Kreator – Krushers Of The World… like Us

Troppo melodici, troppo morbidi, troppo Blind Guardian… il nuovo dei Kreator sta scontentando un sacco di gente, a quanto pare. Persino Metalitalia, che di solito non stronca mai nulla, ha giudicato mediocre Krushers Of The World. Vivo ovviamente anche io in una bolla, ma dentro ci sono tutte queste webzines che blaterano su cosa non vada oggi nella mente di Mille Petrozza, quindi è quasi impossibile per me, non avvicinarmi al disco, con un’aspettativa piuttosto bassa, che fa a botte con la mia smania di gridare il contrario di quello che dicono gli altri.

Non nutro da molti anni una vera passione per i Kreator. Li ho amati nell’adolescenza ma questo non mi ha impedito di godere delle varie fasi evolutive e sperimentali lungo il loro cammino. Inutile che ve le riassuma. Da circa una decina d’anni mi annoiano.

Di sicuro non mi sembra così strano che la band accolga una certa fraseologia power metal, con la voce di Petrozza che a momenti somiglia a quella di Uli Kusch. Bisogna ricordare che gli stessi Blind Guardian hanno forgiato il loro power metal nelle stesse paludi argillose del thrash tedesco, quindi possono crearsi questo tipo di connessioni. Vero, anche gli assoli di chitarra sono vicini alle cose dei Guardian ma questo non è il punto. Molte persone hanno difficoltà ad avvicinare i Kreator a un genere apparentemente così lontano dal loro e probabilmente non nutrono un gran rispetto per il power metal; come al tempo di Endorama e Renewall ci fu chi si lamentò di ascoltarli in salsa industriale o goth, adesso c’è chi non sopporta promiscuità con quest’altro sottogenere.

Qualitativamente, secondo me, Krushers Of The World è più o meno allo stesso livello di Hate Uber Alles, ma con una produzione più pompata. All’altro disco lavorò Arthur Risk, profeta dell’analogico spinto, mentre qui abbiamo Jens Bogren, che è un moderno ingegnere del suono e che ha messo mano a gran parte delle uscite metal degli ultimi vent’anni: Opeth, Amon Amarth… dite un nome e di sicuro lui ci ha avuto a che fare.

Non chiamatelo produttore, però. Per come intendo io questa figura, vale a dire un uomo in grado di contaminare i dischi delle band con una propria visione creativa o al più uno capace di indirizzare e ispirare i gruppi in fase di realizzazione. Non mi sembra che Jens, a sentirlo parlare nelle interviste, oltre al notevole sapere tecnico, abbia da contribuire sui massimi sistemi del metal.

Del resto i Kreator sanno da soli cosa vogliono fare. Non c’è bisogno di un guru che li costringa a suonare strumenti etnici con i piedi immersi in bacinelle di acqua e sale o ritrovare se stessi bambini obbligandoli a un percorso meditativo in una vecchia miniera della Ruhr. Ma tornando al confronto che stavo facendo tra gli ultimi due lavori del gruppo, penso che Krushers abbia una spinta maggiore sul piano sonoro, ma soffra della medesima altalena qualitativa nei pezzi in scaletta. Alti e bassi. Ci sono brani interessanti, soprattutto quelli in apertura e in chiusura, (Seven Serpents,  Loyal to the Grave) e al centro una serie di tracce più tradizionali e prevedibili.

Posso contribuire al dibattito aggiungendo questo: la band realizza pezzi in vista delle esibizioni dal vivo. La maggior parte di queste canzoni si basa su grandi melodie centrali da far cantare al pubblico e riff cadenzati per lo scapoccio collettivo. Magari a sentirle in studio non rendono granché, ma sono sicuro che sotto al palco la gente farà la schiuma dagli occhi per la goduria.

Con quest’idea andrebbero ascoltate la title-track, con quel riffone stile melo-death portante e la conclusiva Loyal… che probabilmente è il pezzo più melodico mai registrato dal gruppo.

Un bel pezzo che rispetto al resto dei brani del disco, tira fuori una dichiarazione di appartenenza degna dei vecchi tempi. In uno scenario in mano dei cattivi, con i servi di satana che ci portano alla distruzione, non possiamo che unirci e combattere all’ultimo sangue: noi contro il mondo.

Si tratta della solita retorica metallara, ma che devo dirvi, quando esplode il ritornello, “leali fino alla tomba… leali fino alla tomba”, io mi immagino le prime file di ragazzi sudati e felici che la cantano alzando i pugni al cielo e strozzandosi il gozzo di commozione. Non fate finta che questo sia poco importante. Il cuore di un metallaro vive per certi momenti di rivalsa. E io per quanto abbia qualche annetto, capisco perfettamente e avverto ancora quel fuoco in mezzo al petto di tanto in tanto. E quando succede sono grato alla band che me lo riaccende.

C’è una cosa che trovo ancora indefessa nei Kreator è la loro capacità di incanalare gli aspetti spaventosi dell’attualità e canalizzarli in grandi inni esplosivi. Pensate a “Psychotic Imperator”, non vi vengono in mente Trump, Putin e tutti gli altri signori che ci stanno portando verso nuovi conflitti? Prendete il brano che titola il disco, Krushers Of The World, arremba con la sua cadenza marziale e mi gasa, ma allo stesso tempo stimola la mia fantasia che mi riporta le immagini di repertorio dei telegiornali, con The Donald, Musk, Zuckerberg, Kim Jong-un, Netanyahu e via così mentre cianciano ai microfoni di come fare per rovinarci tutti. La sciarada dei distruttori del mondo ha inizio.

I Kreator hanno sempre mostrato buone antenne nel rappresentare le derive dell’attualità. Sono stati tra i primi a intuire e poi cantare l’epoca terroristica di inizio millennio e anche ora Mille sbraita come una Cassandra infoiata con bravi toni da apocalisse biblica.

E qui bisogna che dica un’altra cosa prima di chiudere. C’è un pensiero diffuso, specie nel metal, sull’uomo come essere votato all’autodistruzione. Moltissimi dischi cantano di questa incapacità della razza umana di proteggersi da se stessa, di cedere al male e creare le condizioni per la propria estinzione. Ecco, io vorrei che ci elevassimo al di sopra di una visione così comoda, per non dire cristiana, su diavolo e dio. L’uomo è creazione e distruzione. Abbiamo un istinto che ci porta a dare la vita e un istinto che ci guida verso la morte. Non possiamo esternare da noi questo aspetto oscuro e accusare i cosiddetti “folli che ci governano”.

Dobbiamo riconoscere tutto ciò che non ci piace e ci minaccia, come parte della forza che ci guida in questo mondo. Uomini scoprono vaccini e uomini inventano armi di distruzione. Uomini salvano vite a costo di morire e uomini uccidono per salvare la propria vita. Uomini, uomini, uomini. Siamo sempre noi i responsabili. Anche i più santi di noi e i più disgustosi e indifendibili, fanno parte della stessa sostanza e rispondono a questi due impulsi. Il metal mi piace perché da una parte racconta la distruzione (quindi la morte) e dall’altra infonde in quei riff un appiglio melodico epico e grandioso in grado di ridestarci e spingerci a reagire.

I Kreator in questo non sono ancora secondi a nessuno, a riguardo. Diciamo che musicalmente passano oltre un manicheismo che a livello tematico li blocca ancora alle vecchie definizioni di bene e male: noi e loro, vita e morte, speranza e disperazione. Noi non siamo né l’uno né l’altro. Noi uomini, finché viviamo, siamo la lotta tra tutte quelle cose. Amen.