Quando ho cercato su google “Soen” è venuto fuori che si tratta di un supergruppo. Sulla pagina di Wikipedia lo definiscono così e nei motori di ricerca è questa la sola parola associata al nome della band. Non voglio affrontare di nuovo la questione, vi basti sapere che per me “supergruppo” è una brutta parola e che me ne tengo programmaticamente alla larga. I Soen però non corrispondono al tipico identikit che associo a quella definizione altisonante e vacua. Intanto hanno realizzato un sacco di album, questo è il settimo, e vanno avanti da almeno da 16 anni. Inoltre hanno sviluppato un proprio sound, sono riconoscibili e per quel che mi riguarda non si tratta di un assembramento di talenti famosi che si divertono per un po’ a farsela assieme, ma di una band autentica, anzi, se volete una super-band. nell’accezione qualitativa e basta.
Allora, io credo che “Reliance” sia un disco molto intenso e coinvolgente. Al riguardo non saprei se si possa parlare di progressive; altra parola “morta” che passivamente è associata ai Soen. Voglio dire, non ci sono canzoni lunghe e particolarmente complicate; non c’è alcuna sperimentazione avanguardistica. Se escludiamo un paio di assoli in stile anni 70 e una parte di un brano in stile djent metal (“Discordia”) messa un po’ lì con la colla vinilica, il resto è hard rock pomposo e pieno di emotività.
Probabilmente come album soffre un po’ uno squilibrio qualitati; in apparenza sembra anche piuttosto ripetitivo se lo si ascolta tutto assieme. Cosa intendo? Beh, la canzone che hanno messo in apertura, “Primal”, che è anche il primo singolo uscito in anteprima mesi fa, è così potente e compiuta che è difficile per i successivi quattro brani catturare l’attenzione allo stesso livello.
Io dopo aver ascoltato “Primal” resto tutte le volte annichilito per una decina di minuti. Quello che sento, la successiva “Mercenary” e avanti fino ad “Axis”, mi pare solo una serie di variazioni meno ispirate di quel pezzo lì.
Ho dovuto far partire l’album dalla seconda o a caso dalla quinta, la sesta traccia, per evitare di subire quello che definirei “Effetto Primal”. E solo così, saltandola, mi sono accorto che l’album è molto buono anche dopo. In particolare ci sono almeno un paio di picchi successivi: la misantropica “Discordia” e la lettera d’amore a carcassa sventrata di “Indifferent”.
Joel Ekelöf è il vero protagonista di Reliance. Il suo vocione ci pialla la coscienza. Nei testi parla spesso di “noi” e non di lui. Reliance sembra infatti rivolgersi all’intera umanità. Solo a tratti è un monologo di un uomo distrutto al proprio fantasma allo specchio. Pare che la sua voce appanni invece il vetro di una finestra rivolta a una grande piazza colpa di persone.
“Primal” anche in questo senso dice già tutto. Se la ascolterete seguendo il testo, vi leverà il fiato per quanto le parole, accompagnate a una musica trascinante e minacciosa, suonino schiette e lucide nell’analisi di come ci siamo infognati in un cuneo vischioso e puzzolente e di quanto non solo seguitiamo a dimenarci come vermi in un trogolo umano ma non ce ne rendiamo nemmeno conto.
Si tratta però solo del primo capitolo di un lungo poema che i pezzi successivi proseguono, descrivendo quadri dolorosi di questo gigante vicolo cieco in cui ci siamo persi. La voce di Ekelöf però non è pregna di accusa, ma di compassione. Le sue alzate melodiche ci spingono a guardare oltre e pompano il nostro cuore, facendoci sentire che siamo vivi, riusciamo ancora a reagire davanti a una grande canzone. Indifferent mi ha fatto piangere: Primal mi ha dato la forza di alzarmi dal letto tutte le mattine di un’intera settimana e “Vellichor” mi ha riscaldato e illuminato come un bivacco nella notte nera.
Per molti versi l’album dei Soen mi ricorda il disco omonimo dei Metallica: i brani presi uno per uno sono davvero efficaci, pieni di riffoni da scapoccio e melodie seducenti, ma ascoltati uno di seguito all’altro, l’effetto generale può risultare meno avvincente. Per questo vi consiglio di sorbirvi Reliance a piccoli sorsi e non in una sola trangugiata. Ve lo godrete davvero molto di più.

