…PER RESTARE AMICO DI UN DISSIDENTE
La triste dipartita di un grande attore come Alvaro Vitali ha aperto l’ennesimo squarcio sul putrescente tessuto sociale odierno, in cui valori ancestrali come Amicizia, Lealtà e Gratitudine vengono compulsivamente sabotati dagli artificieri del “cupio dissovi”, con la piena complicità di quanti, dietro l’untuosa cantilena del “tengo famiglia”, mollano i rapporti affettivi con chiunque si trovi in odore di dissidenza verso il sistema.Non occorreva certo che morisse Pierino per verificare quanto il mondo dello spettacolo faccia schifo umanamente. Tuttavia, data la regressione cognitiva generale e generalizzata, cogliamo l’edificante quadretto come “plastico” per evidenziare il livello di soggezione della quale sono vittime persino pensionati che per età e patrimonio potrebbero finalmente sfanculare la “governance”, e che invece, pur di restare in auge, vi fanno pippa.
In verità, tale argomento non è farina del nostro sacco, ma ce lo ha suggestionato l’amico Oniric attraverso una sorta di “lettera aperta” rivolta all’attore Lino Banfi, additato dal compianto Vitali come succube di un sistema che obbliga tutti gli artisti – in ogni ambito – a rinnegare quanto e quanti oggi sono stati messi all’Indice.
(non credo servano disegnini per afferrare la blasfemia di un personaggio come Vitali nella cloaca di bigottismo woke in cui è precipitato l’universo creativo)
ONIRIC:
“Questa volta caro Lino hai sbagliato!
Da fan della prima ora, con affetto e rispetto verso chi ci ha fatto ridere davvero, sento di doverlo dire senza giri di parole: questa volta caro Lino, hai sbagliato. Il tuo recente ricordo pubblico di Alvaro Vitali, pieno di commozione e nostalgia, è sembrato più un gesto per lavarsi la coscienza che un vero atto d’amore. Perché quando Alvaro disse – pubblicamente e con dolore – che tu lo avevi dimenticato, che nessuno dei “colleghi” si faceva più sentire, tu hai taciuto. Non una telefonata, non una risposta, non un gesto concreto.
Troppo facile adesso, col senno di poi, quando l’uomo è morto e dimenticato dal sistema, abbracciarlo idealmente sui social.
Troppo comodo commuoversi davanti alle telecamere quando prima ci si è voltati dall’altra parte.
Questa ipocrisia non riguarda solo te, Lino. È un vizio comune a tanti attori della gloriosa commedia sexy e popolare degli anni ’70 e ’80. Gente che ha fatto ridere l’Italia intera, e che poi negli anni ’90 ha cominciato a vergognarsi del proprio passato, come se aver fatto film considerati di serie B fosse una macchia da nascondere. Come se non fossero, oggi, diventati film di culto, riscoperti da una nuova generazione che li ama senza pregiudizi. In quegli anni c’era libertà, eccesso, volgarità forse – ma anche verità, coraggio, corpi veri, facce vere. C’era una comicità che oggi sarebbe impensabile. Perché il politicamente corretto ha sterilizzato tutto: non si può più dire, non si può più mostrare, non si può più essere come Bombolo, come Montagnani, come Vitali stesso. E così, ora che quella stagione è tramontata, l’establishment li “rivaluta”.Ma attenzione: quel tipo di “riabilitazione” è velenosa. Perché quando ti mettono nel museo dei ricordi, significa che ti stanno spegnendo. Ti hanno perdonato perché non puoi più fare male, non puoi più disturbare.
Caro Lino, dovevi difendere Vitali quando era vivo e solo, non solo adesso che è diventato un simbolo nostalgico. Dovevi farlo come uomo, prima che come collega. Lo dovevi a lui, e lo dovevi a tutti noi che vi abbiamo amati quando era ancora di moda disprezzarvi. Perché noi non ci siamo mai vergognati. Noi non abbiamo mai smesso di ridere. E non abbiamo mai smesso di volervi bene, anche quando eravate fuori moda, anche quando vi ignoravano tutti.
Quelli come Vitali non si dimenticano. Non si ignorano. Non si piangono a distanza. Si onorano in vita. E questa volta, Lino, hai perso l’occasione giusta”.
Quello descritto da Oniric è un penoso fenomeno umano che conosco bene sia da musicista che da doppiatore. E che, paradossalmente, colpisce molto più gli ex sodali che non i propri antagonisti diretti (e questo lo capisco meno, ma prima o poi ci arriverò).

Nel cinema come nel Metal, il primo atto di sottomissione che il regime pretende per elargirti i suoi mafiosi favoreggiamenti è quello di farti mollare gli amici in odore di disobbedienza. Alvaro Vitali, che pure aveva in curriculum ben 4 film per la regia di Federico Fellini, non solo non ha mai abiurato chiappe, tette e battute machiste sulle quali tutti ridevano (sì, tutti, pure le zecche); ma ha mantenuto fede e continuità con una fenomenale maschera plautina che ha saputo aggiornare nel tempo, compatibilmente con le necessità di vita che sono di tutti; e non dev’essere stato facile, per lui, campare con i tempi che corrono.
Banfi, al contrario, ha voluto restare “sur la planche”; e, per farlo, si è dovuto comportare con l’Alvarone nazionale come Pietro fece con Gesù.
Certo, questo vomitevole clima ostracista imposto al mondo dello spettacolo (e del lavoro in generale) non è roba di adesso. Ne sanno qualcosa Totò e Pasolini, discriminati entrambi, per motivi diversi, dalla solita critica “gauche” demmerda che non perdonava al primo di aver catturato l’empatia popolare attraverso i tratti poetici di una maschera tradizionale; e al secondo di essere intellettuale troppo libero e lucido per poter accedere a livelli di divulgazione così indigesti a chi siede colà “dove si puote ciò che si vuole” (provate a immaginare un Pasolini nel momento in cui gli fosse stato chiesto un green pass per entrare in biblioteca o a teatro…).
Non fu un caso che l’immensa pellicola Uccellacci e Uccellini consacrò l’incredibile accoppiata di mostri sacri a un finale di carriere tanto maestoso quanto tragico.
E oggi la cancel culture sta rimediando lentamente a far sparire le tracce di entrambi anche dalle scuole, dai testi teatrali e da internet.
Esattamente come avvenuto per il povero Alvaro Vitali.
Ebbene sì, le conclusioni alle nostre riflessioni si traducono puntualmente in aperte minacce: sappiate “voi che tutto vedete e tutto udite”, che con noi dovrete faticare un po’ di più. E mentre che ci provate, beccatevi impunemente i nostri sputi.
G/Ab Svenym Volgar Roxeya dei Xacrestani
