Intervista ai Rondò della forca

Come resuscitare il mortorio metallico a botte di “epidemic Metal”

Giovani, cazzuti, lucidissimi, sganciati da qualsiasi dinamica “ambientale” che possa costiparne il libero arbitrio creativo. Per chi come il sottoscritto sta sempre a sbraitare contro ignavia e disimpegno nel Metal, ecco una smentita che sfonda lo stomaco e gonfia il cazzo. Attivi da tanto, ma scoperti solo grazie a canali dissidenti e alle segnalazioni di amici e sodali anti-pan-dementia, con titoli come “Postdosem”, “Sottomissione Energetica”, “Super Greta”, “Id”, “Il Tradimento Di Ippocrate” e “Censura”, i Rondò Della Forca non lasciano spazio a quei fraintendimenti comodi a quei cagnolini da riporto che si venderebbero le madri per un posticino al calduccio nei nuovi, mafiosi salottini che contano.

G/Ab VOLGAR: allora, ragazzi, iniziamo dal dettaglio per allargare poi l’inquadratura: ne “Il Tradimento Di Ippocrate”, voi denunciate quella che Michael Hoffman chiama “method disclosure“, ovvero una tecnica propagandistica con cui un regime criptocratico ammette apertamente le proprie malversazioni stragiste conscio che l’inerzia pubblica, a fronte del palesarsi di una verità troppo amara per essere accettata, produrrà un effetto scoraggiante sulle masse inibendone qualsiasi reazione. Era lapalissiana la contraddizione logica fra le terapie intensive intasate e lo spreco di tempo dei sedicenti sanitari ballerini capaci di organizzare coreografie degne di un video di Madonna mentre la gente, secondo il terrorismo covidiota, moriva come le mosche. E allora vi domando: come valutate il privilegio di poter sputtanare tutto quello schifo mediatico e politico con la musica? Ma poi ditemi anche: come dovrebbero sentirsi, secondo voi, tutti quei musicisti che, al contrario mio e vostro, davanti a quel medesimo schifo hanno fatto clamorosamente pippa?

RDF: Ciao G/Ab! Innanzitutto ci teniamo a ringraziarti per averci dato la possibilità di parlare del nostro progetto al pubblico di Sdangher e per questa fantastica presentazione! Arrivando da anni di oscuramento e censure brutali dei nostri canali e delle nostre canzoni, questa chiacchierata con te ci fa sperare che questo paese non si sia ancora definitivamente arreso ai dogmi del pensiero unico imposto dall’informazione mainstream.
Per rispondere alla tua domanda è necessaria una breve introduzione: noi siamo tre ragazzi amici da anni, con in comune la passione per la musica e per il metal.
Durante il periodo del terrorismo mediatico e sociale giustificato dal presunto virus creato in laboratorio, impossibilitati nel poter fare qualsiasi cosa a causa delle restrizioni del governo, ci siamo ritrovati in una vecchia cella frigorifera, utilizzata molti anni fa per conservare alimenti, che abbiamo adibito a sala prove, e dove abbiamo iniziato a scrivere le nostre prime canzoni.
In quel momento storico, un modo efficace per ricordarci i vari giri musicali su cui si lavorava era quello di dare loro un titolo che rimanesse ben impresso nella memoria di tutti.
Così abbiamo iniziato a chiamare i brani con nomi come “Bassetti uomo di m.”, “La bestia Telese” o “Parenzo suca”, cavolate così insomma.
Questi titoli provvisori però ci fecero subito capire che il nostro obiettivo doveva proprio essere quello di denunciare, attraverso la musica, le assurdità e le falsità che ci bombardavano da tutte le parti. Così nacque il nostro primo album “Divide et impera”, un concept incentrato sulla dittatura sanitaria di nonno Mario Draghi.
Siamo ben consapevoli della fortuna che abbiamo avuto nell’esserci trovati tutti e tre in quel momento ad avere gli stessi sentimenti sulla situazione e soprattutto la stessa determinazione nel fare qualcosa di concreto per la causa comune, oltre le infinite chiacchiere distraenti e auto-celebrative della maggior parte dei canali della cosiddetta “contro-informazione”. (PUAH!)
Quindi sì, ci sentiamo dei privilegiati nel poter essere totalmente liberi di dire quello che ci pare, anche se dovrebbe essere una cosa normale questa.
Questo privilegio però, è giusto ricordarlo, comprende anche l’essere costantemente braccati dalla censura imperante.
È vero, come hai detto, che la maggior parte dei musicisti, e artisti in generale, in quella situazione hanno fatto pippa.
Ma ancora peggio per noi sono stati tutti quei cosiddetti “artisti” che si sono piegati a 90 gradi nei confronti di quelle restrizioni autoritarie, difendendole e sostenendole: collaborazionisti finti ribelli come Vaxco, Siero Peluche o JVax, e tutti quegli altri ipocriti che firmarono la celebre lettera a Draghi, chiedendo di aprire i concerti a chi avesse fatto l’iniezione “salvifica”.
Ecco, questa gente quando si guarda allo specchio dovrebbe sputarsi in faccia, ma essendo privi di qualsiasi dignità umana, sono ancora oggi in giro a fare i fenomeni, e purtroppo la quasi totalità dei loro ascoltatori ha in comune con loro l’indole servile e la totale mancanza di spirito critico.

G/Ab: …Amen. Come viene in mente a dei giovani metallari che hanno la sfiga di vivere il momento storico più buio della vita del Metal, di tirare fuori dal cesto delle possibilità proprio “l’Epidemic Metal”, ben sapendo, come appena rilevato, che se c’è un argomento che fa calare le mutande anche a Satana è proprio la pandemenza?

RDF: La reazione del mondo del metal alla pandemenza è stata imbarazzante. Sono tutti bravi a recitare la parte dei ribelli in tempi di pace. Quando però è arrivato il momento di tirare fuori il coraggio di difendere i diritti e le libertà dei più inermi, si sono tutti cacati nel pannolino, probabilmente per paura di perdere quel misero piatto di lenticchie, anche chiamato da loro “popolarità”: questo per noi dimostra la loro totale inconsistenza umana ed artistica.
“Epidemic metal” ci è da subito sembrata una definizione appropriata per quello che stiamo facendo: il metal da sempre rappresenta un genere di rifiuto di molteplici dogmi della società, ed ha sempre trattato tematiche legate alla critica sociale, almeno fino a qualche decennio fa.

G/Ab: la croce che getto sui generi considerati “estremi” e sui loro attuali rappresentanti è il non aver fiatato davanti ai peggiori oltraggi mossi contro la dignità dell’Uomo e l’integrità del suo Spirito: il covidiotismo, con le sue merdose restrizioni della libertà; e la censura woke, il vero cancro della libertà d’espressione. Dov’erano quelli che bruciavano 4 chiesette di legno con dentro qualche suora ottantenne a snocciolare un rosario, davanti agli idranti della sbirraglia di Trieste o di fronte alla sostituzione etnica imperante negli “evoluti” paesi scandinavi? Fenomeni, si badi bene, che non sono iniziati ieri e non stanno finendo domani; quindi ci sarebbe stato e continua ad esserci tutto il tempo per reagire da parte degli artisti “liberi e ribelli”. Ebbene, dove sono finiti tutti?

RDF: Il discorso secondo noi è sempre legato all’avere qualcosa da perdere. È probabile che la maggior parte di questi rappresentanti del metal abbiano avuto timore di prendere una posizione decisa su queste tematiche per paura di eventuali conseguenze sulla loro carriera. Questa paura naturalmente ha dissolto qualsiasi interesse da parte nostra nei confronti del loro lavoro.

G/Ab: sarebbe indispensabile un coordinamento fra artisti dissidenti, anche solo per conoscersi, scambiarsi idee, strategie, opinioni, risorse. Io ho sperato, bazzicando da sempre per mere questioni anagrafico-musicali l’ambiente sedicente “più estremo”, di trovare nel Metal e nei suoi derivati il terreno più fertile quanto a reattività e ribellismo: e invece manco pe’ er cazzo (o quasi).
Voi, operando su base molto più trasversale, siete in contatto con tanti artisti della dissidenza, molti dei quali provengono da generi musicali insospettabili quanto a veemenza lirica e sonora. Parlatecene e, nei limiti del possibile, facciamo un po’ di nomi da far conoscere anche al pubblico di Sdangher.

RDF: Questo è un argomento che ci sta particolarmente a cuore. Nonostante in generale i social non ci entusiasmano e cerchiamo di usarli il meno possibile, riconosciamo che essi si sono rivelati indispensabili nel corso di questi anni, perché ci hanno dato la possibilità di conoscere moltissime persone, realtà artistiche e musicali spesso distanti dal nostro genere, che hanno portato avanti quella che potremmo definire una “battaglia comune”: pensiamo ad esempio ai nostri fratelli della scena rap Frabolo, Devon 832 e Farfaman, che consideriamo amici nel senso profondo del termine.
Oppure Andrea Ra, probabilmente il bassista più talentuoso d’Italia, che ha avuto il coraggio di urlare il suo pensiero eretico e per questo ha pagato un caro prezzo in termini di possibilità lavorative.
Al di là dell’ambiente musicale, una realtà interessante che abbiamo conosciuto è quella dei Guardiani del cielo, una associazione organizzata di migliaia di persone che da anni affrontano il tema della geo-ingegneria e delle scie chimiche, un’altra di quelle tematiche sbertucciata come complottistica, ma che come al solito nasconde molteplici lati oscuri ancora inesplorati: dalla collaborazione con loro è nata “Scie” che, per il momento è una delle nostre canzoni più apprezzate.

G/Ab: siete una band priva di label; chi vi parla sputa sulle etichette discografiche da che c’ha saliva in bocca, sebbene i miei Deviate Damaen ne abbiano avute e anche di blasonate; ergo, tanta stima per questa scelta. Eppure, il vostro canale you tube conta migliaia di iscrizioni; e avete un seguito pazzesco, a giudicare dai numeratori automatici che sono quelli più impietosi: perché se è vero che i “like” sono sempre più stitici in quanto rischiano di palesare a mogli, amici e datori di lavoro l’apprezzamento per un artista scomodo, gli ascolti anonimi non sfuggono ai counter digitali, dimostrando che quell’artista è tanto pubblicamente ignorato, quanto segretamente seguito. Potrei quasi dire che penuria di like e quantità di visualizzazioni sono grandezze inversamente proporzionali…

RDF: Abbiamo fame di verità e di libertà. Noi oltre questo abbiamo fame di metal. Confidiamo che le persone che ci ascoltano riescano a capire immediatamente, al primo ascolto, l’anima dei Rondò della Forca.
“Label” come termine ci ricorda una roba per le labbra tipo burro cacao o come si chiama, nulla di più.

G/Ab: …balsamo per le mie orecchie, ragazzi. Chiudiamo, come fanno quelli bravi, chiedendovi cosa bolle in pentola in casa Rondò della Forca a medio e lungo periodo: cosa ci dobbiamo aspettare da voi in futuro? Su cosa state lavorando al momento ?

RDF: Rispondiamo con una parola: Caos (e questo include anche una possibile collaborazione con i Deviate Damaen!!!).
In questo momento, oltre a lavorare a nuovi brani, stiamo portando live il nostro ultimo album, “Il nuovo risveglio”, uscito a giugno 2025.
Al di là di questi impegni prossimi, finché ci sarà concesso, faremo di tutto per destabilizzare il sistema, in ogni direzione possibile. Invitiamo tutte le persone “in ascolto” a fare lo stesso! Un mondo di merda migliore è possibile!
Viva la libertà e lunga vita a Sdangher!

G/Ab: …a sto giro mi concedo una chiosa finale: Dio solo sa quanti e quanto ho perso per essermi messo ovunque e comunque fragorosamente contro la pandemenza e le sue vestali. Ma sarei disonesto, anzitutto con me stesso, se non riconoscessi anche della sana gratitudine verso quest’infame momento storico per avermi saputo regalare incontri umani e creativi capaci di infondere speranza e bellezza anche solo attraverso una chiacchierata come questa.
A presto, ragazzi.