Load come romanzo che non si fa leggere

Mi sono accorto, dopo quasi 30 anni, che io Load non l’avevo mai finito di sentire. Come un romanzo che non si fa leggere, ho provato varie volte ad ascoltarlo ma ho mollato puntualmente prima di arrivare in fondo. Certo, sarebbe buona norma esplorare nella sua interezza un’opera prima di giudicarla, di sentenziare contro di essa, ma tutte le volte con Load io provavo a dargli e darmi una nuova possibilità e venivo sconfitto. La prima occasione non andai oltre 2 X 4. Ma fu solo perché, nell’estate del 1996 non provavo più un sincero interesse verso i Metallica. Un mio amico venne a trovarmi direttamente dal negozio di dischi e mi fece vedere la cassettina del nuovo album. Lo infilammo nello stereo della macchina di mio padre. Alla seconda traccia lui interruppe senza dir niente. Doveva tornare a casa. Me l’avrebbe prestato più in là se avessi voluto sentirlo, magari mi avrebbe fatto una copia, come si usava al tempo.

Gli domandai in prestito la cassetta un paio di anni dopo. Ne avevo letto e sentito parlare così male che volevo capire quanto potesse far schifo. Ain’t My Bitch non mi era parsa tanto brutta e nemmeno il riff di 2 X 4 mi pareva tanto distante dai cadenzoni del Black Album. Il singolo, Until It Sleeps aveva un suo perché, era dark e quel video mi piaceva un sacco. Capii cosa non andava dopo King Nothing, per la precisione all’inizio dell’arpeggio di Hero Of The Day. Restituii la cassetta e smisi di pensarci. Nel tempo per me i Metallica erano finiti lì. Non volevo sentire un arpeggio del genere dai Metallica. Mi faceva male ascoltare la voce di Hetfield così affusolata, in punta di piedi. Che schifo!

Anni dopo, in occasione di un articolo monografico sul Black Album, che stavo preparando per Classix Metal, riascoltai Load. Orami ero riuscito a vincere i miei limiti in parecchie occasioni, avevo allargato i gusti, le conoscenze. Non ero più solo un metallaro in fissa con il thrash e il death. Amavo il progressive, la musica d’autore, sia italiana che internazionale. Ero persino stato in fissa con i Depeche Mode e i Cure per un paio d’anni. Ti pare che non sarei riuscito a gustarmi i Metallica di Load?

Mi fermai stanchissimo durante Bleeding Me. Era tutto così palloso. Tutto era così dilatato e vacuo. Fanculo.

Oggi l’ho sentito ancora, per scriverne qui. Non domandatemi come mai abbia voluto occuparmene proprio ora. E non solo ho realizzato di non essere mai riuscito a sentirlo tutto, io sono finalmente riuscito a sentirlo tutto, per ben due volte. Non ho goduto, ma ce l’ho fatta.

No, in effetti il secondo ascolto l’ho fatto partire dalla zona critica: Hero Of The Day in poi. Quindi roba come Wasting My Hate (la canzone preferita di Signorelli di tutto l’album) o Torn Whitin, Cure… Se penso a quanta attenzione i recensori dedicarono a questi brani, come a qualsiasi scorreggia i Metallica del 1996 avessero emesso, mentre oggi appaiono chiaramente come degli episodi minori della loro discografia; roba che non è nel cuore di nessuno.

Per me Load funziona abbastanza fino a King Nothing. Tutti i primi brani, incluso quello, rendono bene. Non sono eccezionali. Sembrano pezzi del Black Album un po’ mosci rispetto a quelli, ma sentiti uno dopo l’altro, adottando una disposizione aperta e curiosa verso l’album, scorrono senza intoppi.

Può dar fastidio “la svolta rock” del gruppo, ma quelli sono brani, dal primo al quinto, che reggono botta. Sono pezzi divertenti, rock and roll, a prescindere dal gusto ideologico di molti metallari (se non c’è la doppia cassa fa schifo, se non ci sono le svise fa schifo).

Hero Of The Day, che qualcuno su Metal Shock paragonò a un brano dei R.E.M., provocando shock a non finire tra i lettori di quei giorni, è una canzuncella pop-rock un po’ bigia che vive solo nel macro-mondo dei Metallica. Fuori di lì, presa in sé, non permetterebbe a nessun gruppo di sopravvivere due anni. Proprio lì, lo scrissero sempre su MS, nella parte centrale finalmente il gruppo regala “la prima concessione al pogo dall’inizio del disco”.

Mi fa sorridere questo termometro del pogo con cui si sondavano i dischi al tempo dell’alternativus filosoficus metallicus che dilagò nella scena in tutto il periodo tra il 1993 e il 1997, quando la maggior parte dei brani di ogni disco di ogni cazzo di band, che fosse stata goth o thrash o power, era su un quattro quarti mediamente sostenuto. A Metalitalia direbbero Mid-tempos.

Va beh.

Dopo quel giro di boa di Hero… ho l’impressione che in Load vengano fuori le vere intenzioni dei Metallica e la dura realtà in cui ci svegliammo tutti quanti nel 1996, vale a dire che erano abbastanza in caduta libera, circondati da gente che gli leccava il culo invece di tenerli con i piedi per terra.

Canzoni lunghe, infinite, che girano e rigirano su un arpeggio o su un riff neanche tanto figo, passaggi in cui si riprendono certe andature intimiste del Black Album e una ballatona country autoriale (Mama Said) che a distanza di anni possiamo dirlo, è tra le cose migliori scritte dal gruppo da lì a domani. E poi è tutto un guazzabuglio spento in stile seventies rock (Ronnie, The Outlaw Torn).

Sul serio, c’è qualcuno che quando torna dal lavoro, si mette sul divano con la smania incontrollata di riascoltare Ronnie???

Come fece notare Signorelli quando scrisse a caldo la recensione, Hetfield canta in modo molto più vario rispetto al passato. Disse anche un’altra cosa interessante: che ” i Metallica hanno guadagnato una consistenza che nel Black Album si era persa”. Non mi sento di sottoscrivere questa affermazione; avrei bisogno di approfondirla con lui prima di capire davvero se la condivida o no, ma la rilevo e salvo perché rispetto all’andazzo generale di critici che tentarono di indorare la merda con dei voti molto alti e descrizioni piuttosto confuse dei pezzi, è il solo, Signorelli, ha cercare di esprimere un parere autentico.

Per me c’è sì una maggiore essenzialità: il riff è uno e lo si gira e rigira fino a svilupparne tutte le sue sfaccettature, ma sovente l’ispirazione sembra non pervenire. Il cantato è più emotivo e maturo, con una maggiore padronanza tecnica, giusto, però non è sempre bello da sentire.

Stiamo parlando di una voce non proprio eccelsa, ma inconfondibile e a cui James ha cercato di melodiare tutta la gamma di emozioni possibili: il dolore, l’afflizione, la delusione, la speranza, persino l’ottimismo e la dolcezza. Non sempre c’è riuscito ma onore a lui per gli sforzi. Sì, ci sono cose terribili in St. Anger, esatto.

Hetfield è sempre stato il cantautore della band. Scrive dei testi bellissimi e se volesse, potrebbe realizzare un disco di sola chitarra voce e orchestrina western e sorprendere un sacco di gente. Forse ha cercato di esplorare un po’ troppo di sé in un contesto, Casa Metallica, che non era adatta a tirar fuori davvero tutto ciò che ha prodotto dentro di sé nel corso degli anni del successo, l’alcolismo, la caccia agli orsi e il crollo del suo matrimonio.

Resto basito a rimirare ancora una volta il logo di merda che avevano scelto i Metallica, per segnare la nuova epoca; accetto il trucco sugli occhi, i sigari, i capelli corti, il look da Armani con Sudore, ma quel cazzo di Metallica con la M e la A, che da uncinate sono ridotte a due cacatine di cane rapprese è e rimane osceno. Mi offende ogni volta.