“Ci chiamavamo gli Accused perché qualsiasi cosa accadesse quando eravamo al liceo entro un raggio di 80 chilometri dalla cittadina di provincia in cui vivevamo, di solito veniva attribuita a noi” – Tommy Niemeyer (Creem)
La cosa che mi piace di più, quando mi dedico per un po’ a una band in particolare, per scrivere una monografia o qualcosa di simile, è che ne esco sempre con un’idea diversa e si spera più realistica di quando ho cominciato a fare ricerche: mi libero di certe idee sbagliate, talvolta pure illusioni. Per dire, sugli Accüsed, che mi impegnerò a scrivere con umlaut sulla u per tutto l’articolo, non sono così considerati come pensavo.
Ero convinto che, specialmente in certi frangenti culturali, tipo il sottogenere “horror rock” o “la storia completa del metal” meritassero almeno un paragrafo, invece non è sempre così. C’è chi li inserisce e ne parla con un certo rispetto (Stefano Marzorati nel suo libro guida al rock e horror uscito all’inizio degli anni 90) e chi li ignora completamente (il libro guida al rock e horror di Vitolo e Lazzati pubblicato più di recente da Arcana).
Ne parla con una certa insistenza Ian Christie sul suo Sound Of The Beast e non ne fanno menzione diverse altre “storie del metal” realizzate sia all’estero che in Italia (per esempio le guide Giunti di Signorelli). Anche uno stagionato libro sul Nu Metal pubblicato sempre da Arcana molto tempo fa, pur inserendo un sacco di nomi del crossover metal anni 80, così da creare una discendenza con i gruppi del 2000, non tirano in ballo nemmeno in un elenco approssimativo gli Accüsed.
E credo non ci siano dubbi sull’effettiva rilevanza che questi ricoprano sia nell’evoluzione del rock a tematiche orrorifiche che sul piano heavy storicistico, considerando che furono i primi a definire la propria musica “Splatter Core” o “Splatter Rock”, sia per il ruolo che rivestirono agli albori della scena di Seattle; città in cui abitavano o comunque orbitavano e in cui crebbero come band.
Probabilmente pagano il fatto di non essere riusciti mai a venir fuori dall’underground. Al tempo in cui pubblicarono il loro album migliore, quello prodotto da Jack Endino, Grinning like an Undertaker, gli assi erano allineati per il salto decisivo. Era quello un momento, il 1990-91, in cui tutti si aspettavano che le band metal facessero il grande salto verso la terra ferma.
Tanto più che gli Accüsed si ritrovarono di colpo la terra dei sogni fuori dal pianerottolo di casa. Non avrebbero più nemmeno dovuto muovere il culo verso L.A. Seattle era diventata l’epicentro del rock.
Loro però, coerenti con la propria storia, seguitarono ad avere un rapporto difficile con la città. E la moda del “grunge”, anziché assorbirli per un po’, come capitò ai Melvins e come non riuscì ai Queensryche (per loro niente umlaut in questo caso), li portò allo scioglimento.
Poi spiegherò meglio come andarono le cose. Per ora torniamo agli inizi, a quando gli Accüsed presero il via davvero, vale a dire dal momento in cui Blaine Cook, estromesso dal suo gruppo di belle speranze e dal nome poco appetibile, i Fartz, prese il posto di un certo John Dahlin, il quale lasciò in eredità i testi di un paio di brani classici del gruppo, comunque presenti sia nell’EP Martha Splatterhead che nel primo disco vero e proprio The Return Of Martha Splatterhead, vale a dire Take My Time e Distractions.
Dicevo, Blaine Cook, per quanto dopo le mie ricerche e dopo aver scartabellato un sacco di interviste, non mi sia uscito proprio simpatico, fu l’ingrediente decisivo per la formula Accüsed. Con la sua voce “da vittima” seviziata o rinchiusa in qualche cantina a urlare, e in aggiunta la sua attitudine da primate dei folletti impazzito sul palco, ha trasformato un gruppo hardcore qualsiasi in qualcosa di inconfondibile e inarrestabile, almeno dal vivo.
Su nastro le cose ci hanno messo un bel po’ a emergere in tutta la loro veemenza, perché lì non basta l’energia e il talento puro dei musicisti, come piace pensare a tanti sognatori: occorrono competenze tecniche e produttori in gamba.
Senza togliere niente a Tom Niemeyer, chitarrista fondatore, compositore principale e anticipatore assoluto della moda dreadlock nel metal, è Cook a forgiare definitivamente gli Accüsed. Poi si trattò di una concomitanza di eventi. Tom si innamorò degli Slayer, i Metallica e tutta la Bay Area, iniziò a infilare riff simil-thrash nel sound del gruppo, mentre sul piano dei testi, l’amore di Blaine e dello stesso Tom per gli horror estremi e un po’ demenziali, produsse a poco a poco un’estetica, una mascotte e un tema ricorrente negli album.
Ma come si dice nella sede di Monaco della Amazon: “andiamo con ordine”.
La prima incarnazione degli Accüsed risale al 1981. La formazione era: Chewy al basso, Dana alla batteria e Tom alla chitarra (e probabilmente alle urla). La nascita è avvenuta a Oak Harbor, sull’isola di Whidbey, Washington, a cinquanta minuti di canotto da Seattle.
“Gli Accused sono il mio bambino” dice ancora oggi Niemeyer e nessuno può negarglielo.
Far nascere un figlio è decisivo, certo, ma poi bisogna crescerlo, giusto? E a questo pensarono sia Tom che mamma Blaine il quale non ha problemi a puntualizzare: “Vero, non fui tra i fondatori della band. In realtà uno dei primi spettacoli che gli Accüsed fecero da spalla ai miei Fartz.
Non so bene come mai John Dahlin lasciò in favore di Blaine. Molti anni dopo Tom lo richiamò al suo posto in una nuova reincarnazione della band con il solo Niemeyer alla guida. Dahlin fece parte del gruppo dal 1982 al 1984 e poi passò ai Political Nightmare, di cui non ho problemi ad ammettere di non saperne una ceppa.
SEATTLE BELLISSIMA E INGRATA
BLAINE: Penso che fossimo sottovalutati, all’epoca. Eravamo di Seattle ma allora non significava nulla. Stavamo elogiando le virtù di Seattle al mondo molto prima che tutti gli altri scoprissero “la cosa di Seattle”.
TOM: Fare musica lì nei primi anni ’80 era piuttosto strano. Era una specie di lotta per il proprio territorio, capisci? Se eri una di quelle band rumorose e odiose non ti capivano molto, perché è un posto piuttosto rilassato. Lo è ancora. E se eri lì fuori a fare un sacco di baccano, e a correre in giro con i capelli colorati in modo bizzarro, a fare skateboard sui tetti delle auto della gente e cose del genere, tanti si spaventavano. E quindi era sempre una roba tipo: “Ehi amico, stiamo solo facendo rock. Mi dispiace che non ti piaccia il rock!”.
E io capisco quello stato mentale rilassato perché a Seattle è così bello, così tranquillo e meraviglioso, ma proprio per questo a volte vuoi solo scrollarti di dosso la natura, diventare motorizzato e distruggere tutto quanto proprio per tornare in cima alla natura, cazzo. Inizia quasi a consumarti, ti stringe al collo quella pacatezza silvana. Come se non tagliassi il prato, capisci? È un po’ come se l’erba diventasse troppo alta. Meglio prendere quel fottuto tosaerba e dare una bella lezione. È sempre stato così per le band metal e punk di Seattle”.
Gli Accüsed a Seattle se la passarono bene per un annetto circa dopo l’ingresso di Blaine. Poi le cose andarono malissimo in città e così, anche i gruppi più agitati furono costretti a inventarsi qualcosa o cercare altrove dei posti dove esibirsi e guadagnarsi un seguito.
Blaine a riguardo racconta di alcune questioni che però non si capiscono molto, se non si allarga un po’ lo sguardo sul contesto politico nazionale. Lui dice che a un certo punto, molti dei locali che c’erano a Seattle iniziarono a chiudere, specie quelli al centro, perché un’ordinanza impedì a un pubblico di tutte le età di entrarvi.
BLAINE: Al tempo ci fu un’ordinanza folle sui balli adolescenziali che nasceva da alcune sparatorie in un paio di locali da ballo che esistevano all’epoca. C’era davvero una fiorente scena di ballerini per tutte le età a Seattle fino al 1985 o all’inizio del 1986.
A schiarirmi le idee mi è stata utile una dichiarazione di un cittadino speciale di Seattle, Duff McKagan, che molti non lo sanno, ma proviene da lì. Lui spiega bene la situazione in cui si trovarono gli Accüsed nei primi anni di carriera. Anche lui era in quella situazione con i suoi 10 Minute Warning.
Dice Duff: “Seattle, all’inizio degli anni 80 fu violentemente colpita dalla recessione. La Microsoft non c’era, avevamo solo la Boeing, che negli anni 70 aveva avuto dei grossi problemi e minacciava di chiudere. In giro per tutta Seattle c’erano dei cartelloni con su scritto: “per favore, l’ultimo a lasciare la città, spenga la luce”.
In linea di massima la città stava per chiudere. Andavi in centro e ti giuro che c’erano strade deserte e fogli di giornale che svolazzavano per aria, una cosa davvero desolante. Inoltre, l’eroina cominciava ad apparire sulla scena. Nell’83 divenne una piaga. Non c’era praticamente nessun posto in cui suonare, eccezion fatta per le sale prove a noleggio. Se avevi 21 anni o più magari c’era, ma non era supportata dalla scena punk rock, che era fatta di minorenni”.
Mentre Duff decise di andare a Los Angeles, dove poi entrò nel gruppo che tutti conoscete, gli Accüsed, optarono per una strategia più pratica.
Blaine: continuammo a suonare nei paesi vicini, per un pubblico di tutte le età, mentre Seattle si trasformava via via in una scena prettamente da bar. Ci rifiutammo di suonare nei bar e non lo facemmo fino alla fine degli anni ’80. Immagino che fossimo visti come una band di ragazzini. Facevamo concerti sold-out che nessun’altra band a Seattle riusciva a fare ma non a Seattle. Semplicemente non ci importava di cosa pensasse la gente in città, noi andavamo per la nostra strada”.
Ho imparato negli anni che sovente si usa la parola “scena” per indicare un pugno di gruppi che si danno da fare in un posto. E “sovente” è un termine esagerato per indicare qualcosa che è lontana miglia e miglia dall’essere davvero “una cazzo di scena”.
Inoltre la “scena sovente” è una specie di fenomeno paranormale o una manifestazione ieratica in stile apparizione di Fatima: c’è chi crede che ci sia stata e chi no.
Per dire, molti raccontano della “scena di Seattle” che c’era prima del Grunge. Ne parlano come se ci sia stata. Poi c’è chi taglia corto e assicura con non è mai esistita una vera scena. Né prima né dopo che i media inventarono il “grunge”, che in effetti fu come il mostro del Lochness per chi viveva a Seattle da prima e avrebbe continuato a starci dopo. Fu un’attrazione turistica che poi sfuggì di mano per qualche anno. Forse. O forse no. Io non c’ero. Gli Accüsed però sì e dicono che non è mai esistito nessun cazzo di Grunge a Seattle prima che i giornali se lo inventassero.
TOM: A Seattle io non mi sentivo parte di nessun club, di nessun gruppo. C’erano i Tad, i Mudhoney e i Nirvana. Nella testa di tutti, se li immaginano seduti in giro con le loro camicie di flanella, a bere caffè e birre artigianali, a farsi crescere i capelli e quant’altro. Non credo sia mai stata così, a parte nel film Singles. In ogni caso, noi non ci siamo mai sentiti a nostro agio lì in mezzo a quelle band. Non siamo mai stati emarginati ma non ci siamo mai sentiti come se fossero roba nostra. Eravamo troppo impegnati. Sempre con i paraocchi, tipo “Okay, va bene, ma andiamo da questa parte”. Erano cose secondarie che ci distraevano un po’. Tutta quella storia del gruppo rock che socializzava. Eravamo troppo impegnati. Non c’era abbastanza spazio nel furgone e andavamo troppo veloci per fermarci.
Anche Blaine conferma. In questo, come accade raramente, sono ancora d’accordo.
Blaine: Immagino che non facessimo parte di nessuna scena e i concerti che facevamo a Seattle attiravano solo una manciata di persone.
Tom: Ripensandoci, la maggior parte dei miei gruppi punk preferiti proveniva da Los Angeles o dalla California del Sud, o dal Regno Unito. Non c’era molto qui che mi entusiasmasse davvero, o che nel corso degli anni avrei definito un’influenza. Non che non ci siano grandi gruppi, è solo che è andata così. Credo che ci siamo sempre considerati una band della California del Sud, o una band punk britannica che per puro caso vive qui a Seattle.
Non che non ci piaccia questo posto: avremmo potuto traslocare e trasferirci un sacco di volte, ma siamo rimasti. Quindi non lo so! Forse, in fondo, pensavamo di avere un accento inglese o qualcosa del genere.
Immagino questo pterodattilo punk inglese, che vola dall’Inghilterra verso la California meridionale e lascia cadere accidentalmente uno dei suoi cuccioli a Seattle.
MARTHA SPLATTERHEAD
Per gioco ho fatto un sondaggio nella stalla di Sdangher chiedendo agli altri ronzini e ronzinanti quali mascotte metal ricordassero. Nessuno ha nominato Martha e la cosa mi ha sorpreso.
Io pensavo fosse una figura famosa, almeno all’interno del background culturale dei metallari. E invece è evidente che non possa competere, almeno da noi in Italia, non dico con Eddie dei Maiden o Rattlehead dei Megadeth, ma nemmeno con la decina di altre più piccole mascotte di alcuni gruppi thrash e power anni 80.
Si tratta di un fenomeno interessante di cui si è scritto poco, quello delle mascotte. Gli Iron Maiden diedero l’esempio e diversi altri tentarono di emularli per tutti gli anni 80.
Nella decade successiva la cosa si fermò. Solo Eddie continuò a imperversare nelle copertine e sulle magliette della band inglese. Persino i Megadeth smisero di usare Rattlehead per un po’, negli anni 90.
Le band death e black metal o quelle grind, che io ricordi, non provarono mai a tirar fuori qualcosa di iconico e ricorrente sui loro artwork, chissà perché.
In ogni caso, Martha Splatterhead nel suo piccolo funzionò. Non tanto per il pubblico. Devo ammettere che non sono un fan delle caotiche e selvatiche copertine degli Accüsed, tranne forse quella di The Return…, in cui il personaggio è sempre centrale, ma, e la cosa è molto interessante, lei è stata una riserva creativa costante, come il gruppo stesso ammette volentieri.
TOM: Martha Splatterhead è indispensabile, puoi creare un numero incredibile di idee attorno a lei. Quando inizio a disegnare per noia, emerge sempre una versione improvvisata di Martha. Alcune di queste immagini, come probabilmente saprai, sono finite anche sui nostri album.
BLAINE: Vero, Tommy ha realizzato alcune copertine con Martha. Le altre sono state disegnate da Jeff Gaither, S. Clay Wilson, KC Angel, gente in gamba dell’underground…
Rispetto a Eddie e Rattlehead, Martha è una zombie estremamente aggressiva nei confronti della feccia di questo mondo. Se la prende con bastardi stupratori, pedofili e padri incestuosi. Per certi versi è un personaggio “politicamente corretto” nella migliore accezione. Si tratta di una donna dall’attitudine morale molto profonda, decisamente attivista, semmai un po’ all’antica.
BLAINE: Il personaggio mi venne in mente quando entrai nel gruppo, nel 1984. Volevo solo avere questa maniaca armata di coltello. Una specie di Mascotte. Il nome l’ho preso da un tipo con cui facevo la guerra con le pistole ad aria compressa. Avevamo dei nomi di battaglia e lui si faceva chiamare Martha Splatterhead.
In ogni album degli Accüsed, c’è almeno un brano in cui si racconta l’epopea giustizialista post-mortem di Martha, ma non è il solo personaggio ricorrente. Ce n’è uno un po’ più sfuggente, una specie di piccolo spettro o più probabilmente uno zombie adolescente di nome Scotty.
Su di lui è facile individuare un brano con il suo nome, uno dei più duri da mandar giù se si bada al testo. Gli Accüsed parlano spesso di violenza sui minori e non sempre Martha carambola in fondo al brano per fare “giustizia”.
Nel caso di Scotty, nel pezzo il piccolo fa una brutta fine: torturato a morte dal padre. Non so se si ispiri a una storia vera, ma sappiamo tutti che certe vicende, specie negli Stati Uniti, avvengono con una discreta frequenza.
Sapete quando si parla di Bibble Belt?
Si tratta della zona considerata più bigotta d’America e per me quella “cintura” è sinonimo di punizioni sanguinose in nome di Jises.
SPLATTER ROCK
Da Martha posso aprire il discorso più ampio sullo Splatter Rock per cui gli Accüsed dovrebbero essere ben noti. Oltre ad averci scritto un brano e intitolato l’ultimo album della cosiddetta fase gloriosa, 1984-1992, la band ha approfittato delle creazioni di George Romero, John Russo e Dan O’Bannon per fare da colonna sonora a un’apocalisse zombie molto goliardica e compiaciuta.
Se leggiamo i testi però ci accorgiamo che in fondo di “splatter” c’è poco e niente. Non possiamo definire liricamente gli Accüsed come dei precursori dei Cannibal Corpse, sebbene Alex Webster abbia ammesso che il gruppo li ha avuti come influenza estetica e conceptaria.
Non si tratta di quadretti gore di cattivo gusto. Sono quasi sempre delle storie sì tetre e squallide raccontate in modo cinematografico e intelligente. Vi si potrebbero ricavare dei soggetti niente male per piccoli film indipendenti ricchi di passione e coraggio.
Soprattutto coraggio, perché tranne alcuni casi più in linea con i fumetti DC e i film horror anni 80, le cose terribili e disgustose di cui parlano gli Accüsed sono reali: povertà, tossicodipendenza, emarginazione, corruzione, guerra e violenza urbana.
Solo in alcuni casi i testi di Blaine diventano dei comizi sgangherati e abbastanza discutibili, altalenanti tra l’essere uniti e in armonia, nonostante l’incapacità e la pressione polarizzante di chi ci governa (W.C.A.L.T. (We Can All Live Together); alle cure ecologiche verso chi butta via la propria vita con la droga (You Only Die Once): o altri masochismi e un latente proto-trampismo verso gli affamati fuori dall’America (No Choice).
Questo va bene, significa che Cook scrive di ciò che pensa dal cuore, senza badare a schieramenti ideologici e bandiere varie. Lui è a favore della tolleranza e degli emarginati, come nel bellissimo brano Down & Out sui veterani che finiscono per strada e poi sbroccano; o nel toccante ritratto di una vecchia barbona (The Bag Lady Song); però se c’è gente che ha deciso di rovinarsi la vita con le droghe, li aiuta lui con un colpo di pistola a suicidarsi (Tapping The Vein). Chiamiamola carità cristiana.
Con gli anni, soprattutto dopo che Tom e Blaine hanno rotto tra loro, trasformando gli Accüsed in due entità distinte, come è capitato ad altri (vedi Entombed e L.A. Guns, per esempio), si è capito cosa ci fosse in questa coesistenza tra visioni orrorifiche e violenti assalti sociali.
Era un compromesso tra Niemeyer che di contro ha sempre nutrito un certo disagio a trattare argomenti politici. Blaine invece per un lungo periodo ha creduto di poter esprimere le proprie idee usando i colori forti e diretti del racconto realistico e la musica furente della band.
Se ci fate caso, nelle tracklist dei vari album, è un continuo passaggio tra brani a sfondo mortifero-horror ad altri più impegnati e sociali. In alcuni casi le due cose si fondono e raggiungono risultati davvero notevoli sul piano lirico e immaginativo, ma sovente, scoprendo i retroscena, tra Tom e Blaine questa ambivalenza tematica era il frutto di una coesistenza forzata.
TOM: Fin dall’inizio abbiamo alternato testi sociopolitici con temi zombi e gore, ma se dovessi scegliere tra le due tipologie direi probabilmente la roba fantasy e horror. Non mi sono mai sentito a mio agio a lamentarmi di certe cose, sociali o politiche, nella musica. Personalmente, adoro quando gli altri lo fanno e poi lo rispettano.
BLAINE: Penso che sia un altro ambito in cui siamo stati un po’ sottovalutati. Sai, con i testi e il fatto che alcune persone sentono solo quello che vogliono sentire. Io penso che molti dei commenti più sociali che abbiamo fatto siano stati totalmente trascurati.
TOM: Diciamo che non era il mio mestiere. Forse non ne sapevo abbastanza per avere una posizione decisa su questo o quello. Ma non credo che sia mai stato troppo appropriato. Non che non abbia un sacco di cose di cui lamentarmi. Solo che non lo faccio bene come quando parlo di qualcuno che cammina in un cimitero e si fa squarciare la testa dai morti viventi. Credo di essere abbastanza bravo in questo.
LA MUSICA
Nonostante le tematiche orrorifiche, non posso dire che musicalmente gli Accüsed tentino di accendere la fantasia con brani dall’atmosfera inquietante. Siamo nell’ambito del crossover metal, a metà tra i riff thrash e le accelerazioni fumanti dell’hardcore e il punk.
Se mi soffermo sull’evoluzione compositiva del gruppo, posso giusto registrare un miglioramento nella tecnica e un leggero aumento della componente metal rispetto al punk.
Grinning Like A Undertaker è decisamente un album thrash ma se non si badasse all’estetica delle copertine e alle parole latrate o rigurgitate da Blaine, non c’è quasi nulla che possa far pensare a un film horror, tranne il generico assalto violento del genere, che ormai è associato a scenari aggressivi ed estremi.
Risultano però, in certi scherzosi rifacimenti qui e là, gli evidenti i richiami alla cultura horror cinematografica che il gruppo adora, considerando anche un certo folk lugubre senza tempo.
Sono evidenti i rimandi al gotico nella scelta di alcune cover. Per esempio Boris The Spider degli Who, che è uno dei primi pezzi horror rock mai scritti. Poi c’è il rifacimento del tema sonoro del cult movie horror di serie B Spider Baby e non va dimenticato il recupero della filastrocca infantile tradizionale The Hearse, in chiusura del disco Martha Splatterhead’s Maddest Stories Ever Told.
Anche Tom Niemeyer, che ha scritto la maggioranza dei riff, ammette che lo stile del gruppo è rimasto praticamente sempre quello, ma non lo considera un limite.
TOM: Penso che sapere di cosa sei capace come band e qual è la tua zona di comfort sia allo stesso tempo una benedizione e una maledizione. Potresti riscrivere lo stesso disco per l’eternità e magari avere successo. Speriamo di non averlo fatto nel corso degli anni. Abbiamo mescolato le cose dove necessario, ma in fondo, qualsiasi ingrediente siamo riusciti a mescolare al nostro sound, ha finito sempre e comunque per suonare come una cosa degli Accüsed, che ci piacesse o meno.
Per quel che riguarda i dischi, io ho preferito concentrarmi sulla prima fase di carriera della band. Negli anni 2000 il gruppo si è riformato ma per ora non ho voglia di approfondire quel versante. Considero come zona di riflessione il cammino discografico dall’EP del 1985 fino a Splatter Rock del 1992.
L’EP Martha Splatterhead uscì nel 1985, auto-prodotto dal gruppo in cinquecento copie confezionate a mano e distribuite male. Si tratta di cinque brani poi registrati di nuovo e inseriti nel disco vero e proprio, The Return Of Martha Splatterhead, uscito un anno dopo.
Sia questo che l’EP furono incisi con l’aiuto di un certo Chris Hanzsek, figurante anche come produttore di Martha Splatterhead e in entrambi i casi come ingegnere del suono.
Per la verità, sia le prime due uscite che il successivo Martha Splatterhead’s Maddest Stories Ever Told non ebbero una vera e propria produzione. C’era il gruppo che tra le maledizioni e i lanci di oggetti dei proprietari degli studi di registrazione, tentavano di spiegare come volevano che suonassero le loro canzoni.
BLAINE: Sì. Beh, sai, all’epoca provavi ad andare in studio e suonare cose del genere, e la gente impazziva e diceva: “Cos’è questa roba?”. Ora è quasi la norma riuscire a registrare qualcosa del genere. All’epoca era davvero difficile trovare qualcuno con cui lavorare che avesse la minima idea di come registrare musica aggressiva.
Subito dopo l’EP gli Accüsed firmarono un contratto con la Combat Records e si diedero da fare lungo le coste del paese, suonando ininterrottamente a supporto delle varie uscite. Solito iter in cui, mentre diminuivano gli anticipi a mano a mano che dovevano tornare in studio e più aumentavano le spese personali del gruppo per salire di livello con le produzioni e le pretese del mercato.
Sicuramente c’è un aumento della qualità a partire da Martha Splatterhead’s Maddest Stories Ever Told, soprattutto grazie alla presenza del giovane Terry Date, già allora produttore del primo album dei Metal Church.
Pare sia stato lui a coinvolgere Kurdt Vanderhoof nella registrazione della cover dei Ten Year After, I’d Love to Change the World, ma a sentire Blaine non era così difficile arrivarci, visto che già negli anni dei Fartz, Cook e gli altri lo frequentavano. Si faceva chiamare Blobbo e suonava il basso con la band hardcore Lewd, molto prima di farsi metallaro e ricominciare alla chitarra con i Metal Church.
Il vero apice discografico però gli Accüsed lo raggiungono con Jack Endino per Grinning Like A Undertaker. Non è solo merito del giovane e ispiratissimo produttore, che offre alla band un sound definito e potente. C’è anche un nuovo innesto che migliora le cose.
TOM: Quell’album ha alzato per sempre l’asticella per questa band per via di Josh Sinder alla batteria. È arrivato e ha sicuramente cambiato il volto degli Accüsed, in una direzione più metal. E questo è stato un elemento entusiasmante che prima non avevamo tanto e che abbiamo cercato di mantenere da allora.
JACK ENDINO: è probabilmente l’unico disco thrash/metal che ho fatto in carriera, e devo dire che mi sono divertito molto.
Grinning… segna l’inizio di un nuovo percorso discografico. Chiusa la storia con la Combat, gli Accüsed passano alla Nastymix, etichetta principalmente volta al rap e che non ha quasi nulla di rock e metal.
A detta del gruppo, passare con loro sembrò all’inizio una buona idea, ma solo all’inizio.
BLAINE: L’etichetta non era pronta per il nostro atteggiamento autoritario. Volevano fare a modo loro. Alla fine il metodo che decisero di seguire non ha funzionato. L’etichetta è fallita.
GRUNGE IS DEAD
Anche questo è un argomento su cui sia Tom che Blaine concordano: il Grunge.
TOM: Sentivamo tutti che quella era una piaga per la città.
BLAINE: Così tanto clamore per niente.
Però i due non dicono apertamente che fu proprio il Grunge a far sciogliere gli Accüsed. Essendo i movers della prima ora a Seattle, più o meno, la band avrebbe potuto approfittare dell’onda anomala di commercialità abbattutasi su Seattle e magari, nel 1992, realizzare un disco crossover in grado di spaccare e farsi strada nelle classifiche.
Figurarsi, erano dei bastian contrari. O almeno Blaine. Si sa come andò.
Avete mai sentito parlare dei Gruntruck? No?
Beh, mettetevi seduti e vi racconto cosa accadde.
Ci sta che dopo anni e anni a sbattersi senza mai raggiungere livelli di vendita sufficienti a fare della musica un vero lavoro, nasca una certa smania di svolta, specie se vedi molti dei tuoi concittadini comprarsi la villa scrivendo un paio di accordi proprio come fai tu.
Nel 1992, oggi è palese che fosse così, gli Accüsed erano agli stracci. Stanchezza, frustrazione e pressioni famigliari stavano spingendo questi ragazzotti a prendere nuove direzioni di vita.
C’era un altro disco da fare per contratto, ma come, e soprattutto con quali soldi?
Splatter Rock, l’album che realizzarono prima di scoppiare, è poco amato dal gruppo. Per Tom si trattò solo di un altro album, scritto mentre era già coinvolto nei Gruntruck; per Blaine era parte di un percorso che non sembrava andare da nessuna parte.
L’ideale sarebbe stato affidarsi ancora a Endino, ma nel 1992 le cose erano drasticamente cambiate rispetto a due anni prima. E lavorare ancora con lui risultò praticamente impossibile. Il gruppo quindi si affidò a un vecchio amico:
BLAINE: Abbiamo chiamato a produrci Steve Hanford, che suonava la batteria nei Poison Idea. Sfortunatamente all’epoca aveva gravi problemi di droga e alcol e non prese il lavoro sul serio come probabilmente avrebbe dovuto”
Non credo che le canzoni di Splatter Rock siano peggiori di quelle presenti su Grinning… o sui vari Martha’s album. Penso soltanto che fosse il momento, nel caso il gruppo avesse ancora la volontà e l’energia di riuscirci, di scrivere canzoni più accattivanti del solito, magari coinvolgendo qualche autore esterno e in ogni caso un bravo produttore. Al di là del denaro e della gestione caotica e sfavata del gruppo in quel periodo, c’era qualcosa che non andava alla base.
BLAINE: Oh, c’erano così tante brutte cose nella band.
Probabilmente le cose precipitarono in contemporanea con la promettente ascesa dei Gruntruck. Tom Niemeyer si calò con entusiasmo in quel progetto spudoratamente commerciale e vide presto che, mentre per gli Accüsed le cose continuavano a essere un disastro, per la nuova band pareva di avere davanti un’allegra spianata ricca di opportunità.
E così, una volta finito di registrare Splatter Rock, per Tom fu chiaro che le cose dovevano finire. C’era troppo astio e un’evidente gelosia nei suoi confronti da parte degli altri, per le opportunità che si stava guadagnando su un nuovo versante.
Quando decise che era finita, Blaine per un po’ non accettò la cosa e tentò di portare avanti gli Accüsed assieme al bassista Alex Sibbald. Poco dopo a Cook riprese la vecchia stanchezza e capì che senza Tom non avrebbero combinato più nulla.
Negli anni è venuto fuori da varie dichiarazioni di entrambi, un quadro molto chiaro su quei momenti: gli Accüsed andarono in coma per gelosia.
La gelosia è curiosa perché non si tratta solo di qualcuno da una parte che la prova e agisce di conseguenza, ma anche di chi la avverte o pensa di avvertirla e agisce di conseguenza pure lui. Spesso si fanno un sacco di film.
Tom sapeva che Blaine e gli altri non erano felici per lui con i Gruntruck. Si sentivano abbandonati e lo invidiavano. La cosa venne fuori anni dopo, in una riunione privata che decretò la momentanea fine e lo sdoppiamento del gruppo in due entità distinte con lo stesso nome o quasi. Per Cook risultò, nei primi anni 90, intollerabile coabitare in due mondi immersi in colori tanto diversi. Da una parte i Gruntruck in tour con gli Alice In Chains e prossimi a un’offerta milionaria che non potevano rifiutare e dall’altra gli Accüsed vicini al collasso, in pessime acque con la Nastymix e avulsi a un mercato che aveva reso l’underground chic e sovrastimato.
INTERNET
Oggi pensiamo che tutto ciò di cui vogliamo sapere qualcosa sia su internet, ma non è così. La rete non è il British Museum. Si tratta di un gigantesco pozzo di informazioni che spesso sono prodotte non dal desiderio di diffondere il sapere gratuitamente e in modo ultra-democratico, ma al fine di vendere qualcosa. Se desiderate conoscere qualche informazione su un gruppo scioltosi nel 1992 dopo un decennio di buone vendite e risonanza commerciale, potreste rimanere sorpresi e non trovare quasi nulla su internet.
Se il gruppo non ha più i dischi in commercio e non si è mai riformato per un tour e per produrre nuovi dischi, probabilmente avrete poco o nulla da leggere su di esso. In pratica nella rete non esiste.
Nel caso degli Accüsed un po’ è così e un po’ no. Intanto i vecchi dischi di cui parlo qui, sono quasi tutti fuori catalogo e spammati da privati sul tubo. Nessuno li ristampa, quindi nessuno ne parla con interviste retrospettive e recensioni apposite. Non ci sono articoli sulle webzines, né notizie alla Blubbermouth che riportino il nome del gruppo alle ciance quotidiane dei social.
Di contro però, dato che gli Accüsed si sono riformati nei primi anni 2000 e hanno pubblicato una nuova serie di album, qualcosa si trova ma niente di davvero esaustivo. Ecco perché ho dovuto scrivermi da me, l’articolo che avrei voluto leggere.
La band meriterebbe uno spazio di rilievo almeno sulle metal e punk zines che si dicono specializzate, ma dato che la Nastymix è morta e la Combat ha venduto i diritti di quegli album alla Sony, nessuno si ricorda e dedica un pezzo agli Accüsed del cazzo.
Riguardo la vicenda dell’irreperibilità dei dischi ormai da troppi anni, una dichiarazione di Blaine ci permette di riflettere sulle conseguenze delle azioni che si compiono in preda alla sbornia dei sogni, specie quando si è molto giovani. Vi lascio con questa e vi ringrazio per avermi letto fino a qui:
Se conoscessimo qualcuno che conosce qualcuno dentro la Sony, non sarebbe così difficile riavere quegli album e metterli di nuovo in giro. Altrimenti, si tratterebbe di dover assumere un avvocato e investire migliaia di dollari. Ho provato a contattare la Sony, ma senza successo. In realtà, abbiamo trovato qualcuno interessato a ripubblicare il vecchio materiale: la Relapse. Così li abbiamo messi in contatto con la Sony. E a quanto pare la Sony ha detto loro che avrebbe venduto l’intero nostro catalogo al prezzo di 5.000 dollari a canzone.
Cavolo, è così che funziona. Semplicemente non sai queste cose quando firmi questi contratti da giovane. Non capisci. I ragazzi non capiscono davvero come funzionano le cose”.

