So che uscire dal seminato (quello vero) dĂ problemi, li provoca: la gran parte delle persone non vuole complicarsi un’esistenza che ritiene giĂ complicata. Ci viene detto da intellettualoidi d’ogni tipo: la vita è migliore di solo 100 anni fa, figuriamoci 2000, quando una donna su due moriva di parto e un bimbo su due moriva e basta e così via. Allora cos’è che fa star male le persone, con tutto questo miglioramento materiale? Fra i pochi degni di ascolto, i nuovi socialdemocratici ci fan notare che il mondo delle classi subalterne, la gran parte di noi, sta progressivamente peggio e le ricchezze finanziaria e culturale sottratteci a partire dall’instaurarsi della commissione trilaterale non sono compensate dal miglioramento delle condizioni del resto del mondo.
In quest’asserzione materialista c’è però un sottofondo spirituale corretto, seppur involontario: solo il benessere materiale è incapace d’aiutare quello della mente, uccide pure il senso della vita, ne annulla la ricerca ed è un poderoso avversario della volontĂ come parte dell’Uomo, perchĂ© quest’epoca, l’avrete notato, obnubila la curiositĂ .
Le classi basse e i primi strati di quelle medie erano generalmente meno ignoranti di oggi, tant’è che la soglia d’un livello culturale che non faccia scrivere Nino Biperio e Peranaper è posta al livello del Master, dacchĂ© molti universitari fanno ciò.
Impressionante un altro fatto: gli stessi che trent’anni fa erano acculturati e curiosi, oggi non lo sono e non per invecchiamenti, scetticismi o malattie senili. I telefoni e le loro assurditĂ veicolate tramite sistemi di comunicazione hanno criminalmente contribuito a ciò sviluppando stili comunicativi dominanti di tipo “immerdamento del prossimo e autoglorificazione tramite zero dialettica”.
Tutti lo sappiamo tant’è che chi non usa telefoni con fotocamera e messaggistica istantanea e non fa arricchire Zuckerberg è invidiato da chi appena incontra un simile esemplare d’Uomo si divide in due gruppi: svilisce o apprezza ma teme la solitudine d’una simile scelta.
Era il Dicembre 1994 quando il Funky Metal sparava la sua ultima, storica cartuccia degna di nota. Un quintetto finlandese che aveva talmente imparato la lezione dei maestri Faith no more, rideva sornione sul nascente kornismo, integrava elementi settantiani progressivi a una rilettura del Thrash spruzzata degli ingredienti piĂą avventurosi dei Dream theater, innestava una capacitĂ melodica eccelsa sulle grandi sceneggiature dei Voivod, lasciva trasparire una lontana ascendenza Sleaze nel cantato ed esordì con un disco pazzesco: i Kyyria regalarono al mondo Blessed ravings e il mondo Rock, sulla via della decadenza culturale, non lo colse per gettarsi da un lato sui Limp Bizkit e dall’altro sugli Oasis.
Proprio la Finlandia, una delle nazioni simbolo della socialdemocrazia, partorì in quegli anni esperienze immani legate fra loro: pensate che il tastierista Santeri Kallio è dal 1999 negli Amorphis e ha collaborato anche con i grandissimi (e dimenticati anch’essi) Waltari.
L’architettura compositiva, la stratificazione sonora, la produzione che non ha dimenticato gli anni 80, arrangiamenti obliqui, l’interpretazione teatrale mai scontata sono un piacere all’ascolto di chi cerca esperienze diverse ma mai pretestuose di virtuosismi o di riempire buchi di mercato.
C’è di tutto, dai saliscendi incredibili di Apres nous le deluge, allo scherzo Dance di XTC, alla solenne Jagannatha che pesca pure dal Doom epico.
Colpisce la coerenza dell’insieme, la coesione, la voglia di stupire ma con ironia di musisti incredibili, una produzione calibrata e che pare d’un altro pianeta per la sua composta brillantezza, un gioiello tecnico.
Iinsomma, non un pasticcio ridicolo alla Zeal and ardor. Quel mondo stava finendo ed ecco cosa ci regalava, ovvero uno dei suoi vertici.
Tirando le somme: se comprendete che s’è perso in questi decenni, dal reddito, alla cultura, ai bei dischi, diamoci da fare per ripartire da lì ed evolverci meglio prima.

