Quando il Brasile era una prigione per i gruppi metal

In Brasile, negli anni 80, c’era un bel movimento di band metal. Peccato che da quell’avvicendarsi di piccole combriccole volenterose e di talento, vennero fuori solo i Sepultura. E anzi, c’è da dire. Non era mica scontato che riuscissero a farcela almeno loro. I gruppi partirono tutti insieme a decine e decine, ma rimasero quasi tutti al palo. Certo, non credo che ci fossero molti gruppi come quello dei Cavalera. Non penso che gli Acid Storm, per dire, avrebbero raggiunto gli stessi traguardi di popolarità, se dopo il primo disco, fossero andati con la Roadrunner o la Metal Blade. Però sono convinto che, in mani migliori, senza il giogo di un contratto di merda firmato con la Heavy Metal Maniacs Records, oggi li conoscerebbero molti più appassionati; non solo di thrash tecnico, ma anche di power U.S.

Il loro unico album completo, Biotronic Genesis, uscito dopo un EP dal titolo Why?… Dirty War, era stilisticamente una interessante via di mezzo tra le cose dei Dark Angel e quelle dei Fates Warning. Alessandro “Sagu”Jannuzzi, batterista della band, racconta le fasi creative intorno a questo loro disco in un modo che mi ha colpito. Se volete potete vedere una lunga intervista sul tubo. Ecco il link. Lui riferisce sulle evoluzioni del gruppo, che dall’89 al 91, da un discorso speed-thrash molto diretto e vecchia scuola, si ritrovarono tutti imbrigliati in una dimensione prog prima ancora di rendersene davvero conto. Sagu ne parla da testimone impotente e un po’ frustrato.

Il cantante dell’EP se ne era andato, dice, e al suo posto era arrivato un certo Mario Pastore, più interessato a centrare la nota negli acuti che a vomitare sui riff quintali di catarro. Aveva un’estensione vocale decisamente più grande rispetto a chi c’era prima; anche il bassista era andato in fissa per Dream Theater e Watchtower, così infilava passaggio sempre più folli e complicati nei brani nuovi. Per Jannuzzi, nonostante preferisse lo stile precedente del gruppo, fu quasi inevitabile assecondare una crescita generale e intricare le strutture ritmiche, contribuendo a canzoni molto lunghe e difficili. E nonostante tutti gli dicessero che gli Acid Storm erano decisamente divenuti prog, non sapeva neanche cosa significasse quella parola, né come suonassero le band progressive.

Quando fece sentire il demo del 1991, intitolato Last Days Of Paradise, ai suoi amici, questi rimasero delusi perché volevano che il gruppo spingesse a mille senza tutte quelle “tergiversazioni colte”. La cosa però piacque a un nuovo pubblico, che si avvicinò agli Acid Storm manifestando grande entusiasmo per quella nuova veste prolissa e intricata.

Quando Biotronic Genesis uscì in Brasile, ricevette grandi recensioni e plauso diffuso da tutta la scena internazionale, ovvero quella sotterranea, connessa dalla pratica famigerata del tape-trading. Il mondo di sopra non sapeva nulla degli Acid Storm, il loro disco non era reclamizzato e reperibile in nessun posto che non fosse Belo Horizonte e quei posti lì. Non molto tempo dopo però si fece avanti la Lethal Records, etichetta austriaca ben messa a livello distributivo, che offrì un contratto al gruppo per portare l’album in Europa, in Asia e forse anche negli Stati Uniti.

Purtroppo la Heavy Metal Maniacs, che aveva i diritti sulle canzoni, non trovò la proposta della Lethal particolarmente allettante e vantaggiosa. Rifiutando di cedere il disco al loro canale distributivo, l’etichetta brasiliana condannò gli Acid Storm a rimanere uno dei tanti gruppi brasiliani di belle speranze che non riuscirono mai a venir fuori dalla bolgia di casa.

In quel contesto ben presto ammuffirono e, nel giro di pochi anni trascorsi a incidere demo e rimaneggiare la formazione all’infinito, si disintegrarono: anche a causa di certe dipendenze dalle droghe che alcuni membri del gruppo avevano guadagnato nel tempo.

Triste, tanto più che in Italia, la recensione di Biotronic Genesis arrivò nei primi mesi del 1994; e il disco fu accolto, in un contesto storico e commerciale molto diverso, in un modo che difficilmente avrebbe messo voglia al pubblico di dargli una possibilità. Davanti a fenomeni come Pantera e Machine Head, gli Acid Storm furono giudicati innocui ma simpatici, come un prodotto per nostalgici del thrash. Ben altro avrebbero scritto se avessero potuto, i collaboratori italiani delle riviste metal, riceverlo e sentirlo quando effettivamente era stato realizzato e pubblicato in Brasile, vale a dire nel 1991.

Ma ormai c’è poco da dire al riguardo. A parte che è un album che merita di essere riscoperto e considerato, non solo con un’attitudine nostalgica. Bisogna restituirgli l’ascolto che non ha mai ricevuto, sforzandoci di tornare con la mente al tempo che gli apparteneva, valutandolo quindi in un momento in cui il thrash non era ancora clinicamente dato per morto e un pugno di ragazzini, in condizioni sociali e politiche a dir poco disagevoli, tirarono fuori un discazzo di grande tensione e freschezza progressiva.

Ancora adesso ritengo molto validi brani come Metal Beasts e Symbiotic Love perché cui le strutture non sono appesantite da sterili sfoggi di tecnica, non sono datate dalle solite thrashettate anni 80, ma fluiscono, in un’atmosfera genuina di minaccia, in cambi di tempo e passaggi coinvolgenti in un divenire compositivo di cui quei ragazzini, probabilmente erano i primi esploratori entusiasti e trasognati. Anche la voce di Pastore è notevole. Non si tratta del classico vocalist-sirena. Trovo sia espressivo come Midnight e Arch, ma molto più irrequieto, cazzuto e in grado di spingere le parti thrash come non credo avrebbero saputo fare loro.

Ah, se cercate Acid Storm su facebook, non li potete trovare e sapete perché? Perché la prima parte del loro nome è una parola bandita dalla community. Che cazzo…