Crematory – canta come mangi!

Ascolto metal da quasi quarant’anni e cerco di non fossilizzarmi con i sotto-filoni. Rintraccio il meglio in tutto o almeno mi illudo di riuscirci. Non mi piace un disco perché è di quel genere, mi piace perché è quel disco, e basta. Può essere doom, death, black, drone, quello che vi pare. Ascolto tutto il metal e so soltanto una cosa: in alcuni album c’è qualcosa di speciale, di vivo e molto creativo. A me interessa quello. Va beh, questa dichiarazione era per dire che, siccome ascolto metal in tutte le sue forme, vivo con un certo fastidio la presenza di band in giro da decenni, con anche venti dischi all’attivo e di cui io praticamente non so quasi nulla. Penso subito, colpa loro. Poi però faccio un passo indietro e due di lato, mi siedo e con pazienza, ascolto qualcosa dandomi quasi sempre del cretino.

Per dire, i Crematory. Chi cavolo se li è mai filati? Io ho provato da sempre grande interesse per gruppi come Paradise Lost, My Dying Bride, Anathema, Moonspell, ma questi tedeschi, sovente presentati come appartenenti al filone romantico del metal anni 90, li ho saltati a piedi pari ogni volta che qualcuno me li metteva davanti. Forse all’inizio li rifiutai perché avevano il cantante ciccione. Nelle foto c’era sempre questo tizio grasso con l’aria da motociclista della Ruhr e pensavo fosse il vocalist e quindi che cazzo, avrei tollerato un obeso come batterista, ma non il frontman.

Insomma, non voglio dilungarmi, le ragioni per cui non ci avviciniamo a un gruppo o ce ne innamoriamo ancora prima di sentire cosa fa, è spesso imbarazzante da confessare. Diciamo che i soldi erano pochi e le proposte parecchie. I Crematory, o come scrissero su un numero di Metal Shock, i “Creamatory” (molto più in tono con il cantante botolone) erano uno di quei nomi che meh.

Poi, una notte di settembre… anzi, di luglio, ho deciso di dargli e darmi una possibilità con loro. Sono partito dai primi quattro album e ho dovuto ricredermi. Sono felice di questo, sia chiaro.

Intanto potrei dire che i Crematory siano stati uno dei gruppi death più fantasiosi e sperimentatori. Oggi lavori come Illusions o Just Dreaming sono stati riclassificati come gothic metal, ma al tempo erano dischi estremi che partendo dalle premesse di Autopsy o Entombed, si permettevano di condire la formula con ingredienti sempre più audaci e fantasiosi.

L’esplosione definitiva è avvenuta con il disco omonimo del 1996. Leggendo la vecchia recensione di Metal Shock (e non trovandone su altre riviste del tempo) noto con un certo divertimento che metà del pezzo esprimeva disappunto sulla scelta del gruppo di cantare i pezzi in tedesco. Il primo album dei Rammstein era uscito da circa un anno, ma l’autore dell’articolo non li nominava neanche. Sembrava seccato davvero per questa scelta. Il disco gli piaceva pure, ma cazzo in tedesco non si poteva proprio sentire, poiché lui sosteneva: “è l’Inglese la lingua universale del metal”.

Altri tempi, certo. Oggi sono sicuro che non la pensi più così. In caso contrario, fatti suoi. Certo però che è un peccato quanto dedichi spazio alla sua personale idiosincrasia idiomatica e trascuri di parlare del coraggio di quel lavoro, non solo per la scelta di usare il tedesco nei testi. Stiamo sempre parlando di grammatica del death metal e del doom alla My Dying Bride in particolare, ma con aggiunte di tastiere alla… Journey, almeno in alcuni momenti, quindi cazzo, è roba innovativa, no?

L’album poi fu una svolta per i Crematory stessi, perché da lì il gruppo decise di puntare ogni sforzo compositivo su brani che fossero meno dispersivi e prolissi. Non possiamo parlare di “forma canzone” ma poco ci manca. Già in Illusions avevano iniziato a condensare la scrittura in qualcosa di più equilibrato e dato che il pubblico aveva espresso un grande entusiasmo in favore di quella direzione, ecco che la band fece un intero album di canzoncelle.

Il disco Crematory è davvero molto buono, così come lo sono i precedenti tre, anche se pare siano il tris di album successivi a definire una volta per tutte lo stile e la storia di questi signori. Non so, a dire il vero. Ho sentito solo fino a qui, ma ci tornerò di sicuro sui titoli successivi.

Intanto posso notare che il loro cantante,  Gerhard “Felix” Stass, sia dalle foto recenti ancora più indecente e grasso che mai. Ma ora per fortuna non faccio più caso a queste faccende e non devo più selezionare gli acquisti in seno a una misera paghetta natalizia.

Lunga vita ai “Creamatory”, ma prima di chiudere altre due considerazioni.

Curioso che il gruppo, dopo aver fatto l’album in tedesco, che il pubblico adorò, tornò subito all’Inglese “universale del metal”. Qualche anno più tardi, seguendo le richieste sempre più frequente di cantare ancora nella propria lingua, realizzarono un altro lavoro in tedesco. L’etichetta però ascoltò il risultato e ne fu inorridita. Sebbene i Crematory avessero praticamente inciso tutte le parti vocali, furono costretti a tradurre ogni strofa e cantarla e registrarla nuovamente, se no il disco non sarebbe uscito? Boh, forse.

Il bello è che l’etichetta che fece pressione per il canto in Inglese fu la Nuclear Blast, che è tedesca.

Anche questo episodio determinò la fine dei rapporti tra band e label.

Due anni dopo i Crematory passarono alla Massacre e incisero il secondo album in lingua tedesca dopo l’omonimo. Alla faccia di Metal Shock e della Nuclear Bleahst.