In rete è molto diffusa la rivalutazione di qualsiasi cosa. Prendete un film o un disco che considerate feccia, andate sul tubo e vedrete che sotto ai commenti, qualcuno avrà scritto “very underrated”, vale a dire “molto sottovalutato”. E in effetti anche qui su Sdangher abbiamo la mania, soprattutto per la musica metal, di recuperare cose trascurate, bocciate, bollate come “minori” o “schifezze” e tentare una rivalutazione o per lo meno un diverso percorso d’ascolto.
Ci può stare che al tempo dell’uscita, un recensore non avesse l’orecchio ideale e la conoscenza adeguata per affrontare in modo adeguato una qualche opera più strana o complessa del normale. Oggi svolgiamo noi questo compito da “capiscioni”, forti del senno di poi, delle decadi che ci hanno delucidato e di una più matura e integrale visione del tutto.
Raramente però succede il contrario. Sia nelle principali piazze della rete che in questo piccolo pertugio (cit.) non capita sovente che si ridimensioni un disco reputato bellissimo o addirittura un capolavoro. Non è facile. Paradossalmente averlo considerato bene dai più, per decine di anni, crea una specie di barriera critica insormontabile per chi volesse dialetticamente opporsi alla sentenza consolidata.
Si rischia di passare per dei pazzi o visionari o ancor peggio per dei poveri sfigati in cerca di click e d’attenzione, cosa che qui a Sdangher a più riprese siamo stati, siamo e saremo.
Ma io devo dirlo che secondo me, Rude Awakening dei Prong non è il gran disco di cui al tempo si scrisse. Signorelli, Longhi, Tamagnini e tutti gli altri non so cosa percepissero in quell’album, ma di sicuro a me non è mai arrivato nulla di speciale. Curioso però che tutte le recensioni che ho riletto di quel periodo, comincino con qualcosa del genere: “non mi sembrava niente di speciale, però poi, riascoltandolo… Bam!”
Ecco, a me niente Bam.
Capita, per carità. Io personalmente trovo meraviglioso quando il riascolto forsennato di un album schiuda via via un fascino e una bellezza che all’inizio mi erano precluse. Può succedere sia per un verso che l’altro. Per esempio ci sono dischi che ho anche amato e che ascoltandoli per la millesima volta, non mi suscitano più nulla. Ce ne sono altri che solo a un certo punto, dopo varie possibilità concesse e riconcesse, mi hanno compensato quasi alla stregua di quei capolavori che ho amato fin dal primo momento.
Con i Prong non ho mai avuto molto da spartire.
Li ho rispettati e rispetto chi ne ha sempre detto un gran bene, ma ammetto di non capirli. Forse perché vengono dalla scena hardcore, mentre io sono cresciuto con il progressive anni 70 e la musica barocca, a parte il metal. Tutta quella cultura do-it-yourself io la trovo affascinante, ma non l’ho mai vissuta. Non sono come Zaccagnini. Io vengo da sentieri più solitari e impervi di chi si è fatto i gusti e le ossa immergendosi in una scena urbana di qualche tipo e ha vissuto la musica come condivisione, amicizia, lotta ed esplorazione esistenziale.
Sarà poi che il percorso dei Prong non è mai stato granché melodico. Ah, non lo so.
Non è che questo articolo debba spiegare al mondo come mai io non sono impazzito nemmeno una volta per qualsiasi cosa abbia fatto ‘sto gruppo. Chi se ne frega. Il punto è che secondo me, Rude Awakening non è mai stato un album importante.
E non lo ritengo un caso, se dopo questo titolo, il cammino facinoroso e fomentato dei Prong si sia interrotto bruscamente, con uno scioglimento di alcuni anni. Nelle interviste Victor ammetteva di provare una grande ammirazione per band capaci di raggiungere il successo secondo le loro regole. Era quindi chiaro che l’obiettivo del gruppo fosse proprio quello di vendere tanto ma senza perdere l’integrità e soprattutto potendo ancora permettersi di cambiare.
Oggi è quasi assurdo leggere certe dichiarazioni sul bisogno di evolversi e di non impedirsi di sperimentare. Allora era un leit-motiv parecchio diffuso. E i Prong erano tra i più credibili sotto questo aspetto.
Almeno fino al termine del primo periodo storico (1986-1997) la band ha infatti realizzato album sempre diversi, spingendo il discorso creativo oltre i confini rassicuranti dell’hardcore e del metal.
La commistione industrial di Rude Awakening era semplicemente l’ennesimo passo di un cammino coerente. Non si trattò di un tradimento. Il disco trascinava l’attitudine e il riffing corposo dei Prong su tessuti programmati e quasi dance.
Dance come potevano esserlo i NIN. E infatti al disco mise mano il grande Charlie Clouser, già collaboratore con Trent Reznor nella grande astronave madre dei Nine Inch Nails durante gli anni più gloriosi.
Alla produzione c’era ancora una volta Terry Date e sono sicuro che Tommy, ispirato da Raven (allora ex Killing Joke) provò sul serio a mettersi in gioco su quei sample e ritmi forsennati da Rave Party, ma semplicemente Rude Awakening non aveva la capacità di raggiungere gli obbiettivi popolareschi di altri colleghi più noti e meno talentuosi: i White Zombie, Machine Head o i Pantera, per dire.
E dopo le vendite deludenti, il gruppo mollò il colpo. Almeno all’inizio.
Secondo me in Rude Awakening ci sono canzoni fighissime e che esprimono quel senso di compiutezza stilistica a cui i Prong aspiravano sinceramente da tempo (vedi la title-track, Face Value, Controller) e ce ne sono altre invece non così riuscite. Il disco è piuttosto coeso ma anche monotono. La formula alla base di ogni brano pare più o meno la stessa, solo che i riff portanti non sempre sono così interessanti e se toppi su quelli, non hai molto altro da giocarti, visto che di ritornelli orecchiabili, tranne due o tre, praticamente non ce ne sono.
Era un periodo in cui a certi gruppi (My Dying Bride, Type O Negative, Amorphis) si dava una gran fiducia e da cui ci si aspettava giustamente qualcosa di interessante e in grado di sorprendere. I Prong erano, almeno in alcune redazioni, tra questi nomi di spicco. Rude Awakening è di sicuro un lavoro coraggioso.
Avrebbero potuto fare un altro Cleansing ma sarebbe stato troppo sicuro come passo e nel caso non avesse funzionato, Victor non se lo sarebbe mai perdonato. Almeno ha provato a salire lo scalino secondo lo stile dei Prong. E fu sul serio un brusco risveglio.

