncoloso che,  ghignante gli si avvicina alle spalle con un ennesimo nuovo smartphone ultima generazione?

E poi mi viene da pensare una cosa, leggendo Hyppolita (della cui trama di cui non vi svelo nulla, così potete godervi i colpi di scena): Dylan Dog perché non prova più a far paura? Recchioni e i suoi amigos cercano di dargli un taglio più modernista (dove il post ormai ha solo senso parlando di blog o facebook) e di rendere quella componente emotiva forte e generazionale che ebbe il picco massimo tra il 1992 e il 1995, ma il terrore, l’angoscia, l’incubo dove sono finiti? Anche le citazioni. A parte la musica, che non esiste praticamente più dall’albo 105, ma il cinema? A un certo punto della storia Dylan e la co-protagonista Hyppolita vanno al cinema, naturalmente a vedersi un horror, ma di quale si tratta? Ai bei tempi avremmo riconosciuto il film, o magari sarebbe stato l’indagatore fuori dal cinema a indicarcelo, invece qui è solo un anonimo horror, senza alcuna specificazione. Non si fa così. Vogliamo sapere che film è, cazzo.

Ma tornando alla questione strizza… Possibile che non sia ora, anziché mettere in mezzo figli a sorpresa, nuovi cattivi e finte defezioni di quelli storici, perché non scrivere una bella storia de paura? Io ricordo che da ragazzino non dormii due notti dopo aver letto Il castello della paura e anche qualche anno più avanti ebbi i miei problemi con Mana Cerace. Insomma, Dylan oltre a commuovere e far riflettere, spaventava, non era solo esistenzialismo pop.

Ultimo appunto: i poliziotti che hanno sostituito Bloch non si sopportano. Perché non li fate morire e provate a sostituirli con qualcosa di meno antipatico e odioso?

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