Sono stato stimolato dal bel pezzo di Padrecavallo su un disco dei Beggars & thieves, che rinfocola la questione Grunge contro Glam-Hard-Heavy. Mentre cercavo il modo adeguato di commentarlo, un efficace reperto preso dal tubo m’ha spinto a fare più che altro lo stenografo.
Il motivo è stuzzicante: un ritrovamento audio video con concetti davvero interessanti che, a distanza di trent’anni, parla in modo stimolante non solo per il momento in cui veniva trasmesso.
Era una sera di Maggio del 1996 quando su una televisione laziale quello che oggi verrebbe chiamato divulgatore, affrontava Load dei Metallica dando un parere negativo e poi discutendone con gli spettatori.
La trasmissione viaggiava fra Fusion, Rock duro e Metal estremo, con un’impostazione generale incentrata sul virtuosismo stilistico e condita da alcune posizioni oltranziste eccessive (la stroncatura dei Nelson e dei Genesis post Hackett, per dire) ma con stile impeccabile; fra una proposta di un brano e l’altra c’erano i pareri del conduttore.
Sono stato colpito da questo scambio di opinioni con uno spettatore, all’incirca intorno al quarantesimo minuto della trasmissione.
Lo spettatore al telefono, dopo una serie di pareri iniziali interessanti sfodera queste frasi:
“Discorso di mercato: il Metal del 1986 non va più, dopo il 1988 i Metallica si sono abbassati verso il pubblico”
Considerazione cinica e remissiva, improntata a una rassegnazione che noi ben conosciamo come impostasi da allora nell’ambiente.
Altra considerazione dello spettatore:
“La gente non apprezza più la tecnica e si ripiega sul Grunge; che va considerato, perchè è espressione di gente che non ama la tecnica”.
Questo discorso era del 1977, tipico di chi confonde la tecnica, cioè il modo di suonare uno strumento, col virtuosismo, ovvero il modo espressivo specializzato sulla perfezione esecutiva di parti complicate. Argomento errato ma nel contesto provocatorio.
Poi ancora:
“La musica è sempre un’espressione che comunque dev’essere comune a tutti: anche chi non sa parlare può sempre balbettare”
Sembra un’affermazione di democraticità. Sembra.
E a seguire:
“Mi piacciono gli Shredder ma bisogna avere una visione più aperta.”
Quel che facevano La Roque, Michael Lee Firkins, Blues Saraceno, per non parlare del Satriani di The extremist o Vai fino a Sex and religion non si può definire chiuso. Da allora, la democrazia invocata è totale: chiunque può tentare quel che vuole, tanto importa poco sia alle masse che agli addetti del settore.
La risposta del conduttore:
“[Nei Metallica] non c’è la fede nel metallo. Sarebbe meglio espanderlo, cercare delle nuove strade nel genere oppure uscirne fuori con una tecnica sublimatrice di nuove fonti di guadagno [espressive].”
Tutta la questione True-alternativi veniva brillantemente superata: apertura mentale nel Metal e se non bastava, sia per il Metal che il Rock.
Seguito della risposta del conduttore:
“Invece no: i Metallica sono diventati Grunge. Grunge non è una definizione, non vuol dire niente: [significa] saper suonare poco a volte, ripescare dalla neopsichedelia, dall’ultima New wave, fondare le radici nella musica dei Doors, copiare influenze Dark, mischiarle con suoni rudimentali da cantina o più ricercati; c’è anche musica acustica, a volte sembrano pezzi di Dylan”.
Un’altra cannonata: i “Metallica Grunge”, che è la versione pessima di musiche precedenti (la carrellata di stili fa pensare ai superlativi Thin white rope) e viene descritto in modo che chi parla lo ha ascoltato fin da Badmotorfinger però senza cogliere il legame dello stile con i Black Sabbath del 1971-72.
“Un’etichetta, come Tribal, Esoteric, Ragamuffin: un underground ipotetico, un sottoterra non più ricercatore di una rivoluzione come negli anni precedenti, ma una rivisitazione oggi dell’ignoranza giovanile di chi vuole ballare e drogarsi rivista attraverso queste cose ma senza la forma della cultura che l’appoggia, della forma della rivoluzione che ne determina l’individuo e scaturiscono nuove fonti di luce e vita essenziale.”
E’ l’apice del discorso: così parla il conduttore che fu un mio coetaneo, uno che ha vissuto gli anni delle contestazioni e ha innestato certi discorsi nella sua ricerca musicale.
Il Grunge viene trattato come reazionario perchè il Dark, la psichedelia e la New wave funzionano se diventano il sostrato d’una ricerca espressiva fondata sulla cultura e stimolanti la crescita individuale e collettiva.
Pensate allora a esperienze diverse come Yes, Armored saint, Atheist, Sonic youth, Rush, Toxik, Oingo boingo, Dead can dance, Journey: sono momenti di elevazione e furono compromesse dal Grunge, ma andò peggio ai cosiddetti minori che elaboravano le proposte personali facendosi ridurre al lastrico dall’industria e i suoi propagandisti per quell’inappellabile e ineludibile mercato.
Per i soloncetti che avranno da ridire sulla questione droghe: il nostro paragonava le schiere Grunge e quelle Dance come forma di distacco dalla ricerca culturale sopra indicata.
La chiusura del conduttore è quindi lapidaria:
“Se fosse Jovanotti, il risultato sarebbe identico a livello mentale.”
Dopo la produzione di Cherubini con Rick Rubin, questa affermazione sa di profezia.
Se tutto ci/vi ha almeno colpiti, non so come (o se?) reagirete a uno dei miei soliti trucchi: l’ordine del botta e risposta ・invertito.
La telefonata dello spettatore fu la replica alla lunga disamina del conduttore. Una reazione che liquidava un profondo discorso di elaborazione e spinta rivoluzionaria in nome del mercato.
Una reazione, come reazionario è stato il grunge, non so quanto ne fossero consci quei musicisti, ma chi li usò certamente lo fu.
E l’attecchire del tono generale reazionario fin dentro le opinioni di persone che dovevano sostenere l’aspetto opposto risulta ancora oggi cosa triste, che infastidì al tempo quel divulgatore nel frangente specifico della chiamata, perché gli dimostrava che non solo non era stato compreso da molti ma forse intuì, in quel momento la piega decadente dello scenario che sperava da anni di contribuire a rinnovare spingendo i progetti a lui cari.
Insomma, voi che ne pensate?

